Mons. Nugent ordinato arcivescovo: “Ha portato le sofferenze della Chiesa cinese”

Il nuovo arcivescovo Eugene Martin Nugent, ex rappresentante pontificio in Cina, ha “portato su di sé fatiche e lamentele” e “si è fatto carico dell’estremamente complicata situazione” della Chiesa in Cina. Lo ha detto il cardinale Joseph Zen Ze-kiun, vescovo emerito di Hong Kong, dopo l’omelia pronunciata nel corso della messa di ringraziamento celebrata il 19 marzo scorso, il giorno dopo l’ordinazione episcopale di mons. Nugent.

Per festeggiare la promozione del nuovo arcivescovo, molte comunità della Chiesa cinese – sia ufficiale che non ufficiale – hanno celebrato messe speciali per pregare in occasione dell’ordinazione ufficiale di mons. Nugent, avvenuta in Vaticano. E proprio in Vaticano, oggi, si apre la nuova sessione di lavori della Commissione sulla Cina.

La Commissione, creata nel 2007, è formata da alcuni capi dicastero della Curia romana, rappresentanti dell’episcopato cinese e da membri delle Congregazioni religiose. I lavori, che termineranno mercoledì, avranno come oggetto la formazione umana, intellettuale, spirituale e pastorale dei seminaristi e delle persone consacrate, nonché quello della formazione permanente dei sacerdoti. Non sono previste sessioni “diplomatiche”, sui rapporti fra Vaticano e governo di Pechino.

L’arcivescovo Nugent, nuovo Nunzio episcopale in Madagascar, è stato ordinato dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano. Il giorno dopo, mons. Nugent ha celebrato la messa di ringraziamento nella Cappella paolina della basilica di Santa Maria Maggiore. Parlando ai fedeli, ha detto: “È un grande onore, per me, divenire vescovo della Chiesa e ambasciatore del Papa. Ma è anche una grande responsabilità: ecco perché vi chiedo di continuare a pregare per me e con me, in modo da poter continuare la missione della Chiesa”.  I dieci anni di lavoro con la Chiesa in Cina, ha aggiunto, “sono da me considerati una delle più grandi benedizioni che mi sono state concesse nella vita”.

Secondo il card. Zen, “mons. Nugent è stato de facto il Nunzio in Cina: è arrivato ad Hong Kong senza alcuno status diplomatico, quasi sconosciuto sia alla comunità cattolica che alla società. Per molti anni ha vissuto e lavorato in un piccolo appartamento, condividendo i pasti con la comunità religiosa della porta accanto”.

Per anni, ha aggiunto, “ha lavorato con la Chiesa cinese, scambiando lettere e messaggi in una lingua che non poteva conoscere”, mentre il governo cinese “non gli ha mostrato molta simpatia”. A mons. Nugent è stato concesso il visto di ingresso in Cina soltanto una volta in dieci anni. Uno dei tratti più dolorosi del suo lavoro è stato lavorare con persone che non poteva incontrare, tramite corrispondenze segrete portate avanti e indietro a rischio dei messaggeri.

Questa forma di comunicazione, così lontana da quella ideale, “ha causato altre sofferenze al suo cuore, quando in risposta al suo duro lavoro e alla sua cura amorevole sono arrivate incomprensioni e lamentele. Speriamo, quando verranno tempi migliori, di essere in grado di poter comunicare ai fratelli e alle sorelle della Cina continentale la piena verità del suo amore e del servizio che, quotidianamente, ha offerto loro”.

Ammirando la fede, la testimonianza, l’umiltà e la pazienza di mons. Nugent, il car. Zen ha espresso la nuovo Nunzio la sua gratitudine con quattro ideogrammi cinesi: “Ren lao ren yuan”, che vogliono dire “portare su di sé fatiche e lamentele”. Secondo il vescovo di Hong Kong, mons. John Tong Hon, “il nuovo arcivescovo è un uomo buono, spirituale e attaccato ai principi della Chiesa”.

Dal 2000, molte diocesi della Chiesa in Cina hanno dovuto affrontare la successione episcopale, dato che molti presuli (di 80 o 90 anni) hanno iniziato a morire o sono andati in pensione. I casi di ordinazioni episcopali illecite, come quelle del 2006, e i conflitti fra la Chiesa ufficiale e quella non ufficiale hanno causato molte sofferenze al rappresentante del Papa. Fra i partecipanti all’ordinazione di mons. Nugent erano presenti più di 300 persone; fra questi, molti cinesi.

Fonte: AsiaNews, 22 marzo 2010

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