Sacerdote coreano: liberare le donne del Nord, vendute come schiave in Cina

Nel suo Messaggio per la Pace 2015, papa Francesco ricorda le donne “forzate a sposarsi” o “vendute in vista del matrimonio”. Il 90% delle donne nordcoreane che fuggono in Cina sono vendute a mariti cinesi o a bordelli per 2mila dollari.

Un sacerdote coreano, insieme a organizzazioni umanitarie, paga il loro riscatto e le introduce nella Corea del Sud.

Seoul (AsiaNews) – Il p. Domingo Cho, 40 anni, sacerdote da 12, è un domenicano di Seoul. Il suo lavoro pastorale è la cura dei profughi nordcoreani che chiedono asilo al Sud, aiutandoli nella difficile integrazione con una società che sebbene parli (quasi) la stessa lingua, è estranea e lontana dallo stile di vita in cui sono cresciuti.

Ma uno dei suoi compiti più importanti e dolorosi è quello di cercare di liberare le donne nordcoreane che vengono vendute in Cina come spose o come schiave del sesso.

Proprio oggi, papa Francesco, nel suo Messaggio per la Pace 2015, ricorda questa piaga a livello mondiale. Egli fa riferimento alle “persone costrette a prostituirsi, tra cui ci sono molti minori, ed alle schiave e agli schiavi sessuali; alle donne forzate a sposarsi, a quelle vendute in vista del matrimonio” (n.3).

Ebbene, secondo studi di organizzazioni non governative, almeno il 90% delle donne nordcoreane che fuggono dalla dittatura, diventano vittime del traffico di esseri umani, talvolta come prostitute, più spesso come spose-schiave di qualche cinese.

Il problema, spiega p. Domingo, è che nelle campagna della Cina vi è un numero troppo basso di donne a causa della legge del figlio unico e dell’enorme numero di aborti selettivi. Vi sono zone del Nordest della Cina dove la ratio fra giovani maschi e giovani donne è di 14 a 1. Ciò rende il traffico di donne molto redditizio.

Dal 2007 la Cina ha deciso di rimandare indietro tutti i nordcoreani fuggitivi. Questo rende ricattabili tutti i profughi. Così le donne, pur di non tornare indietro, accettano la schiavitù.

“Di solito – spiega p. Cho – una donna è venduta per 2mila dollari Usa. Nella maggior parte dei casi esse vivono come schiave: fare figli, lavorare dando i soldi al marito, pulire la casa”. Fra le tante storie di cui egli è testimone vi è pure quella di una donna venduta contemporaneamente a cinque uomini che la utilizzavano a turno.

Attraverso una rete di amici e mediatori “noi cerchiamo di liberarle. Raccogliamo qui in Corea i soldi e le ‘ricompriamo’ ai loro padroni, facendole poi venire nel Sud”.

P. Cho racconta anche di donne che, ribellatesi, sono state rimpatriate in Corea del Nord. “Queste vengono giustiziate, o obbligate ai lavori forzati. E se per caso sono state messe incinta da mariti cinesi, sono obbligate ad abortire per salvare la purezza della razza coreana (del Nord)”.

Quando le donne giungono al Sud, esse sono anzitutto interrogate dai servizi del governo di Seoul per verificare se esse sono spie o veri rifugiati. Poi vengono inserite in centri di addestramento, per introdurli nella società coreana del sud.

“Io – spiega p. Cho – le aiuto con dialoghi, offrendo assistenza per i loro bisogni. Ma il loro più grande problema è la solitudine: non hanno nessuno, si trovano in una situazione che è loro estranea, in un mondo che non conoscono; hanno estremo bisogno di parlare e di essere confortate”.

“Con l’andar del tempo – continua il sacerdote – alcune esprimono il desiderio di diventare cristiane”. P. Domingo fa notare che fra le donne nordcoreane vi sono di quelle che magari hanno sposato un cinese cattolico, che le ha trattate bene e in modo umano.

Per questo esse conservano gratitudine per i loro mariti e vogliono conoscere quella fede che ha permesso loro di vivere con dignità. Se questo è il caso, spiega ancora il sacerdote, talvolta dalla Cina arrivano a Seoul anche il marito cinese e i loro figli.

Ma il più delle volte arrivano donne sole e provate da anni di schiavitù. “Anche queste – aggiunge p. Cho – sono spesso interessate a conoscere la fede cristiana o altre religioni (protestantesimo o buddismo). Ma il motivo sembra essere più il loro bisogno di aiuto, l’urgenza di volersi integrare”.

P. Domingo non nasconde che oltre al problema dell’integrazione dei rifugiati, vi è anche il problema di far accettare i profughi alla popolazione del sud: “I sudcoreani non li accettano volentieri e così i nordcoreani non si sentono a casa loro. Occorre cambiare davvero il nostro cuore.

La Chiesa ha il compito di cambiare i cuori della gente e accogliere le persone non per motivi politici, cancellando gli occhiali ideologici con cui noi del sud vediamo i nordcoreani”.

“Le due Coree – conclude – esistono da 60 anni e abbiamo una storia di competizione, di guerra e di scontro. Ed entrambi i lati della penisola continuano a mantenere questa mentalità di scontro La mia generazione, per esempio, è stata educata nell’anti-comunismo. Ma poi studiando ho capito che i nordcoreani erano parte dello stesso popolo e veniamo dalla stessa cultura. Per questo ho deciso di lavorare per la riconciliazione dei coreani”. (BC)

AsiaNews,10/12/2014

English version,AsiaNews,click here: Korean priest rescues N Korean women sold as slaves in China

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