Pechino difende il libero scambio di merci, ma non il libero scambio di idee

Oscurato il sito dell’Unirule Institute of Economics, sostenitore di un’economia di mercato e di riforme economiche nel Paese. La motivazione ufficiale: la mancanza di licenza per pubblicare articoli. Il fondatore dell’istituto, Mao Yushi, ha suscitato critiche per aver giudicato in modo negativo la politica di Mao Zedong e di altri personaggi della storia del Partito.

Pechino (AsiaNews) – “Di recente a Davos, Xi Jinping ha difeso i principi del libero commercio, ed è ovvio che libero commercio e libera espressione abbiamo un legame… Libero commercio significa libero scambio di merci e libera espressione di idee. Siccome le idee hanno più valore delle merci, chi difende il libero commercio dovrebbe necessariamente difendere la libera espressione”.

Le citazioni sono prese da una lettera che alcuni membri dell’Unirule Institute of Economics, hanno postato su internet poche ore prima che il loro sito web e i loro account fossero oscurati dalla censura lo scorso 20 gennaio. Anche la lettera è stata cancellata dal web. La motivazione ufficiale per l’oscuramento del sito è che esso pubblica notizie e studi “senza licenza”.

L’Unirule Institute of Economics è un gruppo di pensiero (un think-tank) con base a Pechino, che raduna economisti liberali attorno alla personalità di Mao Yushi, 88 anni, che per i suoi studi, nel 2012 ha vinto anche un premio negli Usa, ma il governo non gli ha dato il permesso di andare a ritirarlo.

Il punto è che Mao Yushi e il suo gruppo sono sostenitori dell’economia di mercato e da tempo suggeriscono riforme delle imprese statali divenute dei mammut senza nessuna efficienza, con bilanci in rosso parassitari coperti dallo Stato. Fautore anche di una riforma delle terre – dando la proprietà ai contadini – e di una lotta contro i monopoli, pochi giorni prima che il loro sito venisse chiuso, Mao Yushi ha criticato il giudice della corte suprema Zhou Qiang che ha definito “sbagliata” l’idea occidentale che difende l’indipendenza della magistratura.

In passato Mao Yushi si è attirato le ire di molti neo-maoisti, avendo egli criticato la politica del Grande Timoniere e quella di alcuni personaggi della storia del partito comunista.

Secondo i membri del think tank – che lavora da 24 anni – il problema di Pechino è non sopportare la libertà di pensiero. Xiong Wei, avvocato attivista, spiega: “Pechino vuole che tutti i gruppi di intellettuali siano sotto il suo controllo”.

Asia News,27 gennaio 2017

English article,South China Morning Post:

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