Rebiya Kadeer: 10 mila scomparsi in una notte a Urumqi. Il silenzio degli Usa

Rebiya Kadeer, dissidente uiguri in esilio, ha accusato oggi la Cina di tacere sulla sparizione di “circa 10 mila persone” durante le rivolte a Urumqi, nello Xinjiang. La leader del World Uyghur Congress ha anche rimproverato gli Stati Uniti di rimanere in silenzio su queste vicende. La Kadeer è giunta ieri nella capitale nipponica per sollecitare la comunità internazionale a dare sostegno al suo popolo “massacrato” dai cinesi.

Oggi durante una conferenza stampa, con l’aiuto di un interprete la Kadeer ha detto: “Circa 10 mila persone sono scomparse in una sola notte a Urumqi. Dove sono andati a finire? Se sono morti, dove si trovano?”.

All’inizio del mese di luglio, le manifestazioni di uiguri a Urumqi sono degenerate in scontri con la polizia e fra gruppi etnici uiguri e han. Secondo il governo cinese le violenze hanno fatto 197 morti, in maggioranza cinesi han. Ma la dissidenza uiguri da sempre afferma che i morti potrebbero essere migliaia.

Pechino accusa proprio il World Uyghur Congress di aver fomentato la rivolta e bolla la Kadeer come “la mano nera” che cerca l’indipendenza del Xinjiang con l’aiuto dei “terroristi”. La Kadeer ha rigettato tutte queste accuse (e ha rifiutato gli appelli di Al Qaeda alla violenza) e ritiene la polizia e il governo cinese responsabile degli scontri.

“la responsabilità – ha detto la leader uiguri – cade sulle autorità che hanno trasformato ciò che era una manifestazione pacifica in una sommossa violenta”. La dissidente ha chiesto che venga aperta un’inchiesta internazionale sulle manifestazioni e gli scontri.

La Kadeer si è detta “perplessa e contrariata” dalla “distante risposta degli Stati Uniti” nei confronti del problema dello Xinjiang. “Voglio credere – ha aggiunto – che gli Usa non resteranno impassibili” e ha invitato l’amministrazione americana ad aprire un consolato Usa a Urumqi.

Proprio ieri, a conclusione della due giorni sulle strategie economiche fra Cina e Stati Uniti a Washington, Wang Guangya, vice-ministro cinese degli esteri, ha ringraziato gli Usa per l’approccio “moderato” verso le violenze dello Xinjiang. “Gli Stati Uniti – ha affermato – dicono in modo inequivocabile che questo incidente è totalmente un affare interno alla Cina”.

La Cina ha criticato il Giappone per aver concesso il visto alla Kadeer e – secondo alcune agenzie stampa – ha bloccato le emissioni televisive giapponesi che riprendevano l’arrivo della leader uiguri.

Dopo il Giappone, la Kadeer andrà in Australia, alla presentazione di un film sulla sua vita. Pechino ha fatto di tutto perché quel film venisse estromesso dal Festival internazionale che si tiene a Melbourne in agosto.

Fonte: AsiaNews, 29 luglio 2009

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