Richard Madsen: I creativi cristiani cinesi sfuggono al controllo delle Associazioni patriottiche (Terza parte)

Il controllo crea il contraccolpo delle comunità sotterranee. Queste sono organizzate in molti modi e non sono a priori “nemiche” del governo, anzi collaborano allo sviluppo sociale. L’aiuto delle comunità per stabilizzare i matrimoni è visto in modo positivo dallo Stato. I nuovi regolamenti sulle attività religiose varati da Xi Jinping sono forse destinati al fallimento.

San Diego (AsiaNews) – Comunità cristiane registrate come compagnie di consulenza nel business; comunità religiose registrate come bar o come centri culturali… Il prof. Richard Madsen, sociologo delle religioni, specializzato sulla Cina, racconta il modo in cui le comunità religiose cercano di vivere la loro fede sotto il controllo serrato del governo, trovando vie fantasiose. Pur essendo oggetto di sospetto, i cristiani desiderano contribuire allo sviluppo della società cinese. I nuovi regolamenti di Xi Jinping cercano di razionalizzare l’universo religioso e di riproporre un controllo più serrato. Inutilmente.

Pubblichiamo qui la Terza Parte della conversazione fra il prof. Madsen e Samuel Tsoi, del Centro “Cina 21mo secolo” dell’università di San Diego (Usa). La conversazione può essere ascoltata a questo podcast: http://china.ucsd.edu/media-center/podcast.html. Traduzione ed editing a cura di AsiaNews.

Prof. Madsen, lei ha detto che il Partito comunista cinese vede il cristianesimo come una minaccia potenziale in termini di abilità nell’organizzare comunità e perseguire l’influenza di potenze straniere, che sia vero o meno… Come stanno adattandosi i cristiani – specie quelli che vivono nelle aree urbane – a relazionarsi con uno Stato che controlla, e nello stesso tempo come contribuiscono alla società cinese in modo positivo, magari tramite progetti sociali, attività di beneficienza?

Come questa nuova politica può influenzare qualcuna di queste attività delle Chiese cristiane o provenienti dalle ong straniere o partner stranieri, che vogliono lavorare con i cattolici cinesi locali per migliorare la loro società?

Io penso che i cristiani – la maggior parte di quelli con cui ho parlato – vedono sé stessi come cinesi patriottici e quindi desiderano aiutare lo sviluppo della società cinese. Essi non si oppongono necessariamente al regime cinese. Alcune di queste comunità hanno persone con una forte coscienza che si arrischiano a prendere posizioni più dissidenti. Ci sono ad esempio i cosiddetti avvocati per i diritti umani, che difendono i diritti umani e per aver fatto questo molti di loro sono stati incarcerati negli scorsi anni o hanno subito repressioni negli ultimi due anni. A guardare le proporzioni, circa metà di questi avvocati sono cristiani –  i cristiani in Cina rappresentano al massimo il 7% della popolazione –  quindi c’è qualcosa riguardo la visione cristiana che dà loro la motivazione morale per fare cose del genere. Ma altre domande non li coinvolgono, perché vogliono solo vivere la loro vita, professare la loro fede, e lo fanno in modi diversi. I cristiani vogliono contribuire in diversi modi alla società, portando avanti opere di beneficenza, assistenza medica e alcuni fanno questo tramite ben organizzate opere di beneficienza come un’associazione della Cina settentrionale di p. J.B. Zhang che è a capo di una conferenza di gruppi cattolici [Jinde] che offrono aiuti medici, allo sviluppo, etc. C’è poi la Amity Foundation che è un gruppo cristiano protestante che in Cina è una delle ong più efficaci, che persegue progetti di sviluppo locale, riduzione della povertà, etc. Insomma i cristiani vogliono essere coinvolti in questi aspetti, e lo fanno con piacere. Ma poi c’è sempre il sospetto che ci sono troppi attori non-statali nel fare questo. In tal caso il governo potrebbe sentirsi defraudato della possibilità di “aiutare la gente” e di “controllare la gente” e ciò fa sorgere un potenziale conflitto.

