‘Liu Xiaobo dovrebbe essere un uomo libero’: Ai Weiwei si unisce alle richieste di rilascio del dissidente in fin di vita

L’artista: la Cina deve liberare il prigioniero dopo che i medici stranieri hanno dato il via libera per il suo viaggio, poiché ‘tutto questo verrà ricordato da tutto il mondo’. L’artista cinese Ai Weiwei ha aggiunto la sua voce alle crescenti richieste alla Cina per il rilascio del più famoso prigioniero politico, il Nobel per la pace Liu Xiaobo, criticamente malato.
Parlando per la prima volta della situazione dell’amico di lunga data, cui è stato recentemente diagnosticato un cancro al fegato in fase avanzata mentre scontava una pena di undici anni, Ai ha invitato Pechino a liberare immediatamente Liu, in prigione dal 2009 per il suo ruolo nel manifesto pro-democrazia Carta 08.

“Credo che il governo debba rilasciarlo. Questo è un errore storico”, ha detto al Guardian da Berlino, dove ora vive.

“Il governo deve solo rilasciarlo e creare un precedente migliore – Perché questo sarà ricordato da tutto il mondo… quello che stanno facendo”.

“[Devono] ammettere che questo è stato un terribile errore… sacrificare le persone migliori di questa nazione – le migliori menti di questa nazione – e di metterle in tale orribili situazioni. Questo è ciò che continuano a fare, ed è inaccettabile”.

Ai Weiwei parla di come il presidente cinese Xi Jinping sia sotto forte pressione per il rilascio di Liu, che i medici hanno diagnosticato prossimo alla morte, e permettergli di lasciare il paese per le cure mediche.

Pechino ha finora respinto le richieste provenienti da paesi, tra cui Stati Uniti, per l’attivista sessantunenne d’essere autorizzato a viaggiare all’estero, accusandoli di ingerenza negli affari interni.

I medici cinesi dell’ospedale in cui Liu sta ricevendo le cure mediche da quando ha ricevuto la libertà condizionale alcune settimane fa, hanno dichiarato che sta troppo male per essere spostato. Tuttavia, queste affermazioni sono state contraddette domenica da due specialisti stranieri, che sono stati autorizzati a visitare Liu in ospedale, dove è sotto la sorveglianza della polizia.

L’annuncio ha scatenato un’immediata levata di scudi: amici, sostenitori e attivisti hanno chiesto il pieno rilascio di Liu.

“Mentre un certo grado di rischio esiste sempre nel movimento di ogni paziente, entrambi i medici credono che Liu possa essere tranquillamente trasportato con un’adeguata terapia di evacuazione medica e sostegno”, han detto in una dichiarazione sia il medico tedesco sia lo statunitense, aggiungendo che i loro ospedali erano pronti a offrire a Liu “la migliore assistenza possibile”.

Jared Genser, avvocato statunitense che agisce per Liu, ha dichiarato che se Xi rifiuta di permettere al dissidente di cercare cure mediche all’estero, sarà visto come un volontario atto di accorciamento della breve vita di un uomo.

“La mia opinione è che se Xi non lo farà, la Cina si metterà pubblicamente in una posizione di straordinaria insensibilità e debolezza”, ha detto al Guardian Genser, che è conosciuto per il suo lavoro con i prigionieri di coscienza, compresa Aung San Suu Kyi.

“La Cina può esibire al mondo la propria forza e sicurezza della propria autorità non mostrandosi impauriti da un uomo che ha più volte avuto il coraggio di opporsi al sistema del partito unico”, ha aggiunto.

“Spero e prego che avremo successo. Non abbiamo molto tempo, chiaramente, quindi sarà una battaglia molto impegnativa. Ma spero che il presidente Xi vedrà che è nell’interesse della Cina di non passare non solo come chi vuole far tacere un uomo, ma anche come chi vuole volontariamente e intenzionalmente accorciarne la vita”.

In una dichiarazione, un gruppo di sostenitori cinesi ha scritto che il comunicato dei medici ‘confuta definitivamente la propaganda ufficiale che dice che non è sicuro per Liu Xiaobo essere trasportato all’estero’.

“La vita di Liu Xiaobo è ora in grave pericolo… Ogni ritardo e ostruzione non sono diversi da un omicidio premeditato”, prosegue.

Anche Amnesty International ha fatto appello a Xi per il rilascio di Liu. “C’è solo una persona in Cina che ha l’autorità di pronunciarsi sulla sorte di Liu Xiaobo, ed è Xi Jinping,” ha detto Nicholas Bequelin, direttore dell’area asiatica orientale di Amnesty International.

Ai, che conosce Liu dal 1980, ha detto che il suo amico, che Pechino sostiene cercasse di rovesciare il Partito Comunista, fu ingiustamente imprigionato e ora merita il diritto di decidere dove spendere i suoi ultimi giorni.

“Deve assolutamente essere un uomo libero e un uomo libero deve avere la possibilità di prendere da sé tutte le decisioni” ha proseguito.

“Non doveva essere condannato. Dovrebbe essere completamente libero, rilasciato senza alcuna condizione. Egli deve essere un uomo libero, esercitare il libero giudizio su dove alloggiare e dove ricevere le cure mediche, e con chi passare il tempo”.

Ai ha anche attaccato ciò che egli descrive come l’ipocrisia dei governi occidentali, che accusa di fingere preoccupazione per gli attivisti come Liu, ma che non alzano la voce per paura di danneggiare i legami economici con Pechino. “Per me, è disgustoso. Per qualsiasi cinese [che] guarda alla questione – voglio dire, Dio mio, solo per i soldi”.

“Ci sono così tante persone, avvocati, difensori dei diritti umani o attivisti in carcere, e molti di loro in detenzione segreta, senza processo per anni – e sono stati tutti maltrattati”, ha detto Ai.

L’artista accusa i politici occidentali di preoccuparsi soltanto di fare affari lucrosi con i governanti autoritari della Cina.

“Ciascuno di quegli affari sacrifica qualcuno come Xiaobo. Quindi non fingete, quando Liu Xiaobo sta morendo, o Liu Xiaobo [è in] circostanze difficili, non fingete, nessuno è innocente”.

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus


Fonte: The Guardian, 9 luglio 2017

English article: The Guardian, ‘Liu Xiaobo should be a free man’: Ai Weiwei joins calls to release dying dissident

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