Si è chiusa l’Anp, un “successo” lontano dai problemi della gente

Per 9 giorni i quasi 3mila delegati hanno discusso di economia e approvato documenti già decisi. Ma non hanno preso immediate decisioni sulla crescente disoccupazione e la situazione dei rurali. Critici anche molti delegati. 

Si è chiusa oggi, 13 marzo,  l’annuale sessione dell’Assemblea nazionale del popolo (Anp), unica occasione in cui si riuniscono i quasi 3mila delegati che costituiscono il parlamento. In 9 giorni di riunioni sono stati trattati soprattutto i temi economici, ma ignorati i diritti umani e la democrazia e le effettive esigenze della popolazione.Nel discorso di chiusura Wu Bangguo, presidente del Comitato permanente dell’Anp, ha salutato la sessione come “un completo successo”, anche per le molte risoluzioni adotatte. In realtà è un segreto alla luce del sole che le proposte di legge sono discusse e decise dai 150 membri del Comitato permanente dell’Anp che si riunisce ogni due mesi. L’Anp è soltanto chiamata a ratificarle, con veri plebisciti pressoché unanimi: la relazione di apertura del premier Wen Jiabao il 5 marzo sulla situazione economica è stata approvata da 2.824 delegati su 2.898 presenti, il 97,4%.

Negli anni scorsi il dibattito in aula ha visto anche timide aperture su diritti umani e democrazia a livello “di base”, anche per controllare la crescente insoddisfazione popolare contro le autorità locali. Ma quest’anno hanno dominato le questioni economiche, con ripetute assicurazioni che il Paese supererà la crisi e proseguirà la crescita economica.

Minima attenzione anche alla questione tibetana, nonostante in questi giorni il Tibet sia in pratica sotto legge marziale per timore di proteste. Il presidente Hu Jintao ne ha parlato il 9 marzo solo per confermare la retorica della lotta contro il separatismo e le forze ostili.

Ma la principale critica, tra gli stessi delegati, è che l’emergenza economica ha fatto trascurare rilevanti problemi sociali. Il delegato Ge Jianxiong ha contestato al ministro per l’Istruzione Zhou Ji che “le spese per l’istruzione non hanno mai raggiunto il livello del 4% del Prodotto interno lordo”, come dal 2000 il governo si è impegnato a fare. Nei Paesi sviluppati la spesa media per l’istruzione è stata del 4,9% nel 2005 ma la Cina vi ha destinato solo il 3,3% nel 2007.

Questa scarsità di fondi, tra l’altro, fa trascurare anzitutto l’istruzione nelle zone rurali, con conseguente svantaggio per quegli studenti, in un sistema scolastico molto competitivo. Huang Daren, preside dell’Università Sun Yat-sen, ha indicato che solo il 30% degli studenti universitari proviene da famiglie rurali.

Mancano grandi iniziative anche per la situazione nelle campagne. Nel 2008 il reddito medio annuo di un contadino è stato di 4.761 yuan  contro gli 11.020 yuan nelle città. Nel 2009 già è in atto un forte abbassamento dei prezzi e già almeno 20 milioni di migranti hanno perso lavoro. Per cui Wei Chaoan, viceministro dell’Agricoltura, ha stimato “che sarà più difficile che mai far crescere il reddito rurale”. Per questo i migranti licenziati non vogliono tornare nel villaggio di origine. Wei ritiene che il problema della disoccupazione “sarà molto grave tra maggio e giugno prossimi”.

Molte critiche ha pure raccolto il sistema carcerario. Il problema della tutela dei detenuti è esploso nel dibattito pubblico dopo che in una prigione dello Yunnan un carcerato è stato picchiato a morte da altri detenuti, ma le autorità hanno cercato di far passare la morte come accidentale. Il viceministro alla Giustizia Duan Zhengkun ha dichiarato che “le carceri non debbono essere gestite dai dipartimenti di pubblica sicurezza, perché loro operano gli arresti e qualche volta sono stati accusati di estorcere confessioni”. Oggi i rapporti dell’Ufficio del Procuratore supremo del popolo hanno ricevuto i più elevati dissensi di questi giorni: oltre 500 voti contrari e circa 200 astenuti sui 2.898 votanti.

Fonte : AsiaNews

 

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