Pechino, la lista di arresti e condanne per l’Anp

Mentre il governo è concentrato su Pechino, che in questi giorni ospita i due incontri di politica interna più importanti dell’anno, la pubblica sicurezza compie come di consueto il rastrellamento di dissidenti e attivisti in modo da fermare ogni possibile protesta sociale.

L’Assemblea nazionale del Popolo e la Conferenza consultiva politica del popolo cinese sono infatti gli appuntamenti che, più di ogni altro, vengono sfruttati per attirare l’attenzione da chi porta nella capitale le proprie petizioni, quasi sempre rivolte contro i governi locali. Per dare una falsa impressione di stabilità, dunque, l’esecutivo ha ordinato la detenzione “soft” o la “sparizione temporanea” dei volti noti del dissenso.

Secondo il Chinese Human Rights Defenders, che da anni tiene sotto controllo la situazione dei diritti umani in Cina, la polizia ha bloccato nei giorni scorsi almeno 101 attivisti. Non solo a Pechino, ma anche a Shanghai e Hangzhou e nelle province di Hubei, Hunan e Shandong. Fra questi ci sono alcuni nomi noti.

Mao Hengfeng, che combatte per il diritto alla casa della popolazione di Shanghai, è stato condannato a 18 mesi di “rieducazione tramite il lavoro”. La moglie, Wu Xuewei, è stata avvertita dalla municipalità, che contesta al marito “un disturbo della quiete pubblica” lo scorso 25 dicembre, davanti alla sede della Corte intermedia di Pechino. Quel giorno, diversi attivisti hanno manifestato per il rilascio di Liu Xiaobo, autore di “Carta 08”.

Un gruppo di contadini della contea di Hengyang, guidati da Hong Jifa e Wei Shuisheng, sono stati invece bloccati alla stazione mentre erano in procinto di prendere un treno per Pechino. Lo scopo era quello di presentare le proprie petizioni di protesta contro il governo locale. Al momento sono tutti sotto sorveglianza, in regime di semi-libertà.

L’8 marzo, a Pechino, la polizia ha fermato Kong Dahua e altre tre persone provenienti dalla città di Linyi. I quattro hanno subito lo scorso anno la requisizione forzata delle proprie terre, da cui sono stati cacciati, e volevano protestare. Gli agenti li hanno chiusi in una “prigione nera”, un luogo isolato non ufficiale (spesso stanze d’albergo requisite o cantine private), in cui la pubblica sicurezza fa sparire i manifestanti.

Sempre nella capitale si sono verificati molti altri arresti. Fra quelli conosciuti vi sono la signora Wang Xiuying e la figlia Li Xuehui, del distretto di Xuanwu; la signora Li Aiyan del distretto di Chongwen; Yang Yongquan e Zhang Shufeng dal distretto di Shunyi e Hu Guang, del distretto di Chaoyang.

Fonte: AsiaNews, 12 marzo 2010

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