Tibet, 58 anni fa la rivolta di Lhasa [Video]. Manifestazione a Milano venerdì 10 marzo

Il Tibet dal 1913 al 1950, di fatto, era una Paese indipendente.Dopo la morte del XIII Dalai Lama, avvenuta nel 1933, Tenzin Gyatso venne riconosciuto come la sua reincarnazione nel 1937, all’età di due anni. In una visione profetica attribuita a Padmasambhava (VIII sec.) si racconta che “quando l’uccello di ferro volerà e i cavalli correranno sulle ruote, il Dharma arriverà nella terra dell’uomo rosso e i tibetani saranno dispersi per tutta la terra”.

Nella foto dell’epoca molti tibetani si riuniscono nei pressi del Potala Palace di Lhasa per manifestare contro il dominio cinese

Il 1º ottobre del 1949 Mao Zedong proclamò a Pechino la fondazione della Repubblica Popolare della Cina. L’anno seguente l’esercito cinese invase il Kham occidentale, territorio tibetan0 massacrando milioni di persone, ed i reggenti di Lhasa si affrettarono a proclamare ufficialmente XIV Dalai Lama il quindicenne Tenzin Gyatso, facendolo provvisoriamente soggiornare nel sud del paese nel timore di un’invasione integrale. A seguito delle rassicurazioni in merito da parte dei cinesi il Dalai Lama rientrò a Lhasa, sforzandosi negli anni successivi di ottenere condizioni di occupazione meno dure e di gestire gli affari interni del Tibet senza influenze esterne.

Nel 1951 fu stipulato tra i rappresentanti di Pechino e quelli di Lhasa l’accordo dei 17 punti. La delegazione di Lhasa fu obbligata a firmare, in base al quale i tibetani riconoscevano la sovranità cinese e permettevano l’ingresso a Lhasa di un contingente dell’esercito per programmare il graduale inserimento delle riforme per l’integrazione del Tibet nella Cina (tra le quali l’abolizione della servitù della gleba, istituto giuridico pienamente in vigore all’epoca, e del quale gli stessi monasteri buddisti facevano uso). Le autorità cinesi si impegnarono in cambio a non occupare il resto del paese e a non interferire nella politica interna, la cui gestione veniva lasciata al governo tibetano, ma prendendosi carico di tutte le relazioni tibetane con l’estero.

La grande rivolta del 1959 del popolo di Lhasa contro le violenze e le intolleranze dell’esercito fu duramente repressa nel sangue dalle truppe di Pechino, che provocarono circa 65.000 vittime e deportarono altre 70.000 persone, mentre il Dalai Lama fuggì in India insieme al suo governo,  e ad alcuni monaci, giudicando rischiosa la permanenza e ritenendo vani ulteriori sforzi di mediazione con i governanti cinesi. La risposta cinese fu l’occupazione integrale del Tibet e la dichiarazione di illegalità del governo tibetano.

Il Tibet fu frazionato, buona parte dei suoi territori fu assegnata alle province cinesi del Qinghai, del Gansu, del Sichuan e dello Yunnan. La parte rimasta divenne nel 1964 la Regione Autonoma del Tibet, una provincia della Cina a statuto speciale.

La rivoluzione culturale che ebbe luogo dal 1966 al 1976 portò studenti ed estremisti cinesi, agitati dal regime comunista, a condannare come anti-rivoluzionaria ogni forma d’opinione diversa dalla loro e gran parte dei monasteri, dei templi e di ogni altra forma d’arte vennero distrutti.

Il Dalai Lama non è più ritornato nell’altopiano ed i vari appelli, le conferenze e gli incontri segreti organizzati dalla comunità in esilio non hanno apportato sostanziali cambiamenti né hanno smosso la comunità internazionale, i cui governi riconoscono la sovranità della Cina sul paese. Nel gennaio del 2000 fuggì dal Tibet anche il Karmapa Lama, quindicenne, (la terza più alta personalità del lamaismo dopo il Dalai Lama e il Panchen Lama), che attraversò a piedi l’Himalaya per incontrare il Dalai Lama a Dharamsala in India, sede del governo tibetano in esilio.

Mentre state leggendo, questa tragedia sta ancora continuando. Migliaia di tibetani, religiosi e civili, sono rinchiusi nei laogai (lager cinesi). Vengono spesso torturati e uccisi barbaramente anche per semplici reati di opinione. Nei confronti dei lager nazisti e della Shoah, è alto il monito a “non dimenticare”. Nei confronti dei lager cinesi dove sono rinchiusi milioni di persone, il silenzio è assordante.

English article: International Campaign fo Tibet, History Leading Up to March 10, 1959

Video: The Battle for Lhasa


Manifestazione a Milano:

 

Al termine della manifestazione in p.za della Scala e soprattutto per coloro che non potranno partecipare a questo primo importante appuntamento, Vi anticipiamo fin d’ora che seguirà dalle ore 17:30 alle ore 19:30 nella prestigiosa Sala Alessi di Palazzo Marino in p.za Scala, messaggi a disposizione dal Comune di Milano, un Convegno sul tema:

“TIBET, passato presente e futuro”

Programma di massima (da confermare):

• Introduzione: prof. Chodup Tsering Lama (Presidente della Comunità Tibetana in Italia)

• Moderatore: dott. Claudio Cardelli (Presidente dell’Associazione Italia-Tibet)

RELATORI

• prof. Lamberto Bertolè (Presidente del Consiglio Comunale) : “Milano e la Questione Tibetana”.

• Dott. Marco Del Corona (Giornalista Corriere della Sera, già corrispondente da Pechino): “Il Tibet visto da Pechino”

• prof. Carmen Leccardi (Docente, Università La Bicocca): “La Via di Mezzo come unica soluzione per la questione tibetana?”

• dott. Piero Verni (Scrittore – giornalista): “Il controllo della religione in Tibet da parte del PCC”

• prof. Carlo Buldrini (Scrittore ): “La lotta non violenta del Popolo Tibetano”

• INTERVENTI DEL PUBBLICO

Associazione Italia Tibet, 3 marzo 2017

 

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