Lo spettacolo della cerimonia iniziale dell’Expo di Shanghai

Canti, danze, giochi di luce, fuochi d’artificio, immagini high-tech per la più costosa Expo della storia. Ma il popolo e i migranti rimangono fuori “per non rovinare l’immagine”. Un’ecologia solo virtuale: la Cina rimane uno dei Paesi più inquinati al mondo.

“Vincerò! Vincerò!”: le note della famosa romanza tratta dalla Turandot di Giacomo Puccini sono risuonate alla pomposa cerimonia che ha dato il via stasera al World Expo di Shanghai. Cantata da Andrea Boccelli allo spettacolo nel parco dell’esposizione, è stata poi ripresa anche in uno dei temi della fantasmagorica performance sul fiume Huangpu, piena di luci, colori, suoni e inesauribili zampilli di fuochi d’artificio.

“Vincerò!”  esprime tutto l’orgoglio cinese nel presentare al mondo e a se stessi un’esposizione mondiale che i giornali locali definiscono “una pagina nuova nella storia del progresso dell’umanità”, “un appuntamento che la Cina attendeva da 159 anni”.

La precisione tecnica dei balletti, le soluzioni video e dei raggi laser dicono a tutti l’alta perfezione a cui è giunta la Cina, che si mostra in tutto il suo agguerrito splendore, mentre il mondo è indolenzito e handicappato da una crisi mondiale.

Eppure c’è qualcosa che non convince. Lo spettacolo iniziale è leggermente inferiore al valore artistico della cerimonia alle Olimpiadi di Pechino del 2008, ma in maniera uguale a quella, sembra escludere il popolo cinese. Alla cerimonia hanno partecipato i leader mondiali, il presidente Hu Jintao, il vicepremier Wang Qishan, ma il resto dei cinesi presenti erano solo le comparse sul palcoscenico.

La gente di Shanghai e della Cina è stata invitata a non andare alla cerimonia per non intralciare lo spettacolo; i migranti che hanno costruito per anni il superbo skyline della metropoli e i padiglioni dell’Expo sono stati obbligati a stare fuori della città perché potrebbero “offendere l’immagine della Cina”.

L’impressione che sia tutto una vendita di immagine all’interno e all’estero è accresciuta dal potente uso delle icone virtuali, avvincenti, ma solo in apparenza: alberi virtuali, fuoco virtuale, bandiere virtuali; virtuale anche la retorica dei canti “all’unione dell’umanità” e degli abbracci fra bambini cinesi e bambini tibetani, mentre nel mondo crescono le tensioni commerciali e ideologiche fra Pechino e il resto del mondo e nel Tibet si vive vicino alla legge marziale.

Va detto però che, a differenza di quanto avvenuto ai Giochi di Pechino, questa volta i bambini tibetani erano “veri”, non cinesi han camuffati da tibetani.

Un altro capitolo della retorica è quella legata all’ecologia. Il tema di questa Expo è “Una città migliore, una vita migliore” e vuole sottolineare e suggerire le possibili soluzioni a una vita rispettosa della natura, in armonia fra l’uomo e il cosmo.

Le cerimonie all’interno e sul fiume hanno esaltato le acque e i cieli limpidi, il verde delle piante, ma – come già detto – le piante erano “virtuali” e le acque e i cieli della Cina sono ancora al primo posto al mondo per inquinamento. Gli abitanti di Shanghai sono perfino preoccupati di come si potrà smaltire i rifiuti di tutti i padiglioni quando l’Expo finirà e tutto dovrà essere smontato e distrutto.

“Vincerò!” dunque è sì un’affermazione calzante, ma anche questa è solo virtuale.

Fonte: Asianews, 30 aprile 2010

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