Napoli: gli studenti incontrano il mondo del carcere e parlano dei laogai

Gli studenti dell’Istituto Tecnico Statale di Napoli “Galileo Ferraris” incontrano il mondo del carcere, una interessante iniziativa promossa dal laboratorio diocesano a cui hanno aderito una quindicina di insegnanti di religione. Ogni docente di scuole diverse ha focalizzato l’attenzione su un tema. Il Prof. Evaristo Cicatiello insegnante di religione all’Istituto “Galileo Ferraris” fa parte del laboratorio diocesano e i suoi studenti hanno elaborato il tema riguardante i laogai. Il Direttore della Laogai Research Fondation Italia Onlus Gianni Taeshin Da Valle ha fornito  alcune risposte agli studenti  e molte informazioni sono state ricavate dal sito della fondazione.

Nella foto il Prof. Evaristo Cicatiello con alcuni studenti.


Arcidiocesi di Napoli

Pastorale scolastica

Quale giustizia?

Gli studenti incontrano il mondo del carcere

 Convegno

Napoli, Auditorium Salesiano «Salvo D’Acquisto», Via Morghen, 58 22 marzo 2017, ore 10 

 

Comunicato stampa

«Quale giustizia? Gli studenti incontrano il mondo del carcere» è il titolo del convegno, organizzato dal Laboratorio didattico degli insegnanti di religione nelle scuole secondarie della diocesi, al termine di un’articolata attività didattica sviluppata in diversi istituti e licei di Napoli e provincia, che ha visto il coinvolgimento di oltre duemila studenti e ha posto al centro della loro attenzione la complessa e drammatica realtà del pianeta carcere: dei detenuti, delle loro famiglie, delle vittime, degli addetti ai lavori, del volontariato…

L’incontro con le persone detenute e con chi sta loro accanto, come i cappellani nelle carceri e i volontari dentro e fuori i penitenziari, è stato posto al centro del percorso didattico e formativo proposto agli studenti. È per questo motivo che le scuole hanno organizzato visite a centri per detenuti, come la casa di accoglienza per persone agli arresti domiciliari “Liberi di volare ONLUS” della pastorale carceraria di Napoli, e incontri e convegni nelle diverse scuole.

Al convegno, i primi a prendere la parola saranno gli studenti presenti, in rappresentanza della propria scuola, con un prodotto realizzato sul tema, come «saggio» dell’intero lavoro realizzato.

Ci sarà chi canterà un testo scritto e musicato dalla propria classe sul tema, o semplicemente chi canterà canzoni note e si esibirà in coreografie; chi renderà conto di una piccola indagine, fatta tra i propri compagni di scuola, su come si guarda ai «detenuti» e su ciò che di solito si pensa di loro. Ci sarà, poi, chi presenterà attraverso un video o altri prodotti digitali il proprio punto di vista sul tema, o chi renderà conto di incontri e interviste fatte a persone impegnate in questi ambiti, e, ancora, chi racconterà, attraverso immagini, parole, suoni, storie di persone con esperienze drammatiche di carcere alle spalle.

Gli studenti degli Istituti comprensivi Capuozzo (Na), Casanova-Costantinopoli (Na) e G. Falcone (Volla), dell’I.T.I. G. Ferraris (Na), dell’I.T. Torrente (Casoria) e dei Licei Artistico (Na), De Bottis (Torre del Greco), R. Caccioppoli (Na), V. Emanuele (Na), I. Kant (Melito), G. Mazzini (Na), J. Sannazaro (Na) e P. Villari (Na), dopo aver presentato i propri lavori, dialogheranno e si confronteranno con funzionari dell’istituzione penitenziaria di Poggioreale, con don Franco Esposito, cappellano a Poggioreale e responsabile della pastorale carceraria della chiesa di Napoli, e con una persona detenuta in regime di semilibertà.

Porterà il suo saluto don Francesco Rinaldi, direttore della pastorale scolastica a Napoli. Sono state invitate e sono attese per un loro intervento la dr. Luisa Franzese, direttore USR Campania, e la dr. Anna Maria Di Nocera, Ufficio Aggiornamento e Formazione USR Campania.

