Nyima Lhamo: Tenzin Rinpoche non è morto di infarto ma per le torture subite

Nyima Lhamo, nipote di Tenzin Rinpoche, importante monaco buddista morto in una prigione cinese, è fuggita in India per dire al mondo di non credere alla versione ufficiale della morte per un attacco di cuore ma vede la causa nelle torture inflitte durante la prigionia.

Tenzin Delek Rinpoche, 65, era stato condannato all’ergastolo per “crimini di terrore e l’incitamento del separatismo” ma nel 12 luglio 2015 alla famiglie è stato detto che era morto in carcere nella città sud-occidentale di Chengdu.

Solo una settimana dopo hanno riferito i media di stato che Tenzin Delek, sostenitore del leader spirituale in esilio del Dalai Lama, era morto per un attacco cardiaco. Il suo corpo non è stato restituito alla famiglia, ed è stato invece cremato.

Ora il sua nipote, Nyima Lhamo, ha intrapreso un viaggio estenuante in India per lanciare un appello per la giustizia; lasciando dietro di sé i parenti stretti, tra cui sua figlia di sei anni.

In un’intervista nella di Dharamsala, dove ha sede un governo tibetano in esilio, ha detto che funzionari cinesi durante la prigionia hanno negato l’accesso ai parenti di Tenzin Delek per quasi due anni prima della sua morte.

In precedenza, Tenzin Delek aveva detto che era stato torturato, picchiato, gettato a terra, e bagnato con acqua calda e fredda.

Traduzione Laogai Research Foundation Italia ONLUS

Fonte: Reuters, Tibetan monk who died was tortured, says niece who fled China, 28 lug 16

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