Fra i cristiani ci sono diversi gruppi e comunità: c’è un gruppo che è sotto le organizzazioni governative di controllo, che per i protestanti è chiamata l’Associazione patriottica delle tre autonomie (Three Self Patriotic Association); per i cattolici si chiama “Associazione patriottica dei cattolici cinesi”. Sono un strumento di controllo del governo e si garantisce la leadership a coloro che sono fedeli al Partito comunista e allo Stato. Essi usano il loro potere per redigere schemi e registrare, sorvegliando il comportamento e le azioni dei cristiani.

Ma ci sono anche molti cristiani che per varie ragioni lavorano al di fuori di questo schema e non centrano in nulla con questo. Per i protestanti ci sono quelle che sono chiamate “chiese domestiche”: essi si radunano spesso nelle case private perché non hanno il permesso di avere delle loro chiese per professare la propria fede anche se in effetti lo fanno lo stesso, ma in casa. Per i cattolici abbiamo le “chiese sotterranee”: anche loro si radunano nelle case private e sono ufficialmente considerate illegali, e il governo cerca di reprimerli. La gente che vi partecipa non è necessariamente contraria al governo, ma essi vogliono praticare la loro fede secondo una teologia che non è quella promossa dal governo con l’Associazione patriottica. Il governo vorrebbe unificare la Chiesa cinese ufficiale e quella sotterranea ma è una sfida piuttosto difficile.

D’altra parte i cristiani a volte si adattano in modi molto creativi nella società cinese. Per esempio a Shanghai c’è un pastore cristiano che dirige una compagnia, cioè è una comunità registrata come compagnia, non come gruppo cristiano, né come Ong: è una “compagnia di consulenze” che fornisce aiuto, forse pure consulenze di business, ma soprattutto riguardo a matrimonio e famiglia. Di fatto è un gruppo cristiano: tutti gli impiegati sono cristiani con a capo il pastore; hanno una stanza per le attività; hanno spazio per il culto e organizzano attività nei weekend, come una parrocchia. Ma essendo registrata come compagnia, il governo non la tocca, anzi la vede bene perché riconosce [che nella società cinese vi è] un problema nel divorzio, nei problemi familiari, nelle divisioni. Questo gruppo offre un sostegno morale e non essendo contestatori, sono accettati localmente come una cosa buona, anche se tutti sanno di che cosa si tratta.

Un altro gruppo cristiano composto da stranieri – approvato dal governo – è anch’esso organizzato come una compagnia ed è concentrato sulla famiglia. Qui negli Usa è molto conosciuto, focalizzato contro l’aborto, offrono consulenze familiari sul valore della famiglia. Si può dire che hanno posizioni da cristiani conservatori, anche in Cina. E al governo piace perché dal suo punto di vista in qualche modo aiutano alla stabilità delle famiglie e della società. Vi sono anche gruppi buddisti organizzati come compagnie, che sostengono centri culturali nei loro templi. Ci sono insomma tanti gruppi. Un modo con cui la gente vive queste attività è inventando storie, mentendo se vogliamo, cioè: le persone sanno che esistono questi gruppi, che sono chiese, ma registrate come compagnie, ma avendo scopi positivi le persone lasciano correre… Ogni cultura fa questo, in Cina credo sia solo più “estremo” perché il governo è autoritario. Io credo che in qualche misura, il leader cinese Xi Jinping vorrebbe sbarazzarsi di questa cosa, vorrebbe mettere tutto in chiaro e sullo stesso piano. Lui sa cosa sta succedendo e vorrebbe ripulire da questo atteggiamento. Egli pensa che sia necessaria una razionalizzazione e che i nuovi regolamenti siano in grado di realizzare questo intento. Se questo è possibile, è una grossa domanda…  [ma io] non credo che questo sarà possibile. Se si tira troppo su questo punto, si rischia di essere contro-produttivi.

Asia News, 03 febbraio 2017

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