Non solo calcio: Francia e Cina investono in telecomunicazioni, moda e industria italiane

L’Estate 2016 sarà ricordata come quella delle cessioni eccellente. Si diceva che gli imprenditori stranieri non avrebbero mai investito in Italia e invece, dal calcio alla moda passando per le telecomunicazioni, cinesi e francesi stanno avanzando sempre più. Una situazione che viene analizzata questa mattina da La Stampa in una ampia analisi dei dossier aperti.

Il giallo di quest’estate si sviluppa intorno al solito Vincent Bolloré, che in primavera aveva annunciato in pompa magna l’accordo con Piersilvio Berlusconi per prendere il controllo di Mediaset Premium e in parallelo procedere a uno scambio azionario fra Vivendi, di cui il magnate bretone è il primo azionista, e il Biscione. Colpo di scena delle ultime settimane: per Bolloré è tutto da rifare.

Si sapeva che la pay tv berlusconiana andasse male, ma lui ha scoperto solo ora che i conti sono peggiori di quanto credesse. Le voci che corrono a Parigi indicano che Bolloré desidera restare della partita, ma vuole molto di più, agli inizi addirittura il 15% di Mediaset, invece del 3,5% previsto. Adesso forse si accontenterebbe del 7%. E se fosse tutta una manfrina per coprire una scalata occulta?

 L’Italia sta dando delle belle soddisfazioni alla Francia soprattutto nel campo della moda e del lusso, dove Lvmh (fra gli altri controlla Bulgari e Loro Piana) e Kering (da Gucci giù fino a Brioni) hanno anche ritrovato una base produttiva, mentre in Francia, vittima da tempo della deindustrializzazione, è praticamente scomparsa.

Un upgrade qualitativo e tecnologico è quello che spesso ricercano anche le aziende cinesi in Italia. La “notizia” dell’estate è l’accordo preliminare firmato per mettere le mani sul Milan. Il tutto dopo che ad inizio estate era stata l’altra società milanese,l’Inter, a passare nelle mani dei cinesi di Suning.

Ci consoliamo – nel calcio – registrando che non siamo i soli nel mirino dei cinesi. Una recente mappa pubblicata dalla Gazzetta dello sport evidenzia tutte le partecipazioni:sono ben 14 i club europei che ormai hanno nel loro capitale quote cinesi. In soli 2 casi (Manchester City e Atletico Madrid) non si tratta di quote di controllo, per il resto sono ben 12 i club ormai già controllati.

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Ma le altre prede cadute nelle mani dei cinesi negli ultimi anni sono realtà più di nicchia e complementari alle produzioni del colosso asiatico, da Krizia nella moda agli yacht di Ferretti, passando per un produttore di compressori per frigoriferi, la bellunese Acc Compressors.

Secondo i dati più aggiornati (alla fine del 2015) del Cesif, Centro studi imprese della Fondazione Italia Cina, 231 gruppi cinesi avevano preso il controllo o almeno messo un piede in 417 aziende italiane, che danno lavoro a più di 22 mila persone.

Nel 2016 la corsa non si è arrestata, anzi. Basta vedere cosa sta accadendo quest’estate. Galli cedroni (e galletti tricolori), avanti tutta.

Calcio e Finanza,08/08/2016

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