Parte da Shanghai la riforma per l’innalzamento dell’età pensionabile

Il governo cinese, sempre più preoccupato dall’invecchiamento galoppante della popolazione, ha approvato un rischioso piano di riforma del sistema pensionistico che costringerà i lavoratori a rimanere in attività per altri cinque anni prima di poter ricevere il sussidio statale. D’altra parte gli scandali legati alla corruzione dei quadri locali – che sempre più spesso “spariscono” con i fondi pensione delle città che amministrano – e soprattutto l’invecchiamento della popolazione non lasciano alternative. La riforma entrerà in vigore a Shanghai il prossimo 9 ottobre. Secondo i media statali, in base al nuovo sistema i cittadini potranno scegliere di posticipare il pensionamento a 65 anni (per gli uomini) e a 60 (per le donne). La riforma riguarda tuttavia solo le imprese private, sempre più numerose nelle fasce ricche del Paese, mentre per i lavoratori statali rimarrà in vigore il vecchio sistema. Al momento l’età per il pensionamento è fissata a 60 anni per gli uomini e a 55 per le donne. “La riforma – spiega Bao Denru, vicedirettore della Commissione per la Sicurezza Sociale di Shanghai – cerca di venire incontro alle necessità delle persone. Lascia la libertà a chi vuole di continuare a lavorare ancora e a chi invece vuole andare in pensione di poterlo fare”. Secondo quanto riferisce la stampa locale, “la decisione di portare avanti una riforma di questo genere è derivata anche dai fondi per le pensioni”, che secondo la propaganda “sono diventati insufficienti”. Zheng Bingwen, dell’Accademia cinese di Scienze Sociali, ha dichiarato che il deficit dei fondi da destinare alle pensioni ha raggiunto in Cina i 200 miliardi di dollari ed è destinato persino ad aumentare per il futuro. Secondo alcuni analisti, tuttavia, posticipare l’eta per il pensionamento non serve a risolvere il problema, ma semmai solo a ritardarne gli effetti. Sono poi in molti a criticare il nuovo sistema, sostenendo che consentire a persone avanti negli anni di continuare a lavorare sottrae posti di lavoro alle nuove generazioni. Questo problema nasce dalla famigerata legge sul figlio unico, che alcuni giorni fa è stata confermata da Pechino “almeno per i prossimi 20 anni”. Limitando la natalità nel Paese in maniera coercitiva, infatti, il governo ha di fatto condannato a lavorare di più tutti: senza figli, infatti, si riduce il numero di contributi versati al sistema pensionistico, che ora inizia a scricchiolare.

Fonte: Asia News, 4 ottobre 2010

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