Li Peng, “macellaio di Tiananmen” era “pronto a morire” contro il caos degli studenti

i Peng, primo ministro cinese nel 1989, era “pronto a morire pur di impedire le manifestazioni di piazza Tiananmen, un movimento paragonabile alla Rivoluzione culturale”. La rivelazione viene dai diari dello stesso Li, il “macellaio di Tiananmen”, uomo forte di Deng Xiaoping e capo dell’ala intransigente del Partito durante le proteste di piazza.

I diari sono nelle mani dell’editore Kelvin Bao Pu. Questi è il figlio di Bao Tong, segretario personale e amico del defunto Zhao Ziyang, segretario comunista nel 1989 che cercò di impedire il massacro. Intitolato “Il Momento critico” e sottotitolato “I diari di Li Peng”, il libro dovrebbe uscire a Hong Kong il prossimo 22 giugno. Secondo l’editore, il testo era finito già nel 2004: Li Peng avrebbe permesso la pubblicazione in occasione del 15esimo anniversario della strage “per fornire anche la sua versione dei fatti”. Li è considerato l’ideatore e l’autore del massacro.

Secondo il manoscritto, invece, Li avrebbe sostenuto la repressione violenta del movimento studentesco del 1989 “perché era sfuggito di mano, e rischiava di ripetere gli orrori della Rivoluzione Culturale”. Per il quotidiano South China Morning Post, che ha ottenuto una copia del manoscritto, ora gli editori attenderanno un mese per stabilire l’autenticità del testo.

Li Peng, che oggi ha 81 anni e si ritiene non goda di buona salute, descrive anche il dibattito all’interno della dirigenza del Partito comunista cinese a partire dall’inizio delle manifestazioni studentesche, nell’aprile del 1989, e sottolinea che la decisione di imporre la legge marziale e far intervenire l’ esercito per sgombrare piazza Tiananmen occupata dagli studenti fu presa direttamente da Deng Xiaoping.

Proprio la figura di Li Peng è stata messa sotto accusa dalle “Madri di Tiananmen” – il gruppo che riunisce i parenti delle vittime del 4 giugno – nella loro lettera annuale al governo e al mondo. Secondo le “Madri”, non è possibile che “nessuno abbia mai chiesto conto all’allora premier per l’accaduto. È forse al di sopra della legge?”.

Tuttavia, qualcosa sembra cambiare: nonostante la feroce censura che Pechino attua sull’argomento Tiananmen, due giorni fa è apparsa sul Southern Metropolitan Daily di Guangzhou una vignetta che rappresentava un ragazzo intento a disegnare l’avanzata di alcuni carri armati contro una figura solitaria. Evidente il riferimento al “ragazzo con il sacchetto”, l’anonimo che fermò per alcuni minuti i cingolati del governo mandati in piazza contro i manifestanti.

Fonte: Asianews, 4 giugno 2010

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