Nei dialoghi Cina-Santa Sede c’è silenzio sul destino dei preti sotterranei

Entro la fine dell’anno, tutti i sacerdoti devono registrarsi per ricevere un certificato che permetta loro di esercitare il ministero. Ma la richiesta deve passare attraverso l’Associazione patriottica, i cui statuti sono “incompatibili” con la dottrina cattolica. Molti sacerdoti, ufficiali e non ufficiali, sono in un grande dilemma.

Hong Kong – Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo urgente appello da parte di un sacerdote della Cina del Sud.

Per tutto quest’anno si sono moltiplicati gli appelli da parte di sacerdoti della Chiesa sotterranea. Essi sono presi infatti da un difficilissimo e serio dilemma: entro la fine dell’anno essi saranno forzati a registrarsi presso il governo e soprattutto dovranno accettare l’adesione alla Associazione patriottica, con le sue tre autonomie [finanziaria, amministrativa, di evangelizzazione], che rendono l’organizzazione “incompatibile” con la dottrina cattolica, come dice la Lettera ai cattolici cinesi di Benedetto XVI, che papa Francesco ha ribadito.

Purtroppo, sembra che questo dramma vissuto da molti sacerdoti non interessi nessuno. L’attenzione di tutto il pubblico verso la Chiesa cinese è trascinata verso i possibili risultati dei negoziati che sono in corso fra il governo cinese e la Santa Sede. Su questo tema si sono prodotti speculazioni a non finire, commenti, discussioni a favore o contro i negoziati. Ma questo volume di informazione si focalizza spesso solo sul tema della elezione die vescovi cinesi e sugli eventuali rapporti diplomatici.

Il card. John Tong, vescovo di Hong Kong, è intervenuto nel dibattito con un articolo molto equilibrato, sottolineando la necessità del dialogo e cercando di sciogliere tutte le paure e le critiche di coloro che non sono d’accordo o che si oppongono ai negoziati. Anche qui, comunque, la preoccupazione fondamentale è quella dei temi di alto livello. Invece, i problemi e le difficoltà quotidiani del clero cinese e dei fedeli non sembrano ricevere una degna attenzione.

Il tema che ho citato sopra, quello della registrazione dei sacerdoti cattolici merita un’attenzione speciale, anche all’interno di questi negoziati ufficiali: esso potrebbe preparare la strada per la soluzione di altre tematiche. Ed è piuttosto urgente!

Il 13 febbraio scorso, Global Times [il magazine del Quotidiano del popolo] ha detto che la Cina ha lanciato una massiccia campagna per verificare e registrare le identità di tutti gli operatori religiosi: ad ognuno di loro verrà rilasciato un certificato su cui è registrato il nome religioso, il nome da laico, il numero di carta d’identità, e il numero speciale della categoria di operatore religioso.

All’inizio la campagna era rivolta ai monaci buddisti, ma presto si è estesa anche ai sacerdoti taoisti e a quelli cattolici, che dovranno fare la domanda per ricevere il certificato entro la fine di questo anno. Se un sacerdote o un monaco, o un luogo religioso fanno la domanda per ricevere il certificato e tale domanda viene rifiutata dalle autorità, il richiedente non potrà avere alcun certificato. Secondo i regolamenti dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi (Sara), a coloro che non hanno il certificato è proibito impegnarsi in una qualunque attività religiosa.

In seguito, il 25 febbraio scorso, vi è stato un incontro fra rappresentanti della Sara e del Dipartimento del Fronte unito del Partito comunista e i leader cattolici delle due organizzazioni controllate dal governo, l’Associazione patriottica dei cattolici cinesi e il cosiddetto Consiglio dei vescovi cinesi. Ovviamente, senza molte sorprese, i rappresentanti cattolici hanno avallato il piano di lavoro del 2016 che le autorità governative avevano preparato per loro. Essi non solo dovranno ordinare vescovi “sotto la leadership del governo”, ma dovranno anche registrare i sacerdoti ufficiali e forzare i sacerdoti sotterranei (non ufficiali) a entrare nella Chiesa ufficiale, richiedendo a loro di domandare per il certificato di identità come operatore religioso.

A questo punto, tutti i sacerdoti non ufficiali si trovano in difficoltà perché, per poter portare avanti il loro ministero, essi sono costretti a domandare di essere registrati attraverso l’Associazione patriottica, accettando i suoi principi di autonomia, indipendenza e amministrazione democratica della Chiesa. Molti di questi sacerdoti sono in gravi difficoltà e nel dolore perché questo metodo di registrazione va contro la loro fede, rischia di scandalizzare i fedeli e per ora non si riesce a vedere una via d’uscita. Perfino molti sacerdoti delle comunità ufficiali non sono felici riguardo a queste misure perché esse creeranno ulteriori difficoltà al loro lavoro.

Ci si può domandare come mai nei negoziati fra Santa Sede e Pechino non si fa cenno a questo problema. La registrazione ufficiale dei sacerdoti è senz’altro desiderabile, ma perché noi dobbiamo chiedere il certificato attraverso l’Associazione patriottica e non semplicemente e direttamente alla Sara o a altri organi civili, come avviene nelle altre nazioni?  Forse è possibile trovare una soluzione.

Asia News,24 ago 2016

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