Attivati!

Per far conoscere quell’altra faccia della Cina di cui si parla poco per non disturbare i traffici internazionali, puoi organizzare convegni e/o mostre nella tua città, la tua scuola o in collaborazione con il tuo sindacato e/o le autorità locali. Contattaci e ti daremo il sostegno necessario. Puoi anche distribuire il nostro materiale, il nostro indirizzo di sito internet, i nostri articoli. Anche in prossimità di un anniversario o un’occasione particolare, potresti regalare uno dei nostri articoli. Clicca qui per i nostri articoli

COSA POSSIAMO FARE:

– Non compriamo prodotti cinesi, se possibile: non possiamo essere certi che gli stessi non siano stati manufatti da prigionieri dei laogai o da lavoratori sfruttati in semi schiavitù nelle imprese lager;
– Scriviamo ai Parlamentari  che stimiamo e che votiamo affinchè gli stessi firmino la legge n. 3887 contro il lavoro forzato (chiedete alla Fondazione il testo della proposta di legge)
– Distribuiamo mediante facebook, twitter ecc,.. informazioni ed articoli (che possono essere  presi dal nostro sito www.laogai.it);
– Scriviamo a politici e sindacalisti locali e nazionali chiedendo la sensibilizzazione degli organi rappresentativi sul dramma dei laogai (per esempio si vedano le mozioni approvate da diversi enti locali, come alcuni Municipi Romani, il Comune di Trento e la Regione Trentino – Alto Adige), vedere qui;
– Proponiamo convegni e mostre fotografiche nelle scuole o presso gli enti locali. La nostra mostra di 24 pannelli e’ a disposizione;
– Inviamo petizioni al Ministero della pubblica Istruzione per far inserire l’argomento nei programmi scolastici; informiamo e sensibilizziamo insegnanti, presidi, studenti universitari e loro rappresentanti;
– Inviamo petizioni alle case editrici per fare inserire la parola laogai nei dizionari e nei testi scolastici;
– Inviamo lettere alla grande stampa ed alla TV, ma anche alla stampa locale, per chiedere reportage ed articoli sui dissidenti incarcerati, sui laogai, sulle esecuzioni capitali, sulla vendita degli organi, sullo sfruttamento del lavoro forzato e del lavoro minorile, sulla libertà religiosa e sugli aborti forzati;
– Inviamo petizioni all’Ambasciata Cinese, informando la stampa, per richiedere la liberazione dei dissidenti quali Ai Weiwei, Hu Jia, Liu Xiaobo;
– Creiamo gruppi di lavoro, scriviamo rapporti sull’impatto negativo sull’economia locale delle importazioni cinesi (prodotti nocivi, delocalizzazioni o chiusura di imprese locali): noi li pubblicheremo.
La Fondazione è ovviamente a vostra disposizione per fornirvi il materiale e il supporto di cui possiate aver bisogno.