L’ombra delle mafie cinesi su Parigi. La mafia asiatica prospera in Francia

Sconosciuta, ma temibile; ben consolidata, ma molto discreta. Sulla base di un’organizzazione impeccabile, reti criminali asiatiche interferiscono nella vita del Paese.

Dopo la manifestazione di un centinaio di persone avvenuta la stessa notte della morte di Shaoyao Liu, ucciso da un ufficiale di polizia della BAC (Brigata anti-criminalità), il movimento dei cittadini è cresciuto e si è organizzato. Ma secondo una nota confidenziale dei servizi segreti, venuta alla luce tramite i media, dietro a quest’ondata di proteste ci sarebbe la morsa della mafia cinese. 

Alain Rodier, direttore della ricerca presso il Centro francese per la ricerca sui servizi segreti, parla della presunta influenza delle mafie cinesi sugli eventi consecutivi alla morte di Shaoyao Liu a Parigi e del potere nascosto delle triadi asiatiche.

In via preliminare lasciatemi dire che sono sorpreso che, ancora una volta, un rapporto che dovrebbe essere riservato possa ritrovarsi in mano alla stampa. Se questo rapporto è vero, non mi sorprende“, dichiara Rodier, “Le mafie cinesi sono ben note ed estremamente potenti sia in Cina, in Estremo Oriente o all’estero. Sono organizzazioni che fanno un sacco di soldi e sono molto interessate alle comunità di espatriati. In Francia, in particolare, sono estremamente attive“.

Che gli eventi successi di recente siano più o meno orchestrati dalle Triadi, non mi sorprende. È evidente che questi movimenti di violenza sono probabilmente controllati a distanza da quelle organizzazioni che stanno cercando di riprendere in mano la comunità“. Gli eventi avendo portato alla luce ingranaggio come questo, attirano l’attenzione delle autorità che dovranno dare certamente una risposta molto più forte e forse dannosa per il clima degli affari.

La DGSI (direzione generali della sicurezza interiore) avrebbe condotto un’indagine prima di far risalire una nota riservata alle autorità statali più alte, appurando che questi raduni non avessero niente di spontaneo. Mafiosi cinesi si sono infiltrati tra la folla, guidata da un obiettivo che non ha nulla a che fare con i diritti umani. La DGSI ha individuato la presenza nelle riunioni di un cinese ben noto nell’ambiente del gioco d’azzardo illegale e dello sfruttamento della prostituzione a Aubervilliers in Seine-Saint-Denis.

Una situazione che irrita Pechino. Un parente del Partito comunista al potere in Cina e un agente segreto si sarebbero messi alla testa del movimento di protesta, che sarebbe poi sfuggito al loro controllo. Sarebbe questa impotenza di fronte alla morsa mafiosa che avrebbe portato Pechino a vilipendere la Francia, criticando la mancanza di protezione di cui soffre la comunità cinese.

Le triadi cinesi sono, allo stesso tempo, società segrete e imprese criminali legate all’Impero di Mezzo. Come l’Italia con le sue mafie e il Giappone con la yakuza, la Cina deve infatti affrontare triadi profondamente radicate nell’ambiente economico. Se il traffico di eroina e di esseri umani, la contraffazione, le frodi con carta di credito, la corruzione e lo strozzinaggio sono le aree di eccellenza delle triadi cinesi, la loro portata si estende a tutte le altre possibili attività criminali. Peggio ancora, le triadi sarebbero uno strumento per lo sviluppo economico della Cina, che ne sta beneficiando: il Paese accumula una parte significativa dei ricavi e i suoi membri criminali non mettono in discussione l’ordine costituito di Pechino.

Questo è la tesi di Alain Rodier, esposta in un suo libro che integra lo studio del professor He Bingsong, Crimine organizzato in Cina. Le triadi sono cosi chiamate per via del loro simbolo triangolare che rappresenta l’armonia tra cielo, terra e l’uomo. Questi tre elementi sono anche quelli su cui si basa la società cinese, segnata dalla cultura confuciana. La leggenda narra che un gruppo di monaci buddisti del monastero di Shaolin entrò in conflitto, intorno al 1644 contro contro gli invasori Manchu che intendevano imporre la dinastia Qing a scapito dei Ming.

Come il karate fu inventato dai contadini di Okinawa, i ribelli svilupparono in quel momento il kung-fu per combattere contro il nemico. I Qing ovviamente sradicarono i monaci, ma una società segreta – la prima triade – venne creata per continuare la lotta. In origine, le triadi non furono organizzazioni criminali, ma gruppi tattici organizzati in società segrete, con riti di iniziazione in cui vennero utilizzate simbolicamente bandiere ed emblemi triangolari.

Queste origini “patriottiche” sono gelosamente mantenute dalle triadi attuali, come sottolineato dall’ex ufficiale dell’intelligence Alain Rodier.

La criminalizzazione della triade inizia nel XIX secolo, dopo la rivolta dei Boxer (1892), quando i suoi membri si impegnano in varie attività criminali per assicurare la loro immediata sopravvivenza. Ma è soprattutto con la proclamazione della Repubblica nel 1912 che le società segrete “nere” si dedicheranno sempre più ai traffici illeciti, e alla corruzione di funzionari. Durante la guerra civile, queste “società segrete politicizzate” giurano fedeltà ai nazionalisti di Chiang Kai-shek per combattere contro i comunisti.

