Lo scandalo delle pillole abortive cinesi ‘Baby kaput’

Pericolosissimi per la salute della donna, questi prodotti medici provenienti da Pechino hanno indotto le istituzioni russe ad affrontare con forza il problema delle gravidanze indesiderate.

Lo scandalo delle pillole abortive cinesi in Russia costringe il senato ad agire, ma il risultato potrebbe essere tutt’altro che incoraggiante.

Tutto è iniziato qualche mese fa, quando sul mercato sono apparse le ‘Baby kaput’, prodotti medici provenienti da Pechino, di bassa qualità ed estremamente pericolosi per la salute delle donne che ad esse ricorrevano per abortire in autonomia. In seguito si sono diffusi anche altri farmaci, con nomi diversi, ma destinati allo stesso scopo e con simile pericolosità. Le conseguenze hanno fatto rumore anche per il moltiplicarsi di emorragie e complicanze: molte le ragazze portate d’urgenza in strutture ospedaliere in seguito all’ingerimento della pillola del giorno dopo.

In una Russia sempre più conservatrice e attaccata a quelli che i suoi politici definiscono “valori tradizionali”, il caso delle pillole abortive ha fatto parlare e un gruppo di senatori russi, tra cui Elena Mizulina nota per la legge “contro la propaganda gay”, si sono occupati del caso.

Ora la proposta di prendere in considerazione gli emendamenti alla legge federale sulla circolazione dei medicinali e quella di vietare la vendita al dettaglio di farmaci come la pillola abortiva è stata presentata alla Duma di Stato, la camera bassa del parlamento russo.

Nella relazione introduttiva al disegno di legge i senatori sottolineano che “l’aborto è il principale metodo di controllo delle nascite in Russia” e uno dei metodi più moderni e meno traumatici, e la conclusione è stata che i farmaci come il mifepristone vengano destinati esclusivamente a istituzioni mediche di ostetricia e ginecologia.

Mizulina in precedenza aveva sostenuto che tali farmaci “sono veleni, pericolosi per la salute della donna che rischia l’infertilità” e, come riporta il giornale online Gazeta.ru, proponeva anche di sottoporre la donna all’auscultazione del battito cardiaco “al fine di scoraggiare le donne dal desiderio di sbarazzarsi del bambino”, il tutto mentre ancora oggi in Russia si parla poco di sesso sicuro e l’uso del profilattico è poco reclamizzato.

Intanto i dati sull’aborto in Russia ci sono, ma discordanti. Persino nel testo della proposta si legge che mentre in tutta la Federazione Russa per il periodo 2006-2012 il numero di aborti è diminuito del 30%, secondo le stime degli esperti, il numero reale raggiunge 5-8 milioni l’anno “perché le statistiche ufficiali non includono aborti effettuati in strutture sanitarie private”.

Secondo il Ministero della Salute russo, il numero di aborti medici è in aumento. Nel 2013 rispetto al 2012, la crescita si attesta al 25,6% e secondo la Duma di Stato, nel periodo 2009-2012 il numero di aborti chimici in Russia è cresciuto del 34%.

In realtà gli ultimi casi in questione sono quelli in cui gli effetti negativi dell’uso del farmaco hanno costretto la donna a rivolgersi a una struttura medica e, appunto, sarebbero le pillole abortive prodotte in Cina ad aver causato una serie di casi tragici, con forti emorragie e complicanze gravi.

Queste pillole, tuttavia, sono vendute su Internet, non nelle farmacie, e quindi a cosa serviranno gli emendamenti a cui il senato russo sta lavorando per ora non è affatto chiaro.

TODAY,28/01/2016

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