Punire le famiglie dei “colpevoli”, il metodo promosso e diffuso dal Pcc

Larry Ong, Epoch Times | 26/10/2015

Il 6 ottobre, la polizia della Cina e quella della Birmania hanno fatto irruzione in un hotel di una città al confine tra i due Paesi, sequestrando il figlio adolescente di una coppia di noti attivisti per i diritti umani, e due suoi compagni di viaggio.

L’avvocato dei diritti umani cinese Wang Yu a Pechino il 18 aprile 2015. (AP Photo / Mark Schiefelbein)

Al momento, Bao Zhuoxuan è agli arresti domiciliari nella casa di sua nonna nella Mongolia Interna, dove viene tenuto come ostaggio mentre i genitori languono in carcere in attesa di processo. Considerato che l’unica colpa del ragazzo è quella di essere figlio di due attivisti presi di mira dal Partito Comunista, l’incidente ha fortemente attirato l’attenzione internazionale.

L’episodio ha anche messo sotto i riflettori la tecnica di ‘punizione collettiva’ attuata dal regime nella Cina moderna. La persecuzione dei membri familiari è diventata un’affinata arma dell’arsenale del Partito, contro quei cinesi che sfidano il suo dominio. È stata rispolverata dai comunisti prima di salire al potere e poi si è rapidamente diffusa, godendo di una misteriosa rinascita negli ultimi dieci anni, ma la sua storia risale a tempi antichi.

UNA LOSCA PRATICA CHE DIVIENE UNA NORMA

Secondo la storia degli anni 30 e 40, è noto che il Partito, prima della sua ascesa al potere, facesse seppellire intere famiglie ancora in vita qualora fossero state viste commettere un crimine contro la rivoluzione.

Dopo la presa della Cina nel 1949, il Partito ha trasformato praticamente in una norma la punizione collettiva. Alla fine degli anni 50, i cosiddetti proprietari terrieri sono stati spesso eliminati in questo modo, così come lo sono stati i figli degli intellettuali, che venivano sottratti con la forza alle loro famiglie e banditi nei campi agricoli a eseguire lavori forzati.

In seguito, durante la Rivoluzione Culturale, non sono stati risparmiati nemmeno coloro che hanno amato i quadri del Partito Comunista. Dopo che il leader rivoluzionario Xi Zhongxun fu epurato, il suo figlio adolescente Xi Jinping venne inviato nella provincia nordoccidentale dello Shaanxi a lavorare come operaio agricolo.

Oggigiorno, i media statali cinesi usano i sei anni di Xi trascorsi a lavorare nei campi, come un periodo della ‘gioventù educata’ [quei giovani inviati a lavorare nelle campagne durante la Rivoluzione Culturale, ndt] valso a coltivare l’immagine attuale del leader del Partito Comunista di ‘uomo del popolo’, apparentemente senza una traccia di ironia riguardo al fatto che fosse la punizione per l’identità di suo padre.

FEROCE ESPANSIONE

Il Partito «ha ereditato la pratica legalista» della punizione collettiva, ha detto Zhang Tianliang, ospite di una popolare serie televisiva che esplora la Cina pre-imperiale, che va in onda sul canale televisivo americano New Tang Dynasty Television.

Dalla dinastia Qin (221-206 aC), intere famiglie alle quali apparteneva un criminale riconosciuto colpevole di un reato capitale, sarebbero state giustiziate assieme a lui. La punizione collettiva è rimasta sui libri di legge fino al 1905, quando i riformatori della dinastia Qing misero fine alla pratica per favorire l’integrazione della Cina nelle norme internazionali.

Tuttavia, il Partito ha preso «la punizione collettiva, che nei tempi antichi era una losca pratica, e ne ha ferocemente espanso la portata», ha detto Zhang a Epoch Times per telefono. «Adesso, persino i colleghi d’ufficio possono rimanere coinvolti».

AVVOCATI RIDOTTI AL SILENZIO

Il trattamento riservato agli avvocati difensori dei diritti umani con il massiccio giro di vite che ha avuto inizio lo scorso luglio, porta numerose similitudini con l’epoca della Rivoluzione Culturale, ha affermato Teng Biao, professore ospite alla facoltà di Legge dell’Università di Harvard, in un colloquio telefonico.

Il regime comunista ha preso di mira gli avvocati difensori dei diritti umani perché il loro rappresentare gli emarginati della società cinese – gli attivisti, i dissidenti e i gruppi religiosi perseguitati – è visto come una sfida al dominio assoluto del Partito. Secondo quanto riferisce il China Human Rights Lawyers Concern Group di Hong Kong, in conseguenza del recente giro di vite sono stati sottoposti a interrogatorio o incarcerati oltre 290 avvocati.

