Partito comunista cinese sempre più impotente contro la corruzione

Nonostante l’affermato grande impegno, la corruzione appare sempre più diffusa, ad ogni livello. I governi di 13 città “rubano” 120 miliardi di yuan destinati a bonificare il mare. La popolazione è sempre più critica.

Emergono sempre nuovi scandali di fatti di corruzione che coinvolgono membri del Partito comunista (Pcc) a tutti i livelli, che mostrano come il fenomeno sia in crescita, a dispetto di controlli e punizioni. Il Comitato centrale del Politburo del Pcc ha approvato ieri più stretti controlli sui funzionari pubblici. I maggiori controlli riguarderanno non solo il lavoro dei funzionari, ma anche il loro senso di responsabilità e la cura degli interessi collettivi.

I continui scandali dimostrano come la corruzione sia diffusa: all’inizio di maggio una pedicure di 21 anni ha ucciso con una coltellata un funzionario di basso livello a Badong (Hubei) che si ritiene abbia cercato di forzarla a rapporti sessuali. Su internet sono stati numerosi i commenti favorevoli alla ribellione contro corruzione e immoralità dei funzionari pubblici.

Spesso gli ammanchi di denaro pubblico assumono dimensioni gigantesche, prima di essere scoperti. Il 22 maggio il National Audit Office, massimo organo di ispezione e di controllo sui funzionari, ha denunciato che l’Amministrazione statale per l’Oceano e i governi di ben 13 città hanno sottratto 120 miliardi di yuan (circa 12,6 miliardi di euro) stanziati per depurare il mare del Golfo Bohai. Tra l’altro, quale conseguenza, sono stati realizzati solo la metà dei 230 impianti di depurazione previsti e la gran parte sono inadeguati, per cui il progetto non ha avuto i risultati attesi. Invece l’amministrazione per l’Oceano, a Pechino, ha continuato ad approvare importanti progetti edili costieri, che hanno un forte impatto ambientale.

In alcune province le indagini hanno mostrato che la corruzione non è limitata a funzionari isolati ma può assurgere a vero sistema di potere, dai funzionari di minor livello ai leader. Come per la “cricca di Shanghai”: nel 2008 l’ex capo del Pcc di Shanghai, Chen Liangyu (nella foto), è stato condannato a 18 anni di carcere per la sottrazione di miliardi di yuan di fondi pensionistici pubblici e per abuso di potere, ma sono stati condannati o epurati anche decine di funzionari ad ogni livello ritenuti complici del suo sistema di potere.

 

da Asia News

25/05/2009 13:23

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