Non solo la Russia, ora anche la Cina è accusata di ingerenze in Europa

Dopo le ingerenze russe, adesso in Occidente si prepara una nuova grande macchina di indagine: quella sulle presunte ingerenza della Cina nell’Unione europea. Uno studio pubblicato la scorsa settimana dal Global Public Policies Institute (Gppi) e dal Mercator Institute for Chinese Studies (Mics), entrambi con sede in Germania, ha infatti elencato una serie di azioni poste in essere dal governo cinese nei rapporti con l’Europa che, a detta dei redattori, certificherebbe la volontà del governo di Pechino di influenzare la politica del Vecchio Continente spostandola verso l’asse cinese.

I metodi studiati dal Gppi e e dal Mics vanno dalle pressioni economiche per dividere l’Unione europea e zittire le voci critiche alla propaganda nei più prestigiosi giornali europei fino alla creazione di nuovi centri di ricerca per influenzare l’opinione pubblica anche attraverso le grandi comunità cinesi presenti nel continente e che fanno parte della cosiddetta “diaspora” orientale.

Indubbiamente, l’arma più importante della Cina per raggiungere i suoi obiettivi è la sua forza finanziaria. Approfittando della crisi finanziaria globale e della dura austerità imposta da Bruxelles, Pechino ha aumentato i suoi investimenti in Europa attraverso progetti come la Nuova Via della Seta, che promuovendo lo sviluppo delle infrastrutture lungo l’asse continentale, di fatto consolida l’influenza dei miliardi cinesi nella politica europea, o come la meno nota iniziativa  del “16 + 1”, che vuole rafforzare la cooperazione tra la Cina e 16 paesi dell’Europa centrale e orientale, di cui 11 sono Stati membri dell’Unione europea.

Secondo gli esperti, quello proposto dalla Cina non sarebbe un programma distruttivo dell’Unione europea, ma alternativo. Una sorta di sistema che prevede sì il mantenimento del blocco di Bruxelles (per la Cina è fondamentale avere pochi interlocutori) ma che sia spostato verso l’orbita cinese. E in questo, a detta dello studio, sfrutterebbe in particolare quei Paesi in cui si può confrontare più facilmente con dei sistemi politici più tendenti all’autoritarismo. In sostanza, il rapporto accusa gli Stati dell’Europa orientali tacciato di autoritarismo di essere facili teste di ponte di Pechino nel sistema dell’Europa occidentale. Però, a differenze delle accuse rivolte alla Russia, Pechino non vorrebbe la dissoluzione del blocco europeo ma un suo scivolamento a Oriente.

Le accuse non sono nuove. Negli ultimi mesi, specialmente grazie alla crescente frizione tra Cina e Stati Uniti, Pechino è stata accusata non solo dagli Usa ma anche dai suoi più fedeli alleati di voler influenzare la politica locale. L’Australia, in questo senso, è un esempio lampante, con le accuse rivolte alla stessa comunità cinese immigrata di essere utilizzata come uno strumento di ingerenza negli affari del Paese da parte di affaristi cinesi o di politici di origine cinese. Allo stesso modo, il direttore dell’Fbi, Christopher Wray, ha avvertito la scorsa settimana della presenza di agenti del governo cinese negli Stati Uniti, in particolare nel mondo accademico, come riportato da Business Insider. Una scelta che ha visto forti critiche della stessa comunità sino-americana e, naturalmente, del governo cinese, il quale, attraverso i suoi giornali, ha accusato gli Usa di essere tornato a una fora di maccartismo.

Per far fronte a possibili interferenze cinesi, i gruppi che hanno stilato questo rapporto propongono che l’Unione europea incrementi la sua unità politica nei negoziati con Pechino, per cercare di raggiungere una posizione di vantaggio. Inoltre, la speranza è quella implementare un nuovo meccanismo collettivo che freni le acquisizioni da parte di società cinesi delle aziende europee di “interesse pubblico”.

Insomma, dopo l’ondata di fobia per ogni tipo di messaggio che potesse essere interpretato come la volontà di Putin e della Russia di interferire sull’Europa, adesso è il momento della Cina. Un’interferenza che sì, indubbiamente c’è e ci sarà sempre. Ma la domanda che doverebbe essere posta è un’altra: chi non lo fa? Immaginando tutte le superpotenze mondiali, è difficile credere che esista una potenza fra Stati Uniti, Cina e Russia, che non voglia entrare negli affari europei per spostare il continente verso la propria politica. Gli Stati Uniti lo fanno da decenni, e non sembrano intenzionati a smettere. Lo ha fatto chiunque e continueranno a farlo, anche perché la debolezza della struttura europea e la debolezza cui ha costretto i suoi Stati membri, rendono effettivamente facile per chiunque attrarre i governi nazionali verso la propria orbita.

La colpa semmai non è della Cina di entrare nella politica europea, ma della stessa Europa che ha dimenticato, da tempo, il bene del continente.

Gli Occhi della Guerra,03/03/2018

English news,Business Insider:

China could be using ‘divide and rule’ tactics to gain influence in Europe

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