L’iniziativa si colloca nel quadro degli accordi intercorsi tra MIUR e Caritas italiana, sottoscritti con il protocollo d’intesa del 30 aprile 2014, finalizzato a promuovere l’ «Educazione alla pace, alla mondialità, al dialogo, alla legalità e alla corresponsabilità attraverso la valorizzazione del volontariato e della solidarietà sociale».

Relazione degli studenti dell’Istituto Tecnico Statale Galileo Ferraris di Napoli:

La nostra ricerca si è sviluppata con l’intento di scoprire le problematiche relative al carcere nelle altre nazioni e confrontarle con quelle del nostro Paese. In Italia il sistema carcerario ha come fine la riabilitazione, anche se pochissime strutture riescono in questo intento, mentre ci sono Paesi, tra cui la Cina, che fanno dell’attività carceraria un vero e proprio business, dove i detenuti ridotti in schiavitù, diventano mere merci a buon mercato. Come ben sappiamo le strutture carcerarie non sono le stesse in ogni Paese.

Abbiamo deciso di approfondire il fenomeno carcerario cinese perchè è di portata gigantesca, infatti in questo momento  le case di detenzione “ospitano”  dai tre ai cinque milioni di detenuti e le prigioni sono veri e propri campi di concentramento, chiamati Laogai, dove i detenuti sono costretti a lavorare dalle quattordici alle sedici ore al giorno, in condizioni disumane.

Nei laogai c’è un tasso di mortalità elevatissimo. Si muore per fame, infatti i detenuti sono privati del cibo e non è raro che essi si alimentino con ratti e altri animali trovati per pura fortuna. Si muore per le pessime condizioni igieniche o per le torture a cui sono sottoposti, come l’incatenamento  in posizioni dolorose o, nel caso delle donne, per violenze di ogni sorta talvolta inenarrabili!

Altra pratica scandalosa nei laogai è il trapianto forzato degli organi. Migliaia di reni, fegati, cornee ecc sono immessi nel mercato internazionale del traffico di organi, anche via internet. Secondo le organizzazioni umanitarie internazionali, il 95% viene dai corpi dei condannati a morte, talvolta uccisi proprio per questo scopo. Il governo cinese ha sempre negato queste accuse. Solo nel novembre del 2006 un altissimo funzionario del Ministero per la Salute, Huang Jefu, ha riconosciuto, durante una conferenza di chirurghi a Guangzhou, che “ a parte un piccolo numero di organi, provenienti da vittime della strada, la gran parte degli organi espiantati viene da prigionieri uccisi “.

È molto semplice andare in carcere in questo Paese, per esempio si rischia la galera anche solo per la scelta di abbracciare una fede religiosa non approvata dallo Stato o per una critica al potere politico locale, o anche,semplicemente,se si aspetta un secondo figlio. Infatti, ancora oggi nel XXI secolo, fra le tante libertà represse nella Cina post-olimpica, figura quella relativa alla scelta di avere un secondo figlio. Solo dimostrando di avere un reddito ritenuto idoneo si ottiene l’autorizzazione per concepire un secondo figlio. Ed è paradossale attendere una “fredda autorizzazione” per quella che dovrebbe essere una libertà legittima da gestire nella coppia e nella famiglia, liberamente, in una dimensione privata e personalissima. Una così dura e repressiva legge sulla pianificazione familiare causa decine di migliaia di sterilizzazioni e aborti forzati all’anno (solo nella provincia di Guangdong sono state sterilizzate quasi 10.000 persone). Il Governo cinese si vanta infatti di aver “evitato”, dalla prima introduzione della politica del figlio unico nel 1979, ben 400 milioni di nascite.

Vogliamo segnalare anche ciò che ci sembra una forte contraddizione: mentre la legge italiana condanna tutto questo, permette poi mostre di cadaveri sezionati provenienti dai laogai. Mostre che magari possono avere anche un interesse scientifico, ma che per ovvi motivi etici dovrebbero essere vietate o perlomeno soggette a più rigidi controlli, visto che le presunte “donazioni volontarie”, per i motivi già detti, potrebbero essere state estorte sotto tortura.

