Pechino: Donna ricorda i nove anni di carcere e le torture subite per la sua fede

A fine maggio 2016, la signora Yang Jinxiang di 52 anni proveniente da Pechino, è stata nuovamente arrestata per la sua fede. La polizia l’ha picchiata e l’ha bruciata con una sostanza chimica sconosciuta. Tutto il suo viso è stato ustionato e il suo corpo è stato coperto di lividi. Quest’ultimo arresto è avvenuto sei anni dopo il primo arresto. Un periodo di detenzione durato nove anni al quale è stata condannata per essersi rifiutata di rinunciare al Falun Gong, una disciplina spirituale perseguitata dal regime comunista cinese.

In questo periodo non le è stato permesso di vedere la madre, che è morta mentre era in carcere. Anche se è stata rilasciata dopo pochi giorni la donna non ha potuto fare a meno di ricordare quanto le è successo dal 1999, quando la persecuzione del Falun Gong è iniziata. Di seguito è riportato il suo resoconto personale.

Malattie croniche curate in una settimana

Un tempo soffrivo di tubercolosi, infezioni del seno e dei reni, avevo malattie cutanee, crampi mestruali, stanchezza cronica e ansia. Il mio addome era così gonfio per la tubercolosi che sembrava che fossi incinta di sette mesi. La sinusite era cosi grave che il muco mi trasudava dagli occhi. La mia pelle piena di brufoli e le mie malattie rendevano il mio aspetto orribile. Ho spesso pensato che sarei stata meglio morta che viva. Nel 1996 ho iniziato la pratica del Falun Gong e tutti i miei disturbi sono spariti in una settimana. La mia carnagione brillava e io ero piena di energia. Ho smesso di essere irascibile e di conseguenza non ho più litigato con mio marito e con i vicini di casa. Mio padre diceva che ero diventata una persona completamente diversa. Ringrazio il Maestro e il Falun Gong per tutto quello che mi hanno dato.

Nove anni di carcere per mantenere la mia fede

Dopo l’inizio della persecuzione la polizia mi ha più volte arrestata e saccheggiato la casa. Il più delle volte gli agenti non si sono identificati o non hanno mai mostrato alcun mandato di perquisizione. Nel 2000 hanno fatto irruzione in casa mia e mi hanno arrestata. Mi hanno confiscato 40.000 yuan (*) in contanti sostenendo che fossero il profitto della vendita di libri del Falun Gong e li hanno usati come prova del fatto che ero una praticante. La polizia mi ha picchiato e mi ha colpito con bastoni elettrici per tentare di costringermi a confessare.

Di nuovo arrestata, torturata e alimentata forzatamente

Nel 2001, poco dopo il mio rilascio, la polizia mi ha nuovamente arrestato e mi ha torturato in una piccola stanza semibuia. Mi hanno strappato i vestiti, mi hanno spogliata e colpita con i bastoni elettrici su tutto il corpo, compresi i capezzoli. La stanza puzzava di carne bruciata.

Hanno calpestato le mie parti intime e mi hanno frustato la parte inferiore del corpo con una cintura. Hanno messo delle sigarette accese nelle mie narici e le hanno usate per bruciarmi i piedi fino a farmi venire le vesciche. Mi hanno messo un pezzo di legno sulle gambe e ci sono saliti sopra finché non sono svenuta per il dolore lancinante. Mi hanno versato addosso acqua fredda per farmi rinvenire e mi hanno coperto la testa con un secchio di metallo; hanno poi colpito il secchio con bastoni di legno per un’ora. Per molto tempo dopo ho avuto problemi a camminare e ancora oggi non riesco a sentire bene.

Sono stata incarcerata nove anni, privata del sonno, bagnata con acqua fredda in inverno, mi hanno strappato le ciglia e i peli pubici e sono stata schiaffeggiata al volto con una scarpa. Una volta sono stata legata ad un letto per un mese consecutivo fino a quando il sangue mi è uscito dalla bocca.

Ho iniziato uno sciopero della fame per protestare contro questo trattamento disumano. Le guardie hanno chiesto a dei prigionieri di tenermi la bocca aperta e mi hanno alimentato a forza. Molti dei miei denti sono saltati via e il cibo mi è andato giù per la gola insieme al sangue e al pus. Quando sono diventata troppo debole mi hanno portato in ospedale. Mi sono rifiutata di farmi fare delle iniezioni e quando l’ago mi ha punto ho reagito e il sangue è schizzato dappertutto.

Tornata in carcere, mi è stato negato l’uso della toilette e sono stata costretta ad evacuare nei pantaloni. Le guardie per umiliarmi mi hanno fatto sfilare davanti agli altri prigionieri.

In tutti questi nove anni non mi hanno permesso alcuna chiamata o visita. Mia madre di 80 anni è morta mentre ero in prigione.

L’ultimo arresto

Il 30 maggio 2016, quattro agenti di polizia mi hanno trascinata in una macchina con le mani legate dietro la schiena. Alla stazione di polizia continuavo a gridare “La Falun Dafa è buona!” Per farmi tacere mi hanno messo delle gocce di una sostanza chimica sconosciuta sulla testa. Non potevo aprire gli occhi e sono quasi soffocata. Siccome non volevo smettere di gridare, la polizia mi ha afferrato la testa e l’ha ripetutamente sbattuta su una scrivania poi hanno cercato di strangolarmi con un pezzo di stoffa.

Ho provato a urlare, ma hanno preso uno straccio e me lo hanno infilato in bocca. Mi hanno sbattuto la testa a terra e mi hanno preso a calci, sono stata picchiata per due ore fino a quando non sono svenuta. Dopo che sono rinvenuta mi hanno interrogata. Mentre mi picchiavano continuavo a gridare “La Falun Dafa è buona”.

Per due volte, prima di portarmi in un centro di detenzione, la polizia mi ha portata in ospedale per essere esaminata. Non volevo concedere alcun prelievo di sangue perché sapevo che lo avrebbero usato per valutare se potevano vendere i miei organi a scopo di lucro. Mi hanno coperto la bocca e strozzato il collo mentre mi tenevano la testa bassa. Il mio braccio era coperto di sangue. I medici si sono rifiutati di esaminarmi in quel modo, così la polizia ha dovuto portarmi indietro.

Le autorità del centro di detenzione senza i risultati degli esami di salute e con le mie continue grida non mi hanno accettato. Cosi la polizia mi ha riportato indietro alla stazione di polizia di Yongning. Non potendo sopportare il terribile odore della sostanza chimica che mi avevano versato addosso mi hanno messo fuori all’aperto. Non appena esposta alla luce del sole , la mia faccia ha iniziato a bruciare. Non avendo un posto dove mettermi mi hanno mandato a casa.

Mi sono guardata allo specchio e ho notato che la mia giacca bianca era diventata nera dove avevano versato la sostanza chimica e la pelle del viso era diventata scura e piena di lividi.


Fonte: Minghui.org, 10 lug 16

English article: Suffering from Chemical Burns after Latest Arrest, Beijing Woman Recalls Nine Years in Prison and Torture for Her Faith

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