Pechino, nuovo giro di vite sul web. Chiuso un sito per blogger

Pechino, Cina – Ieri le autorità di Pechino che controllano il traffico in rete hanno oscurato il portale Bullog.cn, un fornitore di spazi per blog gratuito e molto apprezzato all’interno dei circoli culturali cinesi.

Bullog.cn è stato fondato nel 2006 da Luo Yonghao, docente universitario e pioniere della rete e dei blog in Cina, molto apprezzato dai giovani del Paese perché ha sempre espresso con franchezza le proprie opinioni. Egli ha confermato la chiusura del portale perché, secondo Pechino, “raccoglie informazioni potenzialmente pericolose in tema di politica interna e attualità”.

Già in passato il sito internet creato da Luo Yonghao era stato oscurato e riaperto due volte; al momento non è dato sapere se la chiusura è definitiva o si tratta di un provvedimento temporaneo. Nel frattempo è montata la protesta nel web: diversi bloggers hanno protestato contro la decisione della autorità e si dicono “infuriati” e “senza parole”. Bullog.cn si era distinto in passato per aver raccontato in tempo reale le proteste contro la costruzione di un impianto chimico a Xiamen, nella provincia meridionale di Fujian.

Negli ultimi giorni il governo cinese ha adottato la linea dura contro la rete, chiudendo 41 siti internet colpevoli di diffondere contenuti “volgari” i quali “feriscono la morale pubblica”. Pechino ha lanciato avvertimenti anche a giganti del web, fra i quali Google, Baidu, MySpace e Msn, intimando loro di “eliminare ogni link” che rimanda a materiale “pornografico” o contrario “alla morale”. Fra questi materiali dal contenuto lesivo vi sono anche immagini e commenti “critici” verso il governo e le politiche in tema di economia e diritti umani.

La campagna di “pulizia del web” lanciata dal partito comunista si aggiunge agli sforzi delle autorità volti a bloccare ogni forma di dissenso o di protesta, mentre l’economia nazionale comincia a segnare il passo e il Paese si prepara ad affrontare un anno delicato: a giugno ricorrono i 20 anni dalla strage di piazza Tienanmen.

(Fonte: AsiaNews, 11 Gennaio 2009)

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