PRATO: soldi in Cina, il processo per riciclaggio è nato morto

Ci sono voluti quasi sei anni per arrivare all’udienza preliminare e molti reati rischiano di cadere in prescrizione. È un processo nato quasi morto quello iniziato il 16 marzo 2016 davanti al giudice dell’udienza preliminare di Firenze Anna Liguori nei confronti di 298 imputati a vario titolo per riciclaggio, reati fiscali e appropriazione indebita.

PRATO. Si tratta dell’esito giudiziario di tre distinte operazioni della Direzione distrettuale antimafia (coordinate all’inizio da Pietro Suchan) e della guardia di finanza sull’enorme flusso di denaro inviato in Cina dagli imprenditori cinesi di Prato e di altre province italiane tra il 2006 e il 2010: circa cinque miliardi di euro tramite micro-trasferimenti passati dai money transfer per non lasciare traccia. Gli imputati sono accusati di riciclaggio, in alcuni casi con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa, perché il denaro era frutto dello sfruttamento della manodopera clandestina e dell’evasione fiscale.

È nato quasi morto, il processo, perché secondo le previsioni di molti avvocati difensori la gran parte delle accuse è destinata a cadere in prescrizione prima della sentenza di primo grado, che si calcola non arriverà prima della primavera 2018. Questa è la sorte, per esempio delle accuse di appropriazione indebita, ma anche di molte imputazioni di riciclaggio (che si prescrivono in sette anni e mezzo, fatte salve eventuali aggravanti). Potrebbero rimanere in piedi le imputazioni di associazione a delinquere, che riguardano però solo una ventina di persone, tra cui anche alcuni italiani, la famiglia Bolzonaro di Bologna già titolare della catena di money transfer Money2Money. Più complicato il discorso per i reati fiscali: in base alla legge italiana sono già tutti virtualmente prescritti, ma nel frattempo c’è stata la “sentenza Taricco” della Corte d i giustizia europea che ha ritenuto troppo breve la prescrizione italiana su questo tema e dunque bisognerà vedere come si orienterà la giurisprudenza nei prossimi mesi.

Ieri mattina ci è voluta più di un’ora solo per fare l’appello degli imputati (tra cui anche quattro funzionari della Bank of China accusati di non aver segnalato operazioni sospette). Gli avvocati difensori hanno presentato una valanga di questioni preliminari, sulle quali il giudice si pronuncerà il 6 aprile, e si sono costituiti parte civile il Ministero delle Finanze, l’Agenzia delle Entrate e quella delle Dogane.

La Procura punta a ottenere almeno le condanne in primo grado prima che scatti la prescrizione. Così facendo rimarrebbero in piedi i sequestri di beni mobili e immobili per decine di milioni di euro, in vista della loro confisca. Ma è una corsa contro il tempo nella quale l’accusa parte già con l’handicap.

L’importo complessivo che sarebbe stato trasferito in Cina attraverso money transfer, tra ottobre 2006 e giugno 2010, supererebbe i 5 miliardi di euro, e non 4 come fino a oggi era emerso. E’ quanto emerge dalla richiesta di costituzione di parte civile avanzata dall’Avvocatura dello Stato per il Mef, l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Dogane presentata oggi dall’avvocato Piercarlo Pirollo al gup del tribunale di Firenze, Anna Liguori. Di questi quasi 2,2 miliardi, secondo l’accusa, sarebbero arrivati in Cina tramite il circuito bancario di Bank of China, anch’essa coinvolta nel procedimento e chiamata a rispondere ai sensi della legge 231 sulla responsabilità amministrativa. In particolare la banca avrebbe favorito l’attività di riciclaggio “a fronte di ingenti commissioni”, 758.229,22 euro. I quattro funzionari “apicali” di Bank of China della succursale di Milano, ai quali la procura di Firenze contesta la violazione degli obblighi della normativa antiriciclaggio, per aver omesso di segnalare pi rilevanti operazioni sospette, “e aver così consentito l’ingente trasferimento di denaro all’estero e il perfezionamento del disegno criminoso”, lavorano ancora per l’istituto cinese.

Oltre alle accuse di riciclaggio e di reati di natura valutaria, alcuni dei 298 imputati comparsi stamani davanti al gup del tribunale di Firenze Anna Liguori sono accusati, a vario titolo, di numerosi altri reati. Secondo quanto risulta dalla richiesta di costituzione di parte civile, tra questi ci sono: immigrazione clandestina, favoreggiamento dell’ingresso e del trattenimento illegale e successivo sfruttamento di cittadini cinesi in stato di clandestinità,reati di contraffazione e di frode in commercio, vendita di prodotti industriali con segno mendaci in violazione delle norme sulla sicurezza dei prodotti sul made in Italy, sfruttamento di prostituzione, gioco d’azzardo, ricettazione e appropriazione indebita.

Il Tirreno ediz. Prato, 17/03/2016

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