Pechino prepara un nuovo colpo alla libertà di Internet

Il governo cinese prepara un nuovo, potente colpo alla libertà di espressione su Internet. I legislatori della Commissione permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo stanno infatti redigendo una bozza di legge che, se approvata, costringerà i provider di servizi telematica a fornire tutte le informazioni relative agli utenti della Rete. In questo modo, sarà possibile rintracciare chiunque commenti in maniera negativa l’operato dell’esecutivo.

La nuova legge rimpiazza quella approvata il 1° maggio del 1989; formalmente, come la precedente, essa difende gli “affari segreti dello Stato”. Molto spesso, chi viene arrestato per la sua dissidenza anti-regime viene infatti accusato di “aver rivelato all’estero segreti nazionali”, un crimine che potrebbe essere punito con la morte. La nuova legge interrompe di fatto l’attività dei dissidenti “online” e assesta un duro colpo agli internet-cafè del Paese.

Secondo Vincent Brossel, del gruppo dirigente di Reporters sans Frontieres, “il governo intende usare la legge per costringere le compagnie di telecomunicazione e telematiche a cooperare con loro, per identificare coloro che infrangono i segreti interni. Pechino cerca da sempre di fare pressione su queste compagnie per avere le informazioni relative a dissidenti e giornalisti”. L’emendamento alla nuova legge è allo studio della Commissione, che la sta analizzando per la terza volta: l’ultimo passo prima di farla diventare effettiva.

Come la precedente, anche questa legge definisce nella maniera più vaga possibile cosa sia un “segreto di Stato”. Esso, dicono i legislatori, “è un’informazione che potrebbe danneggiare la sicurezza o gli interessi della Cina in campo politico, economico, difensivo e in altre aree sensibili”. Questa definizione fa sì che all’interno dell’area di competenza della legge possa rientrare praticamente chiunque.

Li Hongkuan, analista della Rete, spiega: “Questa nuova legge serve soprattutto per mettere a tacere quelle nazioni democratiche, come gli Stati Uniti, che protestano per la censura operata da Pechino. Ora il regime ha un nuovo strumento per definire ‘legale’ ogni forma di censura. Il governo è impegnato da anni in una campagna tesa a diminuire le critiche internazionali sulla gestione dei diritti umani, ma questa nuova legge colpirà la popolazione ordinaria, non i dissidenti”.

Sul dibattito è intervenuto anche un deputato dell’Assemblea, Zhu Yongxin, che di fatto dà ragione a chi critica la nuova legge: “La nuova stesura è migliore delle precedenti, ma ci sono ancora importanti problemi da risolvere, come quello della definizione di ‘segreto di Stato’. Quando nel Paese si parla di problemi sensibili, la popolazione cerca di capire la situazione: ma il governo non fornisce i dati utili a comprendere cosa succede, perché si tratta di ‘segreti di Stato’”.

Fonte: Asianews, 29 aprile 2010

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