Quasi 7 mila tibetani arrestati da marzo a dicembre 2008

Dharamsala, India – “La campagna anticrimine lanciata in Tibet dal governo cinese è un tentativo strategico e sistematico di eliminare la stessa comunità tibetana come etnia. C’è il pericolo che abbia successo”. L’accusa di genocidio in atto è lanciata da Urgen Tenzin, direttore esecutivo del Centro tibetano per i diritti umani e la democrazia, che raccoglie tibetani in esilio.

Dal 18 gennaio la polizia cinese in Tibet ha lanciato una grande campagna, che dice finalizzata a debellare il crimine. Ha impiegato circa 600 funzionari con 160 veicoli. Nella sola Lhasa sono già stati controllati e sentiti 5.766 “sospetti”, perquisiti edifici e 2922 case affittate, 14 alberghi e pensioni, vari bar e internet café. I turisti che vogliono stare a Lhasa per più di 3 giorni, debbono ottenere dalla polizia un permesso di residenza temporaneo.

Ma Urgen Tenzin osserva che oggetto di perquisizioni e interrogatori sono anzitutto i tibetani che contestano il governo cinese, che subiscono anche arresti arbitrari, perdita di posto di lavoro ed espulsione da istituti religiosi. Ricorda che “dal 10 marzo al dicembre 2008 abbiamo documentato tramite fonti certe l’arresto di 6.500 tibetani nella regione, di cui 5.766 sono stati tenuti in carcere. Molti tibetani sono stati rilasciati dopo aver loro estorto ‘confessioni’ tramite torture fisiche e psichiche, molti di questi sono stati mutilati e sfregiati per sempre. Migliaia di loro sono ‘scomparsi in modo involontario’. Il presidente cinese Hu Jintao parla di società armoniosa, ma la realtà è del tutto diversa”. L’obiettivo è anche prevenire proteste per i 50 anni di esilio del Dalai Lama, che ricorrono il 10 marzo.

Urgen precisa che è la stessa strategia in atto da decenni, che opera “una abietta discriminazione a favore degli etnici cinesi Han e a danno dei tibetani, nella vita di ogni giorno c’è la strategia di offendere i sentimenti dei tibetani per farli reagire. Provocano alla protesta i tibetani che hanno una cultura di pace e non violenza”.

“Anche a scuola i bambini tibetani sono obbligati a studiare il cinese e sono alienati dalla loro identità e cultura. Per questo molte famiglie cercano di mandare i figli a studiare in scuole tibetane in India”.

“Chiediamo alla comunità internazionale e a tutti i Capi di governo sforzi effettivi per risolvere il problema tibetano e lavorare per la giustizia e la pace nel mondo”.

(Fonte: AsiaNews, 30 Gennaio 2009)

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