Da Pirelli agli yacht di lusso: la rete degli investimenti cinesi in Italia

La galassia delle imprese italiane entrate nell’orbita delle aziende di Pechino: dal calcio alla moda fino alle infrastrutture di rete. In attesa di sciogliere il nodo Fca.

L’ultima in ordine di tempo è stata la multiunazionale delle costruzioni Permasteelisa, storia italiana e passaporto internazionale già da alcuni anni, passata sotto il controllo di Grandland per 467 milioni di euro. La prossima potrebbe essere Fca, o soltanto il marchio Jeep, su cui avrebbero messo gli occhi alcuni produttori cinesi, Great Wall in testa.

Soltanto gli ultimi tasselli di un mosaico più ampio, che vede la Cina fare shopping a man bassa tra le imprese del nostro Paese. Se ne sono sicuramente accorti anche gli appassionati di calcio, che hanno visto nell’arco di più di un anno vedere le due squadre di Milano passare sotto l’orbita di proprietari cinesi: Suning per l’Inter, e una cordata guidata dal broker Yonghong Li per il Milan

L’operazione più rilevante due anni fa con l’acquisto da parte di ChemChina del 65% di Pirelli, in un’operazione complessiva da almeno 7 miliardi. L’anno precedente l’ingresso, con il 35%, di State Grid Corporation of China in Cdp Reti, la società che controlla Snam e Terna. Nel 2014 era stata invece la volta di Ansaldo Energia, ex società del gruppo Leonardo/Finmeccanica, il cui 40% era stato acquistato da Shanghai Electric.

Le mani cinesi però non si sono tirate indietro nemmeno davanti alle eccellenze del nostro made in Italy. Nel 2012 il produttore di yacht di lusso Ferretti è finito sotto il controllo del gruppo cinese Shig-Weichai, che ne ha rilevato il 75%. Interesse dimostrato anche per il mondo della moda, con i marchi Roberta di Camerino, Miss Sixty e Krizia passati sotto il controllo della Shenzhen Marisfrolg Fashion Co Ltd all’inizio del 2014.

Non indifferente anche il capitolo strettamente finanziario. Nel 2015 la Banca Centrale cinese era entrata con il 2% nel capitale di Unicredit e Mps,partecipazione che se mantenuta negli anni potrebbe però essersi diluita o azzerata dopo i rispettivi aumenti di capitale, e in quello di Intesa Sanpaolo. La stessa Banca Centrale cinese inoltre mantereebbe ancora una partecipazione del 2,1% in Eni.

La Repubblica.it 22 agosto 2017

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