Occupazione, scontro con Epifani E Marchionne evoca lo spettro cinese

PARMA – Lo spettro che incombe sulle economie occidentali arriva dall’Oriente. È grande un miliardo e rotti di persone. Cresce a un ritmo del 9,5% e per la fine dell’anno potrebbe diventare la seconoda economia planetaria, dietro solo agli Stati Uniti. Il fantasma si chiama Cina e si è materializzato al convegno di Confindustria “Libertà e benessere: l’Italia al Futuro” ospitato alle Fiere di Parma.

A evocare la paura del grande drago, nel primo giorno del meeting, è stato l’amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne, che ha parlato del gigante orientale con frasi che lasciano poco spazio ai dubbi e alle interpretazioni: “La Cina è una minaccia per le economie del mondo occidentale, il 10% di quello che producono è sufficiente a distruggere il nostro prodotto interno lordo”.

Marchionne è intervenuto alla tavola rotonda, moderata dal direttore del Corriere della Sera Ferrucio De Bortoli, che ha registrato anche gli interventi di Roberto Colaninno (presidente della Piaggio), Antonio Tajani (vice presidente della Commissione euoropea per l’industria) e Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, protagonista di un vivace battibecco con l’ad Fiat che ha richiamato, tra gli applausi della platea, le sigle sindacali a fare la loro parte: “‘L’industria ha  l’obbligo di cercare tutte le condizioni per competere – afferma – ma i sindacati invece di ripetere le stesse cantilene – qui l’ovazione dei presenti – devono diventare parte della soluzione”.

La replica di Epifani non si è fatta attendere: “Se la Fiat resta l’unico produttore di auto, se il destino dell’auto in Italia è il destino di un’azienda la cosa non funziona”. La diatriba si è quindi spostata sulla Cina con il leader della Cgil che di fronte al suggerimento di Marchionne di guardare a Pechino, ha fatto notare, accompagnato comunque da applausi, la grave condizione dei lavoratori cinesi “che non hanno la libertà di formare un sindacato, la libertà è anche questa, altrimenti si importa un modello che comprime libertà e diritti”. “Mi fa piacere che si preoccupi della qualità della vita in Cina”, ha ironizzato Marchionne che ha ribadito l’importanza di puntare sulla competitività.
Epifani ha fatto presente la necessità di investire nel Paese se “si crede all’Italia”, suscitando ancora la replica dell’ad Fiat: “Su 8 miliardi di investimenti, 2 sono in Italia, di più non possiamo fare”. E non sembrano esserci spiragli sul futuro di Termini Imerese: “Il 31 dicembre 2011 sarà l’ultimo giorno di produzione, la gente di Termini Imerese deve essere messa in condizione di guardare al futuro dal giorno dopo”. A chiudere il match, suscitando le risate della sala, ha pensato Colannino, con una battuta sulle esportazioni: “In Cina dovremo esportare Epifani”.

Ma il gigante giallo suscita un sentimento misto di timore e curiosità. Lo dicono anche i numeri snocciolati da Li-Gang Liu, direttore  economico di Anz Banking Group: “Quest’anno avremo una crescita del 9,5%, e la Cina dovrebbe sostituire il Giappone, diventando la seconda economia del mondo” ha spiegato alla platea. E il futuro parlerà mandarino: “L’economia della Cina dovrà trasformarsi, puntando più sulla domanda interna, ma il nostro Paese esporterà molti capitali, la riserva estera in dollari ammonta a 2,4 trillioni”. Nei piani dell’impero di mezzo sembra esserci anche l’Italia: “Nei prossimi anni aumenteremo gli investimenti”.

E Marchionne non sembra avere dubbi. A De Bortoli che gli domandava se non si fosse aspettato troppo ad andare in Cina, ha risposto: “Il problema non è andarci, è che arrivano loro”.

Fonte: La Repubblica, 10 aprile 2010

NDR: Marchionne evoca lo spettro cinese ma perchè non ci parla dei suoi investimenti in Cina?

Condividi:

print print
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.