Messaggio di Marco Pannella ai militanti tibetani in sciopero della sete in India

Carissimi compagni di lotta di speranza e di ideali,

leggo che avete oltrepassato i quattro, o cinque, giorni di sciopero della sete per dar così voce, corpo, forza alla risposta nonviolenta, cioè di amore per la verità, perché anche chi si illude di poter fare della violenza una forza di vita sia raggiunto dalla vostra speranza e fiducia che anche in lui si affermi una scelta di vita di libertà di compassione.

Vorrei letteralmente supplicarvi, di non dimenticare mai, e men che mai oggi, che nonviolenza è rischiare la vita e non la morte. Ogni morte è una nostra sconfitta, ogni nostra morte nella lotta come anche, certo, nell’inerzia è anche una nostra dolorosa sconfitta.

Dobbiamo assolutamente evitare di cadere nella tentazione di scagliare contro il “nemico” come una nostra arma i nostri corpi contro di lui. L’uso distorto della lotta nonviolenta, specie in Occidente, ha appunto portato all’errore di colpirlo rendendolo assassino. Dobbiamo sapere e ricordare che ogni martirio, ogni martire ha per costo umano il corrispondente assassino che noi stessi in quel caso concorriamo a creare. E’ l’opposto, insomma, del nostro onore di inermi ma mai inerti, armati appunto di nonviolenza e di compassione.

Dalla mia storia personale molto diversa, credo di intuire sempre di più che il buddismo tibetano, sotto la guida di Sua Santità il Dalai Lama, costituisce oggi forse il massimo tesoro spirituale, cioè vitale. Dalle mie parti forse è quello che intendiamo quando ci riferiamo all'”anima”.

Anch’io sono convinto che nel suo governo politico Sua Santità il Dalai Lama possa commettere o aver commesso errori. Almeno quanto lo proclami lui stesso con la grande riforma che da decenni ha immaginato e proposto per un Tibet liberato non solamente dai suoi violentatori, dai suoi occupanti, ma anche dal suo crescere in armonia con la scienza e la natura nel loro svolgimento terreno, politico, umano.

Ma credo di sapere proprio per aver avuto l’onore e l’amore di essere da Lui ascoltato e inteso proprio anche nel criticarlo che anche su questo Maestro, comprende e compie annunci profetici che dobbiamo con amore sapere intendere e alimentarcene.

Con questi pensieri, con questa lotta che come Partito Radicale Nonviolento conduciamo anche con le nostre compagne e compagni uighuri, mongoli, Montagnards e le popolazione oppresse in Vietnam, nel Laso, in Birmania, in Cecenia, nella Corea del Nord, cominciamo tutti insieme a meglio comprendere che la lotta per il Tibet libero e per tutti questi altri compagni di altri territori dell’Oriente estremo e no, è anche lotta consapevole e voluta perché cresca e s’affermi una libera Cina.

La forza di noi tutte e tutti, esclude il cedere alla disperazione, alla rabbia, allo sdegno e all’accecamento dinanzi alla cattiveria, alla malvagità, alla violenza dei potenti, da millenni resi ovunque folli dalla propria impotenza costretti all’illusione della violenza. Questi i pensieri che dal cuore del nostro Partito mi ispirate e ve ne sono grato, molto riconoscente. Avete la nostra gratitudine e siete voi speranza, anche se in qualche momento la smarrite e per questo che torno, per ora e per il domani, mi sdraio accanto a voi e vi scongiuro: mai compite una scelta di morte, mai morire per mancanza di prudenza e di speranza, per rabbia e odio contro chi ci opprime e vuole la nostra morte, la fine di quel che siamo e speriamo.

Anche nello sciopero della sete siamo responsabili di tutto il bene e di tutto il male, di tutta la vita e di tutta la morte, che anche con esso comunque saremo responsabili di creare. Attendo con fiducia e con amore e con forza la vostra risposta. Per oggi per queste ore e questi giorni così comuni, ma anche per tutta la durata della nostra vita e lotta nonviolente. Spero fortissimamente che vi raggiunga tutti, nessuno escluso, vivi, compagne e compagni e avendo così in quest’occasione cercato di crescere insieme in forza della verità e della nonviolenza. 

Marco Pannella

Marco Pannella

 

 

 

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