Per «intimidire e punire» questi avvocati, il regime cinese ha fatto ricorso a differenti metodi – sequestro di persona, arresti domiciliari e condanna al carcere – ed «estenderà questi metodi anche ai loro familiari», ha detto Teng.

La persecuzione dell’avvocatessa Wang Yu e della sua famiglia è rappresentativa: il 9 luglio, la polizia ha fatto irruzione nella sua abitazione di Pechino e l’ha portata via. Suo marito Bao Longjiun e suo figlio Bao Zhuoxuan, sono stati fermati all’aeroporto di Pechino, da dove il ragazzo avrebbe dovuto imbarcarsi per l’Australia per motivi di studio. Wang Yu e Bao Longjun sono attualmente in stato di detenzione e in isolamento, mentre al loro figlio è stato sequestrato il passaporto.

Tuttavia, il Partito ha anche punito gli avvocati e i loro familiari in maniera più severa: l’avvocato difensore dei diritti umani Gao Zhisheng, acclamato un tempo come ‘la coscienza della Cina’, è stato gravemente perseguitato per aver preso le difese dei praticanti della disciplina spirituale Falun Gong, perseguitati dal regime, e per aver spedito due lettere aperte all’allora leader del Partito Hu Jintao.

Una moltitudine di poliziotti in borghese hanno dato avvio a una sorveglianza 24 ore su 24 di Gao, di sua moglie e dei loro due figli. Temendo per il benessere dei suoi figli, la moglie di Gao, Geng He, è fuggita con loro a New York nel 2009. Attualmente, la famiglia di Gao risiede nella zona della Baia di San Francisco.

Tra il 2006 e il 2014, Gao Zhisheng ha trascorso la maggior parte del tempo in carcere, dove ha subito spietati abusi. In un video diffuso a settembre, Gao ha mostrato i denti mancanti e ha descritto il pestaggio a cui è stato sottoposto, tanto feroce da lasciare i suoi torturatori sfiniti. Gao è attualmente agli arresti domiciliari nella provincia nordoccidentale cinese dello Shaanxi.

«ESTREMO TRAUMA MENTALE»

Il duro trattamento riservato a Gao Zhisheng, a Wang Yu e ad altri avvocati difensori dei diritti umani, mostra la misura dell’estensione della punizione collettiva avvenuta sotto il regime comunista.

Questi avvocati hanno fornito assistenza legale ai praticanti del Falun Gong, uno dei gruppi più gravemente perseguitati nella Cina dei nostri tempi. E nella persecuzione di questo gruppo, la punizione collettiva è stata usata liberamente e gravosamente. Quando il 20 luglio del 1999, gli oltre settanta milioni, secondo le stime ufficiali, di praticanti del Falun Gong in Cina, sono stati sottoposti a una soppressione in stile Rivoluzione Culturale, l’utilizzo della famiglia ha costituito la chiave del processo.

I membri delle famiglie sono stati sorvegliati dal Partito Comunista per punizione, ma anche sfruttati nella campagna persecutoria per causare la ‘trasformazione’ dei praticanti del Falun Gong. Questo significava che questi ultimi avrebbero dovuto rinunciare alla pratica tradizionale cinese di auto-coltivazione – che consiste nell’esecuzione di cinque esercizi meditativi e nell’assimilazione dei principi di verità, compassione e tolleranza – e allo stesso tempo giurare fedeltà al Partito Comunista.

Il caso di Shen Long, figlio di praticanti del Falun Gong, è istruttivo. Il signor Shen, dentista 27enne della città settentrionale cinese di Guchen, ha recentemente presentato su Minghui.org, un sito web che riporta informazioni sul Falun Gong e sulla persecuzione in Cina, un resoconto delle sofferenze inflitte alla sua famiglia. Ha scritto che l’ossessivo monitoraggio al quale la polizia aveva sottoposto la sua abitazione dal 1999, aveva causato «un estremo trauma mentale e psicologico ai miei familiari, soprattutto ai miei nonni».

Nel 2010, Shen è stato brutalmente picchiato dalla polizia in una stazione locale dopo aver cercato di recuperare i suoi oggetti personali e libri del Falun Gong di sua madre, che erano stati confiscati nel corso di una incursione nella sua abitazione. La polizia ha poi chiesto a Shen se praticasse anche lui il Falun Gong e lo ha percosso nuovamente quando ha risposto sinceramente di no.

Fonte,Epoch Times,http://epochtimes.it/n2/news/punire-le-famiglie-dei-colpevoli-il-metodo-promosso-e-diffuso-dal-pcc-2772.html

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