Pechino: il Vaticano deve tagliare con Taiwan e non interferire negli affari interni

Celebrati i 50 anni dell’autonomia della chiesa cinese nel campo dell’elezione e ordinazione dei vescovi. Presente anche il vescovo patriottico Ma Yinglin, ordinato senza il consenso della Santa Sede. Forse svaniscono le speranze di dialogo con il Vaticano.   Con una specie di ritornello che dura da decenni, la Cina ha ricordato ieri le pre-condizioni ad ogni dialogo con la Santa Sede: non interferenza negli affari interni del Paese, nemmeno sotto il manto della religione (ivi comprese le nomine dei vescovi); rottura delle relazioni diplomatiche con Taiwan.A ribadire i due principi è stato Du Qinglin, capo del Fronte Unito del Partito comunista cinese e membro del Comitato centrale. “Il Vaticano – ha detto – non deve interferire nella politica interna della Cina, compreso l’uso della religione per interferire nei nostri affari interni”; il Vaticano deve tagliare i “cosiddetti rapporti diplomatici” con Taiwan e riconoscere il governo della Repubblica popolare cinese come il solo governo legale che rappresenta la Cina; “solo sulla base di questi principi fondamentali le due parti possono avere dialoghi costruttivi…. e produrre un reale progresso verso il miglioramento delle relazioni”. L’occasione è stata la celebrazione dei 50 anni di autonomia della Chiesa cinese per ciò che riguarda l’elezione e la consacrazione di vescovi.  La pratica dell’auto-elezione e dell’auto-consacrazione, in atto dal 1958, è stata varata da Mao Zedong per costruire una Chiesa indipendente da Roma.

Circa 300 personalità, fra cui 45 vescovi, hanno partecipato alla celebrazione tenutasi nella Grande Sala del popolo in piazza Tiananmen. All’incontro hanno preso parte anche Ye Xiaowen, direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi e Tian Congming, responsabile delle minoranze e delle religioni. Presente anche il vescovo patriottico di Kunming, mons. Ma Yinglin, ordinato senza il consenso della Santa Sede nel 2006 (nella foto). Mons. Ma, che è segretario del Consiglio dei vescovi cinesi, ha preso pure la parola nel corso dell’incontro. Secondo molti osservatori, Ma Yinglin – che vive in una situazione di scomunica di fatto (latae sententiae)– è destinato dal governo a divenire il presidente dell’Associazione patriottica, l’organismo di controllo del Partito sulla Chiesa, il cui scopo è l’edificazione di una Chiesa indipendente dalla Santa Sede.

Du ha sottolineato che in questi 50 anni vescovi, sacerdoti e fedeli laici “hanno tenuto alta la bandiera dell’amore alla patria e alla Chiesa” e che il Partito “non è stato deluso” dalla loro opera.

Du ha anche ricordato che in questi anni sono stati ordinati  oltre 170 vescovi. Negli ultimi decenni, molti di loro, pur essendo stati ordinati secondo il metodo “autonomo”, hanno chiesto in segreto l’approvazione della Santa Sede; altri non hanno accettato l’ordinazione fino a che non vi è stato il consenso di Roma. In tal modo sui circa 60 vescovi della chiesa ufficiale, più dell’80% di loro sono in comunione col papa.

Negli ultimi 3 anni vi sono stati accenni di dialoghi e incontri fra personalità vaticane e cinesi, facendo sperare in un nuovo clima di rapporti. Il duro discorso di Du e la stessa celebrazione dei 50 anni di autonomia episcopale rischiano di spegnere ogni speranza. Nel 2007 Benedetto XVI ha pubblicato una Lettera indirizzata alla Chiesa cinese, in cui ribadisce che la nomina dei vescovi è competenza della Santa Sede ed ha valore religioso e non politico.

Secondo alcune personalità vaticane, il discorso di Du Qinglin, “pieno di vecchi slogan e vecchie pre-condizioni”, mostra l’impreparazione del Partito ad affrontare la questione della libertà di religione e delle ordinazioni dei vescovi. Fino ad ora non vi è stata alcuna risposta ufficiale del governo cinese alla Lettera del papa.

Fonte : Asia News 

 

 

 

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