Sono i cinesi a fornire le armi agli studenti coranici

Un rapporto dell’intelligence, frutto dell’attività congiunta degli agenti di diverse nazionalità che operano sul campo con i contingenti Nato-Isaf, rivela che in Afghanistan le cose non starebbero andando bene. Dal Central Command americano, gli ufficiali del generale Ray Odierno, confermano che «anche se è presto per trarre conclusioni, in effetti non sta andando come speravamo, in tutto lo scacchiere è in atto un’offensiva dei Talebani. Se non faremo rapidamente ricorso ad iniziative militari più efficaci e incisive si potrebbero aprire scenari molto preoccupanti».

Ad aggiungere ulteriori timori interviene il Foreign Office che segnala che i militari britannici in Afghanistan sequestrano sempre più spesso materiale bellico destinato ai Talebani. Non si tratta di armi leggere, da guerriglia, ma di missili terra-aria, missili anti-elicottero, pistole e mitragliatori, componenti per bombe anticarro, bazooka e razzi con propulsione a gas e testate al tritolo, sistemi di contraerea, proiettili di ogni calibro e tipo, tutto fabbricato in Cina. Pechino vende grandi quantitativi di armi all’Iran e i pasdaran a loro volta ne indirizzano la maggior parte in Afghanistan e in Pakistan per la guerra antiamericana.

«La cosa peggiore», dice un alto ufficiale Nato-Isaf, «è che non sappiamo nè le quantità nè come queste armi entrino in Afghanistan, i numeri di serie sono cancellati o non sono stati mai impressi e quindi non possiamo risalire alle fabbriche, ma possiamo vedere che sono tutte armi fresche di fabbrica e sicuramente cinesi». A Kabul, la presenza dei contingenti garantisce la sopravvivenza dell’autorità del governo Karzai, ma in tutte le zone rurali, comprese quelle immediatamente fuori dalla capitale, i Talebani hanno nominato i loro governatori locali, i loro sindaci, i loro giudici, i loro esattori delle tasse, i loro comandanti di polizia, i loro responsabili per l’istruzione. Nulla di buono sotto il cielo afgano.

fonte: Libero, 9 maggio 2009

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