Shanghai Expo, affluenza inferiore al previsto, nuovi arresti

L’Expo Mondiale di Shanghai, presentata come la più estesa e costosa di sempre, registra dopo 4 giorni un interesse assai minore del previsto, nonostante i 3 giorni di ferie nazionali collegati alla festa del 1° maggio. Non diminuiscono, invece, gli arresti e le condanne di chi vuole protestare per i diritti civili.

Il 1° maggio, primo giorno di apertura, il 40% di chi ha comprato biglietti non è venuto. Ma nelle ore di maggiore afflusso da mezzogiorno in poi, per visitare i principali padiglioni, come Cina, Svizzera, Giappone, Francia, Arabia Saudita e altri, ci sono state file anche di 4 ore, in gran parte svolte sotto un sole caldo  e senza ripari, nonostante i visitatori si trattenessero dentro un tempo breve. Anche per entrare in padiglioni meno importanti, come Singapore, le file sono state di almeno un’ora. Diffuse proteste dei visitatori, che alla fine hanno passato gran parte della visita facendo la fila.

Ci sono state file anche nei giorni successivi, anche superiori a un’ora, ai padiglioni di maggior interesse come Italia, Germania, Svizzera, Giappone e Arabia Saudita.

Gli organizzatori dicono che il primo giorno ci sono stati 205mila visitatori nei 5,28 kmq di esposizione, circa 150mila meno dei biglietti venduti. Il padiglione della Cina, tra i più attesi, ha avuto 30mila visitatori. I possessori dei biglietti potranno comunque usarli in un giorno di minore affluenza prevista.

Ieri i visitatori sono stati circa 146mila. Ma già appare del tutto inverosimile che si possano ospitare i 70 milioni di visitatori previsti (anche per superare il record di 64,2 milioni dell’Expo di Osaka 1970, Giappone): si tratta di una media di 380mila persone al giorno nei 6 mesi di esposizione e un numero assai minore di visitatori il primo giorno ha causato grandi disagi. Ora è contestato che le stime sull’effettiva capacità di ospitare i visitatori hanno considerato l’intero spazio espositivo, mentre gli interessati si concentrano su un numero limitato di padiglioni. Il caos iniziale è stato maggiore perché per l’inaugurazione diversi padiglioni nemmeno hanno aperto.

C’è anche polemica per gli elevati costi: Shanghai ha speso 18 miliardi di yuan (oltre 2 miliardi di euro) per costruire i 5,28 kmq di spazi espositivi, nonché centinaia di miliardi per le infrastrutture realizzate in 8 anni in previsione dell’enorme afflusso di persone.

Su siti internet già sono numerosi i commenti critici: per l’alto costo dei biglietti e del cibo, per il non adeguato contenuto di molti padiglioni.

Resta invece massima l’allerta delle forze dell’ordine, attive da settimane ad arrestare attivisti sociali di Shanghai e ad evitare qualsiasi protesta in occasione dell’Expo.

Feng Yongji, autore di petizioni di Shihezi (Xinjiang) è stata fermata dopo che aveva indicato in un articolo online di voler visitare l’Expo.

Xiao Qingshan e Qi Na, attivisti per i diritti dei lavoratori, sono stati fermati il 1° maggio mentre preparavano una protesta a Shanghai, trattenuti l’intero giorno e poi rimandati a casa.

Zhou Jihong di Shanghai è stato pure arrestato più volte dal settembre 2009 per la presentazione di petizioni e azioni giudiziarie contro funzionari di Shanghai per la demolizione forzata della sua abitazione familiare per costruire l’Expo. Il 15 aprile è stato di nuovo arrestato a Pechino per “avere turbato l’ordine in luogo pubblico” e riportato a Shanghai.

Il 13 aprile Chen Jianfang è stata condannata a 15 mesi di rieducazione-tramite-lavoro per “disturbo dell’ordine pubblico” per una pacifica protesta fatta il 13 aprile 2009 all’università di Pechino. Il gruppo pro diritti China Human Rights Defender rileva che la grave condanna amministrativa ai lavori forzati è idonea a costituire deterrente verso chiunque voglia fare proteste durante l’Expo. Anche Chen aveva fatto petizioni contro la demolizione forzata e senza indennizzo della sua casa a Shanghai nel 2005.
Li Zhengzhong, un attivista del’Hebei è stato arrestato dalla polizia di Shanghai nella notte del 1° maggio. Li era nella città per presentare alcune petizioni. È stato riportato a forza al suo paese d’origine, Canzhou, e messo in una “prigione nera”. Ora è in sciopero della fame.

Fonte: Asianews, 6 maggio 2010

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