Morti per il sisma del Qinghai: è “guerra di cifre” tra governo e monasteri

Scoppia la “guerra delle cifre” per il disastroso terremoto del Qinghai, tra il governo che parla di 2.200 morti e i monaci dei monasteri della zona che parlano un numero di vittime tra 4mila e 10mila.
Il governo dice che fino a 2 giorni fa sono stati accertati 2.220 morti e ci sono ancora solo 70 dispersi, per cui la cifra appare definitiva.

Zhang Guangrong, vicegovernatore del Qinghai, ha insistito ieri che il calcolo del governo è preciso e basato su tutti i ritrovamenti accertati e che tutti i gruppi di ricerca hanno sempre indicato ogni corpo rinvenuto.

Ma non meno sicuri sono i monaci della zona –che sono stati tra i primi e più assidui soccorritori- che si basano sui racconti dei fedeli che chiedono preghiere per i loro defunti e sul numero dei corpi cremati nelle cerimonie funebri. Ad esempio, i monaci del monastero di Jiegu dicono che il solo 17 aprile hanno cremato 2.110 corpi.

Peraltro non risulta che lo Stato abbia operato confronti con i dati dei monasteri. Fonti locali ritengono che il numero dei dispersi sia molto maggiore di quanto dice il governo e qualcuno osserva che in precedenti disastri le cifre ufficiali si sono poi rivelate non attendibili.

Questa incertezza crea discontento nella regione, anche per il grande rispetto che la popolazione tributa ai monaci.

Con certezza il governo appare rifiutare qualsiasi voce critica sui soccorsi nel Qinghai. Lo scrittore tibetano Tagyal (che usa lo pseudonimo di Zhogs Ding) è stato “portato via” dalla polizia il 23 aprile a Xining, dopo che aveva criticato come carenti gli aiuti pubblici per il sisma del Qinghai e aveva sottoscritto, con altri intellettuali, una lettera aperta che sollecita la popolazione a donare cibo, vestiti e medicine per i terremotati ma avverte di non portarli alle organizzazioni pubbliche di soccorso, temendo possano essere corrotte. Parenti ed amici spiegano che l’arresto può anche riguardare il libro Distinguere fra il cielo e la terra, pubblicato in tibetano, che critica Pechino per la dura repressione adottata per le proteste antigovernative in Tibet nel marzo 2008, libro che la polizia sta sequestrando in tutte le librerie. A Tagyal sono stati anche sequestrati i computer, sebbene a distanza di giorni manca tuttora una spiegazione ufficiale per l’arresto e la moglie non lo ha potuto visitare.

Il suo amico Tserang Woeser spiega che “il libro è molto popolare [tra i tibetani] e influente per il suo esame delle proteste del 2008. Egli accusa il governo di avere adottato una politica repressiva, dopo le proteste”.

Fonte: AsiaNews, 27 aprile 2010

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