“Mio fratello detenuto nelle prigioni cinesi perché non rinuncia alla sua religione”

Bologna, 13 agosto 2008 – Pubblichiamo la lettera di una rifugiata cinese in Italia:  Una signora cinese, rifugiata politica in Italia, ci scrive per raccontarci la vicenda del fratello ingegnere di 43 anni. La sua colpa è seguire i principi della Falun Dafa.  Gentile Direttore, Le scrivo per denunciare le violenze subite da mio fratello, pregandola di aiutarmi…. 

Si chiama Zhao Lizhuan, 43 anni. È una persona onesta, buona di natura e taciturna. Lavorava come ingegnere superiore all’Istituto di Progettazione di No. 1 Compagnia Generale di Macchinari Pesanti. La sua buona natura innata, si riconosce nella Falun Dafa, che aveva iniziato a praticare dal settembre 1996 e nei suoi principi universali: verità compassione e tolleranza.  Poiché il partito comunista cinese ha sempre diffuso la “falsità, la malvagità e la lotta”, totalmente in contrasto ai principi “verità compassione e tolleranza” promossi dalla Falun Dafa, il 20 luglio 1999, l’ex capo dello stato Jiang Zemin e il partito comunista cinese hanno iniziato la crudele e frenetica persecuzione contro il Falun Gong e i suoi praticanti in tutta la Cina.

Qui, in sintesi la storia di mio fratello durante questi nove anni di persecuzione:

Nella seconda metà del giugno 2000, mio fratello è stato arrestato sul luogo di lavoro dalla polizia, è stato detenuto per 45 giorni nel Centro di Detenzione di Fulaerchi. Per obbligarlo a rinunciare alla sua fede in “Verità, Compassione e Tolleranza”, i poliziotti lo hanno appeso al soffitto e lo hanno colpito ripetutamente con un grosso bastone di legno alla testa e al corpo.

Il 28 dicembre 2000, è stato arrestato per la seconda volta e detenuto per altri 45 giorni.

Il 20 aprile 2002, 4 poliziotti hanno fatto irruzione in casa sua e lo hanno arrestato e nuovamente detenuto per 4 mesi. Quando è stato rilasciato, tutti i suoi denti si muovevano e stavano per cadere a cause dei pestaggi delle guardie; per mesi ha potuto mangiare solo cibo liquido.

Il 2 dicembre 2004, mio fratello è stato arrestato per la quarta volta, da allora sono già passati due anni e si trova tuttora in detenzione solo perché non vuole rinunciare alla sua fede in “verità compassione e tolleranza”. Dopo un violento pestaggio da parte della polizia è entrato in coma; con il ricovero al pronto soccorso dell’ospedale, ha potuto sopravvivere, ma ha perso la vista in tutti e due gli occhi, e non può più vedere niente.

Mio fratello Zhao Lizhuan nonostante le sue condizioni è tuttora rinchiuso nella prigione di Tailai nella Provincia di Heilongjiang, è stato condannato a 5 anni di detenzione. La prigione Tailai è nota all’esterno come la Fabbrica del Meccanico. Questo è un luogo dove la malvagità è infernale, molti praticanti del Falun Gong hanno perso la vita o hanno subito severe mutilazioni a causa dei violenti pestaggi subiti durante la detenzione. Nel maggio 2005, un praticante di nome Pan Hong Guang fu colpito a morte dalla polizia di questa prigione.

Sono molto preoccupata per mio fratello, perchè ultimamente siamo venuti a conoscenza che molti ospedali in Cina, con la complicità dei centri di detenzione, dei tribunali e della polizia, praticano l’espianto di organi dai praticanti del Falun Gong mentre sono ancora vivi, per rifornire il lucroso mercato dei trapianti. Si è convinto un Vicepresidente del Parlamento E.U, l’On. Mac Millan-Scott che ha condotto un’indagine in Cina durante una sua visita.

Il signor David Kilgour, un ex-segretario di stato, e il Sig. David Matas un avvocato che opera nella difesa dei diritti umani, entrambi canadesi, dopo due mesi di indagine indipendente hanno confermato la veridicità delle accuse sull’espianto di organi ai praticanti del Falun Gong in Cina.

Mio fratello vuole soltanto la libertà di migliorare se stesso e comportarsi bene nella vita, egli crede nei valori universali: verità compassione e tolleranza, insegnatigli dalla Falun Dafa. Per questo motivo sta subendo una persecuzione disumana.

La prego, in nome della coscienza umana, stenda la sua mano e l’aiuti a riguadagnare la libertà.

Zhao Lili
Rifugiata politica in italia

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