Report, dipendenti italiani sostituiti con quelli di nazionalità cinese. Pellettieri di Confartigianato: “Report dice la verità” (video-inchiesta Report)

Dopo Moncler la trasmissione della Gabanelli (Report),andata in onda il 21/12/2014 ha dedicato parte della puntata al brand Gucci. «L’artigianato sta scomparendo».

Report è tornato ad occuparsi dei grandi marchi del lusso, in particolare affrontando la questione che ha distrutto e sta distruggendo un patrimonio importante per il Made in Italy: l’artigiano in regola che viene sostituito con i più concorrenziali cinesi.

Parte della responsabilità di questo patrimonio dilapidato tocca a chi gestisce i marchi del lusso, in modo sempre più famelico e cercando di aumentare i propri fatturati a scapito di valori (anche economici) importanti. Al centro dell’inchiesta è finito questa volta il marchio italiano Gucci…

Pellettieri di Confartigianato: “Purtroppo il servizio di Report dice la verità”

“Purtroppo, Report dice il vero. Il sistema che manda a casa i dipendenti italiani sostituendoli con quelli di nazionalità cinese, assunti (solo sulla carta) part-time per lavorare invece il doppio, se non il triplo delle ore, è estremamente diffuso sul territorio fiorentino. Così come frequentissimo è il mancato rispetto, da parte delle imprese cinesi, delle più elementari norme sulla sicurezza sul lavoro (dagli ultimi controlli eseguiti dalla Regione Toscana risultano irregolari il 72% delle imprese cinesi finora controllate, in tutti i settori, nel comprensorio di Firenze, Prato e Pistoia).Per non parlare poi della contraffazione, tanto che 5 delle province italiane più esposte a tale rischio in campo manifatturiero sono proprio toscane: Prato, che è la provincia più a rischio d’Italia, Firenze, che è la 3°, Arezzo, la 4°, Pistoia, la 5° e Pisa l’8°. Basta ed avanza per parlare di concorrenza sleale a danno degli artigiani onesti che pagano le tasse, garantiscono lavoro e sicurezza ai propri dipendenti ed esigono il giusto compenso orario” spiega Niccolò Giannini, presidente dei Pellettieri di Confartigianato Firenze.

E il giusto compenso orario è proprio uno dei temi più spinosi di un comparto in cui almeno l’80% dei pellettieri lavora come conto terzista, direttamente o in secondo livello, per una grande griffe.

“Dopo lunghe trattative avviate in Camera di Commercio tra le associazioni degli artigiani e quelle degli industriali, nel 2012, è stato concordato un costo di lavoro non inferiore a 0,32 centesimi/minuto. Ma il numero degli artigiani costretti a lavorare anche a 0,29 centesimi/minuto, pur di non perdere la fornitura, non è certo irrisorio. Così come le richieste da parte delle griffe di eseguire le commesse in minor tempo (con il che il costo orario si riduce ulteriormente). Oltre a questo, si rimarca il fatto che il costo minimo è solo un suggerimento, non un obbligo. Una specie di indicatore, sia per il contoterzista che per la griffe, della soglia di concorrenza sleale” aggiunge Giannini.

Per quanto riguarda la corresponsabilità di Gucci nell’alimentare tale sistema d’illegalità, Confartigianato non si pronuncia perché ha scelto di non far parte dell’accordo che lega la griffe ai sindacati del territorio e alle associazioni industriali ed artigiane.

“Fintanto che non verrà riconosciuto il ruolo centrale dell’artigianato e il giusto compenso economico per il lavoro di qualità non ci siederemo ad alcun tavolo” chiosa Giannini. Le soluzioni per Confartigianato non passano solo dall’attività repressiva. “I controlli sono sacrosanti -spiega Giannini – ma devono essere affiancati da altre azioni. La definizione di un vero Made in Italy, per esempio, chiaro, preciso e non aggirabile dal punto di vista normativo come consente di fare la legislazione oggi vigente che, infatti, permette di effettuare l’80% della lavorazione all’estero (specie Bulgaria, Romania e Cina) per poi essere terminata in Italia ed essere marchiata come Made in Italy. Non deve essere una denominazione di cui ci si può appropriare con la localizzazione in Italia di tre sole fasi della lavorazione (imballaggio compreso), ma un indiscutibile attestato di alta qualità attribuibile solo con una produzione che si svolga internamente, dalla A alla Z, sul territorio italiano”.

L’associazione degli artigiani di Firenze chiede anche un maggior coinvolgimento delle amministrazioni comunali e della Regione, sia con un pressing sulle grandi firme per far sì che terminino di strozzare un distretto della pelle conosciuto in tutto il mondo, sia con un sostegno reale alla pelletteria artigiana, per esempio nell’ambito della promozione in cui tendono invece a privilegiare i grandi nomi. A tale proposito Confartigianato si rammarica delle dichiarazioni pro multinazionali rilasciate oggi in merito al “caso Report” dai rappresentanti degli enti locali.

“L’auspicio – conclude Giannini – è quello che torniamo a produrre per conto nostro, affrancandoci dalla condizione di operaio travestito, così da rilanciare anche i marchi locali”.

Fonte: Confartigianato Firenze – Ufficio Stampa, 22/12/2014

Per vedere il filmato clic quì:  Video inchiesta Report del 21/12/2014

 

 

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