Perché la Cina ha mire nella regione del Tibet?

Articolo apparso su Memento Nature, volontari a difesa di ciò che è vita Visita il sito

A quasi 60 anni dalle rivolte represse nel sangue di migliaia di tibetani da parte dell’occupazione cinese (di cui moltissimi monaci e civili internati nei Laogai), che hanno portato il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, a vivere dal 1959 in esilio a Dharamsala in India, le Olimpiadi che Pechino a pochi mesi dai Giochi sbandiera come esempio mondiale di pace e di fraternità universale, fanno sapere al mondo che al posto dell’accensione della fiaccola olimpica, sta bruciando la fiamma nel cuore di questo nobile popolo. Atleti tibetani chiedono di poter partecipare alle Olimpiadi sotto la bandiera del Tibet, ma il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) non risponde alla loro richiesta inviata ad agosto 2007. Così più recentemente e a causa dei massacri, la Team Tibet ha giustamente ritirato la sua domanda di partecipazione. Per le cerimonie previste d’inizio e fine Giochi, verranno allora proposte performance (falsificate) di danzatori tibetani sorridenti sotto la bandiera cinese, mentre nella realtà a Lhasa e nel Tibet intero, la popolazione locale viene segregata? L’ultima parola su questo spetterà al tipo di propaganda che verrà effettuata in occasione delle Olimpiadi, sempre che non ci sia un auspicabile (ma poco realizzabile) boicottaggio della competizione visto lo spegnimento simbolico della torcia a Parigi di questi giorni. Ma perchè sta succedendo tutto questo? Forse perchè il genocidio spirituale perpetrato alla tradizione e cultura tibetana nasconde un genocidio economico molto redditizio. Le alte vette himalayane sopra i 4000 mt. oltre che essere una regione fredda e impervia per viverci, conservano anche una preziosa terra ricca di minerali. Così, assetati da queste invidiabili risorse, gli scienziati cinesi ricercano continuamente miniere di rame, uranio e alluminio da depredare ai locali che sono così costretti ad abbandonare i loro pascoli e a trovare lavoro nelle fabbriche schiaviste cinesi. Il turismo, con il suo strascico di alberghi, karaoke, prostituzione, è tutto in mano ai milioni di coloni cinesi, che emigrati nella regione tibetana né stanno violentando la loro cultura ancestrale. Non solo, la linea ferroviaria che collega il Tibet con diverse grandi città della Cina potrebbe, secondo il Dalai Lama, “condurre ad un genocidio culturale” portando nella regione altri lavoratori cinesi. “Una ferrovia – continua la massima autorità temporale tibetana – è sempre molto utile quando viene costruita in un’ottica di sviluppo, non quando è politicamente motivata da un desiderato cambiamento demografico”. La ferrovia è progettata “a tappe”: la prima collega Lhasa, capitale del Tibet, con Xining, città che si trova a 1.956 Km. di distanza, nella provincia centrale del Qinghai. La linea si sviluppa anche oltre Xining, attraversando la catena montuosa che divide il Tibet dalla Cina ad un altitudine di 5.072 metri. Il costo del progetto ha superato i 4 miliardi di dollari. La scomoda verità, è che la ferrovia serva in realtà per impossessarsi della totalità delle risorse del Tibet, visto che questi per loro spirito e rispetto della Natura le hanno lasciate incontaminate e al loro posto. Così senza più alcun insegnamento della religione e delle lingue tibetane, senza più nessuna esibizione o devozione al Dalai Lama e con un controllo di ferro sui monasteri e i civili grazie allo spiegamento di oltre 100.000 soldati cinesi, la tradizione solare tibetana rischia di essere sepolta e soffocata irrimediabilmente. Nel 1995 il controllo di Pechino è giunto perfino a determinare il “vero” Panchen Lama, eliminando quello riconosciuto dal Dalai Lama e in più tutte le reincarnazioni dei Buddha, per essere “vere”, devono avere l’approvazione del Partito Comunista Cinese.

Ma come mai questo Occidente democratico, così attento alle questioni umanitarie non interviene duramente? Perchè le grandi potenze che in una sorta di Super Polizia Mondiale sono sempre pronte a debellare il terrorismo islamico o a “convertire” le dittature anti-democratiche, fanno finta di non sapere che il regime marxista cinese è forse la più brutale e ignobile dittatura oggi esistente? La risposta l’avete tutti sotto gli occhi. La Cina è una piovra impressionante a livello commerciale e potrebbe diventare per gli Usa l’antagonista in una futura guerra fredda. Questo imponente e prepotente sviluppo quindi non può essere fermato, anche perchè fa gola alle grandi lobbies finanziarie e non, fare affari remunerativi con il Dragone! Del resto i cinesi non rappresentano un miliardo e mezzo di futuri clienti-consumatori, fondamentali per una soddisfacente logica di mercato?

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