Con il processo agli avvocati, naufraga lo “stato di diritto” promesso da Xi Jinping

I processi-farsa; le confessioni estorte sotto costrizione e pubblicizzate in tivu; il facile patriottismo sono gli ingredienti di un ritorno della giustizia in Cina come ai tempi della Rivoluzione culturale.

 

Nella foto  Zhou Shifeng

Gli Stati Uniti e l’occidente accusati di “portare il caos” in Cina strumentalizzando i diritti umani. Avvocati, attivisti, editori liberali esautorati e arrestati. Xi Jinping si rimangia le promesse e nel Partito continua la guerra fra le fazioni. Per gentile concessione della Jamestown Foundation. Traduzione a cura di AsiaNews.

Hong Kong – Il recente processo di avvocati, assistenti legali e personale di organizzazioni non governative, che più di un anno fa sono stati imprigionati dopo un arresto di massa, dà chiare indicazioni sul modo in cui il Partito comunista cinese (Pcc) sotto la leadership del presidente Xi Jinping sta onorando il suo spesso ripetuto impegno verso lo stato di diritto con caratteristiche cinesi.

Il 9 luglio 2015, più di 300 avvocati weiquan (维权; protettori dei diritti umani), assistenti legali e attivisti sono stati arrestati con accuse che vanno dal “suscitare discussioni e provocare disturbi” a “l’incitare alla sovversione contro il potere dello Stato”. Attivisti internazionali considerano questi arresti di massa – nominati “l’incidente 709” – come la più vasta azione contro avvocati e membri di ong impegnati nel sociale dai tempi della Rivoluzione culturale (1966-1976).

Agli inizi di agosto 2016, a più di un anno dalla loro detenzione, un gruppo di 24 avvocati e loro soci sono stati processati presso un tribunale a Tianjin. In più, 264 professionisti legali e attivisti rimangono sotto la sorveglianza della polizia 24 ore su 24 e a 39 di loro è vietato lasciare il Paese (VOA, 23 luglio; Apple Daily[Hong Kong], 6 luglio; Human Rights in China, 10 giugno).

Fra i professionisti legali detenuti dalla polizia vi sono avvocati per i diritti umani famosi a livello nazionale e internazionale come Zhou Shifeng, Wang Yu, Wang Quanzhang, Li Heping, Xie Yang, Li Chunfu, e Liu Sixin. Zhou e i due Wang erano avvocati dello studio legale Fengrui di Pechino. Zhou Shifeng ha assunto una certa fama difendendo cristiani sotterranei, come pure i parenti delle vittime del latte alla melammina, prodotto da industriali caseari senza scrupolo. Wang Yu, che all’inizio dell’anno ha vinto il premio internazionale Ludovic Trarieux per i diritti umani, aveva ricevuto applausi dalla nazione per aver difeso Cao Shunlin, l’attivista per i diritti umani, morto nel 2014 in circostanze sospette, mentre era sotto custodia della polizia. Ella aveva anche difeso il famoso accademico e dissidente uiguro Ilham Tohti. Wang Quanzhang – non legato a Wang Yu – è da tempo consigliere per i membri perseguitati della Falun Gong. Li Heping è un avvocato cristiano che ha difeso i membri delle chiese domestiche e i dissidenti politici. Nel 2008 gli è stato assegnato il premio per la democrazia e la libertà religiosa da parte del National Endowment for Democracy, con base a Washington (Hong Kong Free Press, 4 agosto; BBC Chinese, 2 agosto).

Processo sospeso

Venti ong internazionali per i diritti umani e per la legalità hanno firmato una petizione chiedendo al presidente Xi di “sostenere lo stato di diritto” nel trattare i casi del 709. Fra i firmatari vi sono l’Associazione degli avvocati di Amsterdam, il ramo australiano dell’Associazione internazionale degli avvocati del popolo e la Commissione internazionale dei giuristi (AP, 9 luglio).

Il fatto che questi avvocati weiquan e attivisti siano stati processati dopo 13 mesi dal loro arresto è solo una delle molte violazioni del giusto processo da parte dell’apparato partito-stato. Alle spose di questi difensori dei diritti non è stato detto dove essi erano reclusi. Le autorità hanno anche detto no alla richiesta dei parenti di ingaggiare avvocati per gli accusati. E questo nonostante una petizione firmata da 60 avvocati a livello nazionale che chiedevano alle autorità di onorare la legge cinese, permettendo ai detenuti di avere accesso all’aiuto legale. In più, alcuni dei più famosi avvocati weiquan e attivisti sono stati forzati a fare le cosiddette confessioni televisive di colpevolezza mentre erano sottoposti agli interrogatori della polizia. Le confessioni sono state poi diffuse e pubblicizzate nei media in Cina e a Hong Kong. Ma la tattica più controversa della leadership del Partito è quella di giocare la “carta patriottica”, insinuando che i difensori dei diritti umani erano sotto l’influenza di “forze ostili alla Cina nell’occidente”, un nome in codice per indicare gli Stati Uniti (VOAChinese.com, 10 luglio; Ming Pao [Hong Kong], 10 luglio; Chinadigitaltimes.com, 7 gennaio).

