ROMA: Vigili urbani motociclisti denunciano la contraffazione dei loro stivali made in China

Strano mestiere quello dei Vigili Urbani: 300 agenti sono costretti a lavorare con gli stivali contraffatti provenienti dalla Cina; poi, quando due di loro denunciano il logo taroccato, finiscono sotto procedimento.

Ancora una volta si parla di capi di abbigliamento farlocchi, venduti per originali: a trarre in inganno anche in questo episodio c’è quel marchio “CE”, con le inconfondibili lettere arrotondate, obbligatorio per tutti i prodotti per i quali esiste una direttiva comunitaria.Questa volta, però, a finire sequestrate sono le calzature destinate ai vigili motociclisti. Trecento agenti hanno ricevuto in dotazione le calzature realizzate appositamente per viaggiare in moto: peccato che il contrassegno “CE” presente sugli stivali non sia realizzato dal fabbricante di un prodotto regolamentato nell’Unione europea, ma significhi “Chinese Export”.

Non finisce qui: infatti, gli agenti che hanno deciso di denunciare la distribuzione del prodotto contraffatto proprio tra quelle forze dell’ordine preposte a contrastare il mercato del falso, sono stati puniti. Come ha raccontato al Tempo Marco Milani, coordinatore romano dell’Ugl Polizia Locale, “i due vigili hanno posto sotto sequestro il materiale con il marchio CE contraffatto. A riprova del loro comportamento corretto, l’autorità giudiziaria lo ha convalidato”. Ma a qualcuno del Corpo dei Vigili Urbani questo scatto di legalità non è piaciuto: “L’atteggiamento di dedizione al proprio dovere non è affatto piaciuto alla dirigente Raffaella Modaveri, che oltre ad avviare un improbabile procedimento disciplinare nei confronti degli agenti, richiedeva alla Procura di Roma di valutare eventuali “violazioni del segreto d’ufficio” e “danno d’immagine” a carico degli stessi”. Le calzature non avrebbero mostrato segni di cedimento o usura anticipata: il fatto è che non rispetterebbero le norme.

Una volta sospeso, il procedimento disciplinare è stato riaperto: ora i vigili rischiano una pena superiore ai dieci giorni di sospensione e teoricamente potrebbero anche perdere il posto di lavoro. Nei mesi scorsi le proteste degli agenti avevano riguardato il numero delle camicie a disposizione: due per ogni vigile. Chi ne voleva di più se le doveva portare da casa.

 L’Ultima Ribattuta,20/07/2016

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