Era necessario nell’affrontare questo tema, fare queste precisazioni, al fine di una corretta comprensione del fenomeno, caratterizzato da problematiche completamente diverse da quelle che traspaiono nelle carceri del nostro Paese.  Inoltre la ricerca ci è sembrata interessante anche perché ci riguarda “direttamente”! Basti pensare ai laboratori clandestini cinesi spesso scoperti dalla polizia italiana. Questi possiamo definirli “laogai Italiani” dove gli operai, ma anche tanti ragazzi e bambini, sono costretti a ritmi di lavoro disumani, in contesti dove mancano del tutto le norme primarie di sicurezza e di igiene. Soltanto a Prato vi sono 3400 aziende manifatturiere orientali che contano circa 40000 addetti tra cui 30000 clandestini. Gli effetti devastanti sull’economia italiana sono sotto gli occhi di tutti e vogliamo ricordare che il discorso sulla globalizzazione impone anche regole fondamentali per il rispetto della vita e dei diritti dell’uomo.

Nel corso della ricerca abbiamo incontrato la figura di Matteo Ricci, personaggio di rilievo nel dialogo fra Occidente ed Oriente. Questi, attraverso lo scambio di conoscenze di ogni tipo, riuscì a percepire e a presentare le differenze come valore aggiunto fino ad affermare che “non esiste vera unità senza differenze”. Tale principio è sacro ed assume valore in tutte le dimensioni del vivere quotidiano sociale e personale. Ecco perché ci è sembrato utile citarlo. Il nostro Paese promuove il rispetto dei diritti umani e non può essere sordo alla richiesta disperata di aiuto che ci arriva dalle carceri cinesi. È necessario un dialogo con la Cina che, sull’esempio di quello instaurato da Matteo Ricci, possa, nella considerazione dei valori asiatici, raggiungere obiettivi ispirati al concreto rispetto dei diritti umani. E soprattutto è importante che tale dialogo non si limiti ai rapporti commerciali Italia-Cina che, quasi sempre, sono all’origine di un diffuso e scandaloso silenzio.

Prima di concludere vogliamo ringraziare il Direttore della Laogai Reasearch Fondation Italia Onlus  Gianni Taeshin Da Valle per le risposte dateci e per le informazioni ricavate dal sito della fondazione. A lui abbiamo chiesto “se la situazione attuale delle carceri in Cina è migliorata..” e ci ha risposto così:

Registrazione vocale:

La Cina sotto il governo di Xi Jinping sta subendo una intensificazione delle repressioni e la situazione delle carceri non è affatto migliorata, difensori dei diritti umani, avvocati, giornalisti e attivisti hanno subito crescenti e sistematiche intimidazioni e molestie, compresi arresti arbitrari e tortura e altri maltrattamenti. Anche i familiari sono state vittime di molestie e persecuzioni. È aumentato anche il numero di detenuti costretti a fare “confessioni” in televisione. Le autorità hanno nuovamente bloccato migliaia di siti web e persino le canzoncine delle Zecchino d’oro sono state vittime di questa censura folle in quanto alcune avevano dei contenuti a tema religioso… il Pcc con il pretesto di rafforzare la sicurezza nazionale, utilizza il suo potere  per mettere a tacere il dissenso e reprimere i difensori dei diritti umani, accusandoli di aver commesso reati  contro la sicurezza nazionale…

In questo momento in un laogai in Cina c’è il premio Nobel per la pace 2010 Liù Xiabò, che ha sempre lottato nel suo Paese per la libera espressione, ed è per questo che è stato arrestato e condannato a 14 anni di carcere. Ha scritto una lettera con la quale vogliamo concludere questa ricerca:

Spero che il mio paese diventi una terra dove ci si possa esprimere liberamente, dove le opinioni di tutti i cittadini siano rispettate, dove: valori, idee e posizioni politiche diverse siano rispettate e possano confrontarsi tra loro e coesistere pacificamente dove le opinioni  della maggioranza e della  minoranza siano garantite allo stesso modo in particolare siano pienamente rispettate  e difese le idee politiche diverse da quelle di coloro che detengono il  potere. dove tutte le convinzioni politiche possano essere espresse alla luce del sole per essere giudicate dal popolo; dove ogni cittadino possa manifestare le sue idee politiche senza paura, e nessuno sia perseguitato per aver professato opinioni divergenti. Spero di essere l’ultima vittima delle interminabili inquisizioni letterarie cinesi e che dopo di me nessuno venga più incriminato per le sue parole”.

 Gli studenti dell’Istituto Tecnico Statale di Napoli “Galileo Ferraris”, 20 marzo 2017

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