Soccorsi difficili per 1300 dispersi nel fiume di fango di Zhouqu

Mobilitati esercito, polizia e vigili del fuoco. Strade inagibili rendono difficile l’arrivo di macchinari e scavatrici. Wen Jiabao visita l’area colpita. Un lago formatosi dall’ostruzione dei detriti rischia di produrre un altro fiume di fango.

Almeno 6 mila persone dell’esercito, polizia e vigili del fuoco lavorano con alacrità dalla notte scorsa per recuperare persone disperse o seppellite dal fiume di fango che ha invaso e distrutto la contea di Zhouqu (Gansu). Almeno 1300 persone sono disperse e circa 50 mila sono sfollate in altre aree per salvarsi. Il fiume di fango, creatosi con le piogge torrenziali delle ultime settimane, con una profondità da 1 a quattro metri, ha seppellito intere aree, distrutto palazzi, rese inagibile strade. A causa di ciò rimane difficile l’arrivo di macchinari e scavatori. La gente scava nel fango alla ricerca di superstiti usando le mani nude o le pale. Geologi e artificieri stanno studiando come fare per svuotare un lago che si è creato a causa dei detriti e delle frane. Con le piogge che si attendono nelle prossime 24 ore c’è il rischio che un nuovo fiume di fango invada l’area a valle. Ieri il premier Wen Jiabao ha visitato la zona promettendo aiuti e consolando i sopravvissuti. I due terzi della contea non ha elettricità. Il ministero delle finanze ha stanziato 500 milioni di yuan (circa 55,6 milioni di euro) per l’emergenza nella regione. Il ministero dell’agricoltura ha inviato materiale di protezione e disinfettanti: nell’area – dove vivono molti tibetani nomadi – vi è un gran numero di animali d’allevamento e di teme la diffusione di epidemie causate dagli animali morti. Nelle scorse settimane le forti piogge in Cina hanno prodotto disastri in Shaanxi, Sichuan, Hubei e Anhui, provocando 1250 morti e danni per oltre 14 miliardi di euro.

Fonte: Asia News, 9 agosto 2010

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