Liberata petroliera russa sequestrata dai pirati somali

Una nave da guerra russa ha liberato una petroliera russa, sequestrata dai pirati somali al largo delle coste dello Yemen e a circa 800 chilometri dalla Somalia. La nave trasporta petrolio acquistato dalla cinese Unipec in Somalia per un valore di 52 milioni di dollari (circa 40 milioni di euro) diretto al porto cinese di Ningbo e aveva 23 uomini di equipaggio.
I militari russi hanno ucciso uno dei pirati e ne hanno arrestati altri 10.

La petroliera, della flotta della Novorossiyk Shipping Company, ha una stazza di 106.474 tonnellate e trasporta 86mila tonnellate di petrolio.

Il comandante John Harbour, portavoce dell’Unione navale europea, ha spiegato che i pirati hanno attaccato all’alba, con un motoscafo veloce che si è staccato dalla nave-madre e con armi automatiche. La nave è riuscita a evitarli per diverse ore, mentre chiedeva aiuto. Ma alla fine i pirati sono riusciti ad abbordarla. Pare che non ci siano feriti. Prima che le comunicazioni si interrompessero, la nave è riuscita a far giungere una richiesta di aiuto alla nave da guerra antisommergibili russa Marshal Shaposhnikov.

I pirati somali sono un problema internazionale lungo le rotte commerciali tra Europa, Africa e Asia. Abbordano e sequestrano navi da carico e guadagnano decine di milioni di euro di riscatti. Per evitarli, le petroliere e le navi da carico che attraversano l’Oceano Indiano si spingono lontano dalla costa, verso oriente. Alcune compagnie preferiscono persino tornare alle vecchie rotte che circumnavigano l’Africa, per evitare il Canale di Suez e il Golfo di Aden, infestato dai pirati, attraverso cui transita circa il 7% della produzione mondiale di petrolio.

Parecchi Paesi hanno mandato navi da guerra a presidiare la zona, nel tentativo di mantenere corridoi sicuri. Ma è difficile intercettare i pirati, anche perché loro avvistano le prede da lontano, non si avvicinano se nelle vicinanze ci sono navi da guerra, altrimenti abbordano le pesanti navi commerciali con piccoli motoscafi veloci e uomini dotati di armi automatiche, che salgono a bordo e prendono possesso della nave.

Ogni tanto si ottiene qualche successo, come a febbraio quando forze speciali danesi sono intervenute dopo che i pirati avevano abbordato la nave Ariella e sono riusciti a catturarli, mentre l’equipaggio si era chiuso dentro in una camera di sicurezza.

Stime ufficiali parlano di oltre 300 ostaggi in mano ai pirati, catturati nei mari a oriente dell’Africa negli ultimi mesi.

Fonte: Asianews, 6 maggio 2010

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