Li Yuo, donna-boss dell’import export, ha spedito in Cina 650 volte quanto ha dichiarato

Sequestrate della Finanza due ditte tessili gestite da donne cinesi, una ha dichiarato meno di 29mila euro mentre in patria ha inviato quasi due milioni. Sigilli a quattro immobili e otto auto di grossa cilindrata.

PRATO. Se fossero vere le cifre indicate nelle loro dichiarazioni dei redditi degli ultimi dieci anni, due imprenditori cinesi di 38 e 41 anni, residenti a Prato, avrebbero impiegato più di un secolo a mettere insieme il malloppo che, secondo la guardia di finanza, hanno spedito in Cina dal 2008 al 2010: un milione di euro a testa, oltre all’acquisto di quattro immobili e otto auto di grossa cilindrata. Per questo i finanzieri del Gico del Nucleo di polizia tributaria di Firenze hanno eseguito oggi, 3 dicembre, due provvedimenti di sequestro di aziende  e beni per un valore complessivo di un milione di euro.

Il provvedimento, spiega una nota della Finanza, è stato preso “per sproporzione” in applicazione della misura di prevenzione patrimoniale emessa (ai sensi della normativa antimafia) dal Tribunale di Prato su proposta del giudice Tommaso Coletta della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Firenze. Sono stati sottoposti a sequestro due aziende tessili, quattro immobili a Prato e otto auto di grossa cilindrata per un valore complessivo di circa un milione di euro, dunque solo una parte di quello che si ritiene i due abbiano guadagnato ed evaso.

L’intervento si inserisce nel filone delle indagini che hanno portato alle operazioni “Cian Ba”, “Cian Liu” e “Cian Ba 2012” in cui le Fiamme Gialle fiorentine scoprirono un sodalizio criminale che, tra il 2006 ed il 2010, provvedeva ad inviare nella Repubblica Popolare Cinese ingenti capitali aggirando la normativa. In particolare, il denaro contante trasferito, era frazionato in tantissime tranche a tal punto che l’importo delle singole transazioni risultava al di sotto della soglia limite prevista dalla legge stabilita in 1.999 euro.

Gli intestatari delle operazioni finanziarie, inoltre, sono risultati essere persone fittizie oppure semplici prestanome. Le indagini per identificare i reali mittenti del denaro, spiega ancora la Finanza, hanno portato, tra gli altri, all’individuazione dei due imprenditori cinesi. Questi, nel corso degli ultimi 10 anni, hanno presentato dichiarazioni dei redditi mai superiori ai 10.000 euro e, tuttavia, tra il 2008 e il 2010, non solo avevano trasferito in Cina, avvalendosi del meccanismo di money transfer, denaro per un ammontare complessivo di oltre 2 milioni di euro ma, nel contempo, avevano acquistato immobili e auto di lusso, quelle sequestrate dalla Finanza.

In particolare, i sequestri hanno riguardato l’imprenditrice Li Yu, 38 anni, socia della H.Z.L. import export. Secondo quanto accertato dalla guardia di finanza, il suo nucleo familiare nel 2009 avrebbe dichiarato redditi per 28.996 euro e nello stesso periodo ha spedito in Cina quasi due milioni di euro, cioè 650 volte quanto dichiarato. L’inchiesta Cian Liu aveva accertato che spesso il denaro inviato a Wenzhou tramite prestanome è servito a pagare partite di tessuti. Ciò non significa che non sia stata compiuta una colossale evasione fiscale.

Per questo il Tribunale ha disposto il sequestro di due immobili in via Ardengo Soffici, una Mercedes, un’Audi, una Bmw, tre Fiat e le quote sociali della ditta H.Z.L. L’altra imprenditrice colpita dai provvedimenti di sequestro è Zhu Baoyan, titolare della Stamperia Europa. Nel triennio 2008-2010 ha dichiarato un reddito familiare inferiore ai 20.000 euro e ne ha spediti in Cina 225.000. “Appare evidente che la stessa ha vissuto e speso soldi sottratti al fisco” scrive il giudice nel provvedimento di sequestro. A Zhu Baoyan sono state sequestrate le quote della Stamperia Europa, una Mercedes, una moto Honda e un immobile in via delle Segherie.


Il Tirreno, 

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