Sono affari anche nostri di Riccardo Zerbetto

Intendiamo “interferire con gli affari interni della Cina”.
Signori ministri del Partito comunista cinese 

Intendiamo “interferire con gli affari interni della Cina”

Signori ministri del Partito comunista cinese

 

Perché gli “affari” che voi definite interni

Sono anche affari nostri

Di cittadini di un mondo

I cui destini

Sono nelle mani

Ti tutti coloro che lo abitano

 

Sono anche nostri gli affari

Che riguardano i cittadini cinesi

Privati del diritto di esprimere i loro pensieri

E di professare i loro convincimenti religiosi

 

E di poterlo fare

Alla luce del sole

E non imprigionati in lugubri prigioni

Ed in celle di isolamento dove il freddo incolla i piedi al pavimento

In perenne attesa di una esecuzione

Senza alcun diritto ad una tutela di legge

 

Sono affari nostri

Signor ministro della cosiddetta Giustizia

L’umiliazione inflitta

A donne che nelle prigioni cinesi

Vengono umiliate

E stuprate ripetutamente,

Specie se religiose,

Da brutali secondini

E con strumenti di tortura

 

Sono affari nostri

Signor ministro degli Interni

Se il diritto riconosciuto ad ogni uomo del pianeta

Di far ritorno in patria

Viene negato ai tanti esuli del popolo del Tibet

Ora in possesso di invasori rapaci

E risoluti a distruggere

La loro cultura millenaria

 

Sono affari nostri

Signor ministro dell’Educazione

Come di tutti i genitori del mondo

Pretendere che i propri figli

Ricevano una educazione

Nella lingua dei padri

E non in quella del popolo oppressore

 

E sono affari nostri

Signor ministro dell’Ordine pubblico

Come di tutti gli uomini liberi del mondo

Il diritto di esporre la bandiera del proprio paese

E del proprio leader spirituale

Senza essere imprigionati

Per lunghi anni e senza alcuna possibilità di difesa legale

 

Sono affari nostri

Signor ministro dell’Economia

Se alziamo una voce alta e forte

A difesa del diritto dei lavoratori cinesi

Delle minoranze etniche

E delle migliaia di condannati ai lavori forzati

A non morire a migliaia ogni anno

Per incidenti sul lavoro

Senza alcuna tutela sindacale

 

Come sé un affare nostro
Signor ministro dell’Industria

Come lavoratori del mondo

Difendere il nostro lavoro

Dalla competizione ineguale

Con lavoratori sfruttati

Da uno sfrenato capitalismo di stato

 

Sono poi affari nostri

Signor ministro degli Esteri

Le rivendicazioni di popoli oppressi

Ed espropriati delle loro tradizioni, delle loro lingue, della loro religione

Da un totalitarismo dal volto feroce

Che vuole imporre la propria cultura ed il proprio dominio

 

Sono affari nostri

Lo strazio di vedersi strappare dal ventre un bimbo

Che quasi sta nascendo

Per essere sacrificato alle leggi

Della pianificazione di stato

 

Ed è assolutamente un affare nostro

Signor ministro della Sanità

Come quello di un qualunque essere umano

Gridare forte un BASTA immediato

Al massiccio prelievo di organi

Perpetrato negli ospedali militari

A spese di innocenti cultori di discipline spirituali

Per integrare i tagli alla spesa sanitaria

Quando la grande ricchezza del paese

Viene asservita a deliri di dominio nel mondo

 

Sono affari anche nostri

Signor ministro della Guerra

La crescita mostruosa degli armamenti

Nelle mani di una cricca politica imperialista

Che irride ogni accordo internazionale

Sul rispetto della sovranità di paesi indipendenti e dei diritti dell’uomo

 

E sono affari nostri

Signor ministro dell’Informazione

La manipolazione delle notizie

La censura e la propaganda cui è condannato

Il popolo cinese asservito da un regime totalitario

Impermeabile ad ogni dissenso

 

Come sono affari molto nostri

Signor ministro all’Ambiente

Le immissioni di gas combustibili

Che vedono la Cina superare gli Usa

In un consumismo

Non proporzionato

Alla tutela dell’ambiente

 

Ed è sicuramente

Un affare anche nostro

Il diritto alla auto-determinazione del popolo tibetano

Come di altri annessi militarmente

In totale disprezzo alle risoluzioni dell’ONU

Di cui pure, per interessi di facciata, la Cina ha voluto far parte

 

Sono tutti affari molto nostri

Signor Primo ministro del Partito comunista cinese

 

Come nostro è il diritto

ed il dovere

di additare con forza

nell’attuale governo della Cina

una tremenda minaccia

al pianeta

ai suoi abitanti

alle leggi

che ne regolano la convivenza

ed il rispetto delle diverse culture

 

Presto taceranno

I suoni e fuochi d’artificio

e già riaffioriranno i gemiti

di chi marcisce nelle infami galere

senza alcuna tutela di legge

solo per aver gridato “libertà al mio popolo umiliato ed oppresso”

 

Romperanno la notte

le grida dei torturati

che invocano la morte

per sottrarsi alla incombente sofferenza

quando si rende insopportabile

 

Romperanno la operosa quiete del giorno

le grida

di chi nella piazza

e per le vie

alzerà ancora

alta la voce

perché si oda lontano

sino ai confini del mondo

per chiedere quella libertà

minima

e quel rispetto

minimo

che ad ogni essere umano

non può essere negato

 

Riccardo Zerbetto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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