Repressione religiosa in Tibet: Cina, mantenere la stabilità sociale

Pechino, Cina – Il leader cinese Jia Qinling ha sottolineato che la priorità per la Cina è mantenere la stabilità sociale. Egli domanda al mondo economico di non licenziare operai, non decurtare o trattenere i salari per garantire una “società armoniosa”. Allo stesso tempo egli esprime forte sostegno alla politica del Partito comunista verso il Tibet e il modo in cui esso mantiene l’ordine contro tutti i tentativi di rivolte.

Con la sua relazione Jia Qinling ha aperto oggi pomeriggio l’11° Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc), un organismo nazionale di 2160 membri che dovrebbe offrire suggerimenti alla leadership e all’Assemblea nazionale del popolo (Anp), il parlamento cinese, che si aprirà il 5 marzo prossimo.

Alla sessione di apertura erano presenti le massime autorità dello stato e del partito: Hu Jintao, Wu Bangguo, Wen Jiabao, Li Changchun, Xi Jinping, Li Keqiang, He Guoqiang e Zhou Yongkang.

Jia Qinling ha messo in luce “importanti contributi” della Cpcpc nello scorso anno. Le cifre distribuite in assemblea parlano di 5056 proposte “su politica, economia, scienza, cura dell’ambiente”. Di esse, il 99, 03% ha ricevuto dovuta considerazione da parte del Partito.

Il presidente del Cpcpc ha ricordato che il 2009 segna i 60 anni della fondazione della repubblica popolare cinese, ma la massima attenzione deve andare al “mantenere alta e relativamente rapido lo sviluppo economico, salvaguardare l’armonia e la stabilità sociale”.

A causa della crisi economica mondiale, ha detto Jia, l’ideale della “società armoniosa” sta subendo una forte sfida. Per questo egli ha esortato i membri della conferenza, e soprattutto quelli impegnati nel settore privato, a “non licenziare alcun operaio, tagliare salari o trattenere le paghe, così da creare una relazione di lavoro che sia armoniosa”.

Fino ad ora, secondo cifre diffuse dal ministero del lavoro, vi sono almeno 20 milioni di disoccupati,a causa della chiusura di molte fabbriche. Imprenditori chiudono senza preavviso i loro stabilimenti, lasciando i loro operai senza lavoro e spesso senza paga da mesi o anni. Questa situazione sta creando tensioni e scontri con polizia e autorità in molte regioni della Cina.

Jia ha domandato ai rappresentanti delle minoranze etniche e delle diverse religioni di cooperar eper l’unità del Paese e per l’armonia religiosa. Egli ha espresso sostegno incondizionato alla politica del partito e del governo per il modo in cui essi hanno controllato le rivolte in Tibet e in altre parti della nazione. “Noi – ha detto Jia – sosteniamo in modo inequivocabile lo stile del partito e del governo nel tenere a bada i violenti crimini di rivolta, saccheggio, incendi commessi a Lhasa e in altri luoghi, secondo la legge”.

Nel marzo 2008, migliaia di tibetani hanno manifestato contro l’oppressione cinese. Le manifestazioni hanno portato a scontri con l’esercito che ha fatto decine di morti e centinaia di arresti. Ancora oggi il Tibet e molte zone delle etnie tibetane sono presidiate e controllate perché non avvengano dimostrazioni, a un anno dagli scontri e a 50 anni dalla rivolta tibetana soffocata nel sangue.

La società armoniosa scricchiola anche a Pechino. In occasione dei due grandi appuntamenti, il Cpcpc e l’Anp, sono dispiegate più forze che alle Olimpiadi. Oltre a esercito e polizia, vi sono 600 mila “volontari” che controllano ogni incrocio. Attorno alla città vi sono 3 livelli di controllo per evitare che in questi giorni si infiltrino manifestanti o persone che vogliono presentare petizioni al raduno dei leader.

fonte: AsiaNews, 3 marzo 2009

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