Le condanne per i sospettati disposti ad andare a verbale denunciando l’Occidente che “diffonde il caos” in Cina sono state relativamente leggere. Durante i processi nella prima settimana di agosto, a partire dal 1° agosto, a Zhou Shifeng (v. foto) sono stati dati 7 anni per “sovversione contro il potere dello Stato”. Zhou aveva fatto una confessione televisiva poco tempo dopo il suo arresto nel luglio dello scorso anno, anche se non ha accusato “forze ostili contro la Cina” che vogliono portare il caos nel Paese. A Wang Yu, associata di Zhou nella Fengrui, è stata concessa la libertà su cauzione, una dispensa molto mite nel sistema giudiziario cinese. Altri due attivisti per i diritti che avevano lavorato con la Fengrui sono stati condannati alla prigione. Hu Shigen, pastore di una chiesa domestica e veterano della dissidenza, è stato condannato a sette anni e mezzo per “sovversione contro il potere dello Stato”. Zhai Yanmin, accusato dello stesso crimine, ha ricevuto una sentenza sospesa di tre anni (BBC Chinese, 4 agosto).

È emerso che il mite trattamento riservato a Wang Yu e a Zhai Yanmin era dovuto al fatto che essi hanno compiuto confessioni addizionali in agosto, che implicavano “poteri occidentali contro la Cina”. In un’intervista con alcuni media selezionati da Cina e Hong Kong, Wang affermava che “organizzazioni straniere hanno interferito in casi legati a diritti umani col proposito di produrre caos nella nazione”. Ella ha affermato che gli avvocati della Fengrui hanno ricevuto training in Gran Bretagna, Svezia e Thailandia, su “vie e modi per diffamare il governo cinese usando casi di diritti umani”.

Riferendosi al premio Ludovic Trarieux, Wang dice: “Io non riconosco né approvo questo premio. Come cittadina cinese non accetterò mai un simile premio”. Accusando altri avvocati per i diritti di essere delle pedine nelle mani di forze occidentali ostili, Wang ha dichiarato “Non mi farò usare da loro mai più” (Radio Free Asia, 1 agosto; Theinitium.com [Hong Kong], 1 agosto).

Quanto a Zhai, accusato dalla polizia di aver orchestrato manifestazioni per protestare contro casi di ingiustizia, in una recente intervista con media di Cina e Hong Kong, ha detto che ora è convinto che “forze ostili al di fuori della Cina e alcune persone in Cina con nascosti motivi” stanno cercando di sbriciolare la nazione. D’ora in poi, egli ha detto, “non camminerò sulla strada del crimine, accecato da parole come ‘democrazia’, ‘diritti umani’ e ‘bene comune’” (Amnesty.org, 4 agosto; South China Morning Post, 2 agosto).

In contemporanea, una diecina di media statali, compreso il micro-blog della Procura suprema del popolo e la Lega della gioventù comunista, hanno diffuso un video accusando gli Stati Uniti di offrire un sostegno agli avvocati per i diritti umani come pure ai movimenti separatisti in Tibet, Xinjiang, Taiwan e Hong Kong. Il video di 5 minuti – dal titolo “Se vuoi cambiare la Cina, devi prima passare sul mio corpo” –  espone la teoria del complotto degli Usa che seminano dissenso e rivolte interne in una serie di Paesi quali Iraq, Libia e Egitto. Finora, molti media cinesi avevano accusato gli Usa e altre potenze occidentali di offrire aiuto alle ong cinesi. Ma questa è la prima volta che si esprime un legame fra i circa 400 avvocati per i diritti umani cinesi e il governo degli Stati Uniti (Japan Times, 7 agosto; Time (Asia), 4 agosto; Chinachange.org, 3 agosto).

Il China Human Rights Lawyers Concern Group (Chrlcg), con base ad Hong Kong, ha fatto notare che con ogni probabilità le confessioni televisive degli avvocati sono avvenute sotto costrizione. Nel caso di Wang Yu, il gruppo ha notato che sebbene a Wang sia stata data la libertà su cauzione, nessuno dei suoi parenti o colleghi ha potuto localizzarla. “Il marito di Wang è stato anche lui arrestato per ‘incitamento alla sovversione contro il potere dello Stato”, ha affermato il Chrlcg. “Suo figlio e i suoi genitori sono sotto continua sorveglianza della polizia nella loro casa nella Mongolia interna” (CHRLCG Statement, 3 agosto).

Eva Pils, specialista di legge cinese al King’s College di Londra, ha detto che sebbene le confessioni forzate degli avvocati sono costruite in modo evidente, Pechino spera che i comuni cittadini assorbiranno la propaganda. “Il fatto che le dichiarazioni che essi [gli avvocati] fanno siano un copione non convincente, a quanto pare non importa alle autorità”, dice la Pils. “Con ogni probabilità esse mirano a una audience più larga di spettatori casuali che assoceranno gli avvocati weiquan con gli istigatori; disprezzando la difesa dei diritti umani perché in questo sforzo si vede la manipolazione delle forze straniere nemiche”. Per l’esperto legale il messaggio di Pechino è chiaro: “Gli avvocati devono aiutare il Partito-Stato, non opporsi insistendo nel difendere i diritti umani dei loro clienti” [1]

Pechino ha usato metodi discutibili – e legalmente dubbi – per sopprimere un altro gruppo di “incitatori”: giornalisti e intellettuali impegnati nei valori universali e nel pubblicare notizie veritiere.

