Pechino: per il 21mo anniversario di Tiananmen, migliaia di turisti e (poca) polizia

Migliaia di turisti ieri hanno affollato piazza Tiananmen, a Pechino, per ricordare il 21mo anniversario del massacro del 1989. Le forze di sicurezza cinesi hanno sorvegliato l’area, ma la presenza della polizia era inferiore allo scorso anno, quando la piazza era blindata e inaccessibile ai giornalisti stranieri. Ding Zilin, leader del movimento delle Madri di Tiananmen, ha potuto svolgere una breve cerimonia pubblica per ricordare i familiari uccisi in un sobborgo della capitale.

La sera del 3 giugno Ding Zilin, professoressa e politica cinese, ha tenuto una funzione a Muxidi, sobborgo di Pechino, per ricordare il figlio ucciso la notte del 3 giugno 1989. Il giovane è stato ucciso mentre si recava in piazza Tiananmen, per unirsi ai manifestanti del movimento democratico. La polizia ha impedito ad altre cinque persone di partecipare alla semplice cerimonia e ha imposto tre condizioni alla leader delle Madri di Tiananmen: non mostrare striscioni; non riunire una folla per la commemorazione; non accettare interviste da media stranieri.

Funzionari di governo hanno seguito la donna e il marito per tutta la durata della funzione. Tuttavia, Ding e il marito hanno potuto esporre le foto di 10 vittime di piazza Tiananmen, tra cui quella del figlio. I coniugi hanno anche lasciato delle offerte cerimoniali e tenuto un piccolo discorso, senza provocare l’intervento delle autorità.

Sui fatti di piazza Tiananmen è intervenuto anche Bao Tong, segretario politico di Zhao Ziyang e direttore dell’Ufficio per le riforme politiche. “Il massacro del 4 giugno è stato la soppressione di persone comuni, che si opponevano alla corruzione”. L’ex dirigente comunista sottolinea che “la corruzione era protetta dall’esercito dello Stato”. Bao Tong e Zhao Ziyang, contrari al massacro, sono stati poi rimossi dalle loro cariche, condannati all’isolamento e alla prigione. In tal modo si è interrotto il cammino di riforme politiche intese a separare le funzioni del partito e del governo. Tale decisione ha poi impedito un vero sviluppo della Cina, a dispetto dei proclami lanciati dal governo comunista.

Tuttavia, le maglie della censura cinese sembrano essersi allentate rispetto allo scorso anno. In occasione del ventennale del massacro, infatti, il governo ha impedito l’accesso alla piazza ai media stranieri e il nervosismo fra gli agenti era manifesto. Ieri Tiananmen era sorvegliata da un manipolo di poliziotti in divisa, aiutati da qualche centinaia di volontari, con indosso una maglietta con il logo delle Olimpiadi di Pechino.

Non sono però mancati arresti di attivisti e dimostranti. Su Yutong, ambientalista, è stata prelevata dalla polizia e da agenti in borghese mentre cercava di porre un mazzo di fiori ai piedi del monumento degli Eroi del popolo, in centro alla piazza. La donna è stata interrogata per sei ore, poi condotta a casa.

In precedenza il governo aveva blindato la rete, rendendo ancora più rigida la censura di siti in cui si parla dei fatti di Tiananmen. Diversi attivisti, infine, sono sotto stretta sorveglianza o costretti a provvedimenti di residenza coatta.

Fonte: AsiaNews, 5 giugno 2010

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