Pechino e Mosca chiedono a Pyongyang di tornare al tavolo dei negoziati

Finisce oggi la visita del presidente cinese Hu Jintao in Russia, dove ha parlato di economia, finanza e cooperazione. Ieri i due Paesi hanno sollecitato la Corea del Nord a tornare al tavolo dei negoziati per il suo programma nucleare.

Hu e il presidente russo Dmitry Medvedev, al termine del loro incontro al Cremlino, hanno espresso “grave preoccupazione” per la crescente tensione nella penisola coreana, dopo che Pyongyang ha ripreso i test per l’uso di armi nucleari e si è rifiutata di proseguire i negoziati. I due leader hanno chiesto “rinnovati sforzi per risolvere i contrasti in maniera pacifica, attraverso il dialogo e la consultazione”.

La richiesta è importante, anche se non sono indicate nuove iniziative, perché i due Paesi hanno finora difeso le ragioni della Corea del Nord davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, esercitando il loro diritto di veto per evitarle più gravi sanzioni. La richiesta congiunta è considerata un segnale della crescente impazienza di fronte all’escalation di tensione causata dalla Corea, che il 25 maggio ha effettuato un nuovo test nucleare irridendo il veto dell’Onu e sta apprestando un missile capace di colpire gli Stati Uniti.

Russia e Cina confinano con la Nord Corea. Pechino è il maggior alleato politico e commerciale di Pyongyang e il suo appoggio è essenziale per l’efficacia delle nuove sanzioni disposte dalle Nazioni Unite. Mosca per anni ha sostenuto e aiutato il Paese durante la guerra fredda.

Ieri Hu si è anche incontrato con il premier ed ex presidente russo Vladimir Putin. Entrambi hanno ribadito “la cooperazione pratica in atto in ogni ambito” tra i due Paesi, che continua anche nell’attuale crisi economica, e sottolineato “la particolare importanza” delle loro “relazioni strategiche” in un mondo in cambiamento. Prima della visita entrambi i Paesi hanno partecipato, questa settimana, all’incontro della Shanghai Organization Cooperation (alleanza per l’Asia centrale) e al 1° summit delle 4 maggiori economie emergenti (oltre a loro due, Brasile e India). Mosca e Pechino sono molto attivi per creare un mondo “multipolare” e costituire una leadership alternativa a Washington.

I leader hanno anche concordato di espandere l’uso di rublo e yuan nei rapporti bilaterali, togliendo spazio al dollaro Usa. Il vicepremier Igor Sechin ha spiegato che Mosca vuole vendere petrolio alla Cina in rubli.

Nel 2008 gli scambi commerciali tra i due Paesi sono stati pari a 55,9 miliardi di dollari Usa, con un aumento del 38,6%. Nei primi 5 mesi del 2009 gli scambi sono scesi del 39,2% rispetto al 2008. Ma a febbraio la Russia ha ceduto petrolio alla Cina per 20 anni in cambio di finanziamenti per 25 miliardi di dollari e si è anche discusso di creare due gasdotti fino in Cina.

Finita la visita, oggi Hu vola in Slovacchia. Domani sarà in Croazia.

fonte: AsiaNews, 18 giugno 2009

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