Un caso evidente è la chiusura di una delle riviste politiche più influenti, lo Yanhuang Chunqiu (炎黄春秋), che era gestito da alcune personalità legate alle icone liberali del Partito nel passato, i segretari generali Hu Yaobang e Zhao Ziyang.

 Du Daozheng, già direttore dell’amministrazione per le pubblicazioni e la stampa nazionale, era l’editore; Hu Dehua, il figlio di Hu Yaobang, era il vice-editore. Forse a causa del suo speciale background, la rivista – che ha una diffusione di 200mila copie – è stata tollerata, nonostante essa difenda le riforme politiche e i diritti umani. E mentre essa era “sponsorizzata” dall’Accademia nazionale cinese delle arti (Anca) – una branca del Ministero della cultura – l’accordo fra Yanhuang Chunqiu e l’Anca esprimeva con chiarezza che la rivista aveva pieno potere su personale e finanze (South China Morning Post, 18 luglio; Ming Pao, 18 luglio).

A metà luglio, i leader dell’Anca hanno comunicato a Yanhuang Chunqiu di aver licenziato Du, Hu e altri giornalisti veterani. In più, l’Anca ha sguinzagliato il suo proproio staff per occupare la sede della rivista e per rilevare le operazioni dei suoi computer e del sito web. Du, 92 anni, ha dichiarato ai media stranieri che l’Anca ha violato la legge e ha domandato a Mo Shaoping, uno dei più famosi avvocati per i diritti di Pechino di presentare denuncia contro l’Associazione.

Che i riformisti possano averla vita è improbabile e questo lo si è visto dal fatto che la corte di Pechino si è rifiutata di accettare il caso. In più, il nuovo staff istallato dall’Anca ha pubblicato l’edizione di agosto nonostante le proteste di Du e Hu nell’affermare che il gruppo editoriale e di scrittori dell’originale Yanhuang Chunqiu non ha nulla a che vedere con il nuovo prodotto, censurato in modo pesante (Apple Daily, 5 agosto; Radio French International, 22 luglio).

Alla luce della lotta di potere condotta dal presidente Xi contro le fazioni nel Partito, quali la cricca di Shanghai, guidata dall’ex presidente Jiang Zemin, o gli associati del libero pensiero dell’icona liberale di Hu Yaobang, è chiaro che la chiusura della Yanhuang Chunqiu è un segnale di Xi che sta per partire una purga più vasta di rappresentanti ufficiali e di intellettuali. Lo storico Zhang Lifan ha detto che i vecchi del Partito vicini all’ala liberale del Pcc volevano usare la Yanhuang Chunqiu per aiutare il Partito e la nazione, il regime non ha voluto ascoltare i loro consigli. “Essi  – ha detto – vogliono salvare il Partito, ma il partito non vuole essere salvato”. “Quando sei forte e potente, non hai bisogno di persone che ti infastidiscano” (The Diplomat, 19 luglio). Ad ogni modo, Zhang e altri commentatori hanno deplorato i mezzi illegali con cui i censori del Partito hanno sequestrato l’ammiratissima rivista. L’espulso editore Du ha perfino paragonato il giro di vite delle autorità contro la Yanhuang Chunqiu alla “mancanza di rispetto delle leggi della Rivoluzione culturale” (New York Times Chinese Edition, 20 luglio;Radio Free Asia, 18 luglio).

Conclusione

Alla sessione plenaria del Comitato centrale del Pcc a Pechino due anni fa, il presidente Xi aveva promesso che avrebbe rispettato la Costituzione e la legge. Il capo del Partito aveva ribadito che “nessuna organizzazione o individuo può agire al di fuori dei parametri della legge”. E secondo una “Decisione” passata al plenum “sui temi maggiori riguardo l’avanzamento globale dello stato di diritto”, si dovrebbe garantire l’indipendenza giuridica. A rappresentanti governativi sarebbero attribuiti demeriti o verrebbero resi responsabili se trovati ad interferire in casi giudiziari.  Il documento afferma che “i rappresentanti ufficiali saranno criticati in avvisi pubblici se essi influenzano attività giuridiche o si mescolano in casi particolari”. E ancora: “L’ingiustizia giuridica può infliggere un danno letale alla giustizia sociale” (Xinhua, 24 ottobre, 2014; People’s Daily, 29 agosto, 2014).

In ogni caso, il modo in cui Pechino ha trattato la questione degli avvocati per i diritti umani, degli attivisti delle ong e degli editori liberali, prova che il Pcc è determinato a usare il suo apparato statale quasi poliziesco e la macchina della propaganda per sostenere a tutti i costi l’autorità del Partito – e il “nocciolo” della leadership, Xi Jinping.

Asianews,16/09/2016

Note

1. Intervista dell’A. con la prof.ssa Pils, 10 agosto.

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