Riforma della pena di morte in Cina

In un articolo di Brice Pedroletti apparso mercoledì 25 agosto 2010 sul quotidiano francese Le Monde, pare che Pechino stia considerando la possibilità di rimuovere 13 crimini, relativi alle frodi finanziarie, dalla lista dei 68 reati punibili con la pena di morte.
Questa timida riforma è una conseguenza della crescente mancanza di credibilità di cui la giustizia ed il sistema penale cinese soffrono ultimamente, nonché della maggiore consapevolezza, da parte dei cittadini cinesi, dei loro diritti.
Nonostante la notizia sia positiva, la sua portata è limitata a causa dell’assenza di statistiche ufficiali che indichino l’ammontare delle esecuzioni in Cina, cosa che costituisce un segreto di stato. Catherine Baber, vice-direttrice del dipartimento Asia-Pacifico di Amnesty International, ha infatti affermato di aspettare dei dati concreti che dimostrino che queste riforme non siano semplicemente delle operazioni cosmetiche a beneficio del governo cinese.
Il dibattito sulla pena di morte ne nasconde in realtà un altro: quello sull’uso ricorrente della tortura, da parte delle autorità, per ottenere delle confessioni. La scorsa primavera, il caso di un uomo che era stato condannato a morte ha suscitato delle reazioni molto forti quando la presunta vittima è riapparsa dopo 10 anni. Una volta liberato, l’uomo ha spiegato che la polizia lo aveva torturato affinché confessasse il reato. Il caso ha spinto le autorità cinesi ad annunciare delle nuove disposizioni per evitare che i tribunali basino le loro sentenze sulle confessioni ottenute illegalmente.
Tuttavia, secondo il parere di Teng Biao, un avvocato conosciuto per il suo lavoro di difesa dei diritti umani, finché la giustizia cinese non sarà indipendente, sarà difficile far cambiare le cose. La macchina giudiziaria e la polizia cinesi dipendono infatti dal Comitato per gli affari politici e legislativi. Orbene, la repressione di tutte le attività che agli occhi del partito costituiscono delle minacce politiche spinge le autorità ad approvare le violazioni più grossolane delle leggi da parte dei tribunali e della polizia.

Irene Villa

Fonte: Redazione, 10 settembre 2010

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