Pelletteria cinese, 13 operai trattati come schiavi murati vivi. Salvati dai Carabinieri.[Video]

Per sfuggire ai controlli, murati vivi dentro un’intercapedine. Hanno rischiato di soffocare.L’ispezione in un opificio che produce articoli in pelle per marchi prestigiosi. Due arrestati.


L’azienda era stata scelta dai carabinieri del Nucleo dell’Ispettorato del Lavoro perché faceva parte di un “target” mirato a controllare imprese gestite da stranieri, in questo caso cinesi, in merito alle norme sulla sicurezza nei posti di lavoro e sul lavoro nero. Ma i militari si sono trovati di fronte una situazione molto grave, inaspettata: tredici persone erano state nascoste in una intercapedine molto angusta, di due metri e mezzo per quaranta centimetri, e molto calda perché vicina ad un forno per la lavorazione del pellame, e avrebbero rischiato di morire se non fossero state trovate in breve tempo.“

Pelletteria cinese a Cologno, le foto del laboratorio lager

Il laboratorio-horz

 

Due persone sono state arrestate: si tratta del titolare fittizio e di quello reale, che ufficialmente aveva la qualifica di operaio ma, nei fatti, gestiva da solo l’azienda. Il titolare sulla carta, invece, non sapeva nemmeno parlare in italiano. I carabinieri si sono recati a Cologno Monzese, in via Barcellona 19, dove ha sede un opificio cinese già controllato in passato. Il titolare reale, che un tempo era anche quello ufficiale, era già stato “pizzicato” dalle forze dell’ordine sempre in merito alle leggi sul lavoro e aveva recentemente ceduto (solo sulla carta) la titolarità dell’impresa ad un suo dipendente.

L’impresa produce pellame di vario genere (cinture, borse e altro) anche per conto di notissimi (e prestigiosi) marchi del “made in Italy”. I carabinieri si sono insospettiti prima ancora di entrare, perché – per farsi aprire i cancelli – hanno dovuto aspettare diversi minuti. Una volta entrati, si sono trovati di fronte un ambiente di lavoro con undici operai all’opera ma anche macchine accese senza nessuno ai comandi. Delle undici persone, nove sono risultate in regola, due no. Con il senno di poi, i carabinieri ritengono che il titolare reale abbia fatto “trovare apposta” i due lavoratori in nero nella speranza che non si procedesse oltre.

Video | Fabbrica cinese, salvati 13 dipendenti in nero

Invece i militari hanno continuato ad ispezionare l’azienda, arrivando ad un ufficio (su cui è in corso un approfondimento per eventuale abuso edilizio) e insospettendosi per una parete palesemente ricostruita. In breve hanno scoperto lo stretto cunicolo di cui si diceva, con – stipati uno addosso all’altro – tredici persone di nazionalità cinese, tutte irregolari in Italia, che lavoravano in nero presso l’opificio. I tredici (tra cui due donne) erano all’interno del cunicolo da quando i carabinieri erano arrivati nell’azienda (motivo per cui alcuni macchinari erano rimasti accesi). L’intercapedine era molto vicina ad un forno, per cui faceva caldissimo. Secondo i militari, se i tredici fossero rimasti lì ancora per molto tempo, avrebbero rischiato di morire.

I due arrestati sono Aiguo Zhang e Jianlu Zhang. Il primo è il titolare di fatto, il secondo la “testa di legno”. Entrambi sono regolari in Italia e risiedono a Cologno Monzese. Aiguo Zhang è un imprenditore di lungo corso, tanto che – come detto – figurava già in precedenza come titolare della stessa azienda, poi ceduta sulla carta al suo dipendente per non “figurare”. Sua (e di lusso) l’unica automobile presente nel parcheggio dell’opificio, nel quale lavora (come operaia) anche la moglie. Aiguo Zhang e Jianlu Zhang sono stati portati nel carcere di Monza.

I tredici cinesi trovati dentro il nascondiglio erano sprovvisti di documenti di riconoscimento e senza permesso di soggiorno. Non risultano dall’analisi delle impronte digitali. I carabinieri hanno dovuto avviare per loro la segnalazione con la conseguente procedura di espulsione, anche se in questa vicenda sono le vere vittime.

I carabinieri hanno comminato un’ammenda penale di circa duemila euro e sanzioni amministrative per cica 80 mila euro. Ma soprattutto hanno sospeso l’attività dell’opificio, visto che più del 20% degli operai era in nero. Per la precisione, 15 su 24.

«Ciò che temono questi imprenditori», spiegano i carabinieri del nucleo tutela lavoro, «è proprio la sospensione dell’attività, che produce una rilevante perdita economica. Non si scompongono per niente, invece, riguardo alle ammende e alle sanzioni, che riescono a pagare senza alcun problema e alla svelta. Di fatto ci hanno “fatto trovare” due lavoratori in nero sperando che ci fermassimo lì e non procedessimo all’ispezione completa dell’opificio».

Lo stato generale dell’edificio era in pessime condizioni, in particolare la cucina e i locali adibiti a bagno. L’opificio era sorvegliato da telecamere “abusive”, installate senza i necessari permessi. Un capannone adiacente (proprio sul confine tra Sesto San Giovanni e Cologno Monzese) era adibito a “dormitorio” con giacigli di fortuna.

Milano Today/Youmedia.fanpage.it,16/07/2016

 

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