Il punto di vista del The Guardian sulla morte di Liu Xiaobo: liberate adesso la moglie del premio Nobel

La Cina ha incarcerato l’autore in seguito a un appello per una riforma democratica pacifica. È troppo tardi per aiutarlo – ma i governi devono far sentire la propria voce per la moglie Liu Xia e gli altri prigionieri politici.

Era dai tempi della Germania nazista che un paese non permetteva la morte di un Premio Nobel in stato di detenzione. Liu Xiaobo era ancora detenuto, a causa della sua pacifica richiesta di riforme democratiche, presentata quasi nove anni fa, al momento della morte in ospedale. Questa è la vergogna della Cina. Ma è anche una macchia sulla coscienza del mondo. La Germania, a suo merito, ha lavorato duramente per la sua liberazione; gli Stati Uniti, il Canada e l’UE hanno dichiarato che sarebbe dovuto essere rilasciato per cure fuori dalla Cina. Eppure l’unico leader ad aver richiesto personalmente e pubblicamente il suo rilascio è stato Tsai Ing-wen di Taiwan. Il comitato norvegese del Nobel ha ragione di lamentare le reazioni “tardive e riluttanti” alla notizia della sua malattia terminale. I governi hanno pesato le opportunità commerciali, mentre i cittadini cinesi hanno preso la sua causa come un rischio personale.

Adesso è troppo tardi. La sedia vuota lasciata alla cerimonia di Nobel non sarà mai occupata. La risposta internazionale, rallentata e muta, non soltanto ha abbandonato a se stesso il Signor Liu. L’autore era eccezionale nella sua intelligenza, nel suo coraggio e nell’umanità: nella dichiarazione finale al suo processo, insistette che non aveva nemici e nessun odio. Liu era un’ispirazione per coloro che lottano per i diritti in Cina – anche se le autorità lo hanno cancellato dalla coscienza collettiva. Ha anche rappresentato gli avvocati, i dissidenti e gli attivisti che insieme sono riusciti a scavare uno spazio maggiore per l’espressione e l’attivismo. La sentenza punitiva per “incitamento alla sovversione” nel 2008 è stata un punto di svolta. La repressione che è seguita ha visto l’arresto e l’imprigionamento di molte altre persone, e anche la sofferenza delle loro famiglie. La comunità internazionale in generale ha protestato debolmente, lasciando che Pechino proseguisse senza nemmeno il prezzo dell’imbarazzo. La Cina in cambio può dare il contentino; non è garanzia di nutrimento a lungo termine. Infatti, il rapido sacrificio dei diritti umani ha confermato che i paesi cedono sulle questioni quando si applica una pressione sufficiente.

Mr Liu è morto sotto sorveglianza; sua moglie non è ancora libera. Liu Xia non ha commesso alcun crimine – persino secondo Pechino. Eppure è agli arresti domiciliari da quando il marito ha ricevuto il Nobel, e la sua salute fisica e mentale si sono deteriorate. Le prospettive di rilascio da parte delle autorità da questa prigione invisibile sono alte, per evitare ulteriore pubblicità. Rex Tillerson, segretario di Stato americano, ha già sollecitato la Cina a rilasciarla. Il resto del mondo dovrebbe unirsi a lui.

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus


Fonte: The Guardian, 13 luglio 2017

English article: The Guardian, The Guardian view on Liu Xiaobo’s death: free the Nobel laureate’s wife now

Condividi:

print print
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.