La vittoria di Mao nel 1949, costringe molti leader delle triadi all’esilio a Hong Kong, Macao e Taiwan, dove le società segrete hanno ancora una presenza molto forte. Vietate in Cina da parte del governo comunista, le triadi fanno il loro grande ritorno con la liberalizzazione economica iniziata negli anni ’80. Il ritorno da Hong Kong e Macao permette loro di riconquistare un punto d’appoggio in Cina, godendo della tolleranza – e anche in certi luoghi della complicità – delle autorità. Il professor He Bingsong, direttore del Centro di Ricerca Diritto penale dell’Università di Pechino, è categorico : La Cina ha vissuto una vera e propria esplosione criminale dal lancio della politica d’apertura del paese“.

Per l’ex direttore dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), l’italiano Antonio Maria Costa, “quello che colpisce sulla mappa del mondo delle rotte del traffico è che la maggior parte dei flussi illeciti vanno, e / o sono generati dalle maggiori potenze economiche. In altre parole, i principali attori commerciali in tutto il mondo sono anche i più grandi mercati al mondo di beni e servizi illeciti“. In Cina – dal 2012 la prima potenza commerciale del mondo – si verificano anche, secondo l’Organizzazione mondiale delle dogane, oltre il 70% delle contraffazioni mondiali. Il fatturato ammonterebbe a 300 miliardi di dollari in un anno.

Per quanto riguarda le triadi cinesi, finanziariamente, avrebbero un fatturato globale di 200 miliardi, ossia oltre il 40% del PIL cinese! Tuttavia, gran parte di questo denaro viene reinvestito nell’economia legale che è un modo molto apprezzabile di dumping“, osserva Alain Rodier. Un esempio tra gli altri : la potente triade di Hong Kong ‘Sun Yee On’ ( “Nuove virtù e pace”) ha contribuito alla creazione e allo sviluppo di una zona economica speciale a Shenzhen, ottenendo anche il riciclaggio di parte del suo capitale illecito, sostenendo i progetti di sviluppo desiderati da parte delle autorità locali cinesi.

L’idea centrale che presiede a Pechino è di utilizzare tutta l’energia per partecipare al boom economico del paese. Le Triadi non sono più percepite come una minaccia ma come una risorsa, essendo l’economia criminale mescolata a quella legale“, analizza Alain Rodier. In questo caso, il calcolo di Pechino sarebbe comunque rischioso: la corruzione agisce come un cancro sul corpo sociale. Aumenta la disuguaglianza e il senso di ingiustizia in una società che cambia, specialmente quando il fenomeno ha raggiunto dimensioni enormi. Nel solo decennio 2000-2010, 1345 entità mafiose sono state smantellate dalla Pubblica Sicurezza, “totale che non comprende quelle che sono state neutralizzate o di quelle colpite da specifiche campagne antimafia nel periodo maggio 2003-gennaio 2006“, aggiunge Bingsong, stimando quindi a più di 2.000 il numero di organizzazioni criminali distrutte in 10 anni!

Dimostrazioni di lotta contro la criminalità organizzata in alcune aree appaiono spesso come regolamenti di conti tra fazioni rivali del partito, permettendo sottili purghe interne.

La Cina si è dotata a partire dalla metà degli anni 90 di un arsenale giuridico e di differenti strategie contro la criminalità organizzata. Ma anche se il paese decide di impegnarsi realmente nella lotta, lo Stato soffre di una struttura di polizia debole per guidarla con successo. La Cina è uno dei paesi con le forze di polizia più ridotte al mondo, con 1,4 milioni agenti di polizia per 1,4 miliardi di persone.

Bingsong rivela altri motivi : la mancanza di consapevolezza della gravità della criminalità organizzata, ma soprattutto il fatto che bande criminali infiltrano o corrompono il governo e il partito, la polizia e la giustizia: “La corruzione protegge la criminalità”.

Al di là della Cina continentale, le triadi si sono diffuse nelle vaste diaspore in tutte le Chinatown del mondo. Il fenomeno non è nuovo. Già nel XIX secolo, immigrati cinesi si trasferirono negli Stati Uniti riuniti nella Chee Kung Tong, un’organizzazione segreta sia di assistenza reciproca sia di traffici illegali. « Le triadi contemporanee traggono vantaggio dalle grandi diaspore impiantate all’estero tra cui si muovono senza incontrare particolari problemi, in quanto la tradizione ancestrale di discrezionalità o di segretezza è particolarmente forte”, dice Alain Rodier. La tendenza a una forma di “isolazionismo” di queste comunità è davvero una risorsa per l’occultamento di attività criminali. Le due principali triadi – 14K e Sun Yee On – sono attive in ​​Europa, Stati Uniti, Giappone, Filippine e Russia.

La minaccia delle triadi è spesso più insidiosa di quella di altre organizzazioni criminali importanti. A differenza delle mafie italiane e russe, o le bande turche e albanesi, queste società segrete si comportano all’estero come in Cina con il minimo ricorso alla violenza. Come tutte le organizzazioni criminali transnazionali, le triadi cinesi hanno da tempo capito i benefici che potrebbero derivare dalla globalizzazione e l’offuscamento dei confini. Soprattutto traggono beneficio del sostegno lassista o informale da parte dei leader della seconda economia più grande, che appare anche come una delle più corrotte. Una realtà che illumina crudamente “il lato oscuro della globalizzazione”.

L’Indro,13 aprile 2017

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