L’ex autista che guiderà il Paese di Suu Kyi

Finalmente Aung San Suu Kyi ha annunciato chi sarà, al suo posto ma “sotto” di lei, il prossimo presidente del Myanmar o Birmania. Si chiama Htin Kyaw, 69 anni, suo ex compagno di scuola ed ex autista, laureato in economia, capo di una Fondazione della Lady e attualmente consigliere stretto.

Il futuro nuovo presidente birmano Htin Kyaw con Aung San Suu Kyi sul cancello della sua casa durante la prigionia

Anche i suoi parlamentari erano stati tenuti all’oscuro nella delicata transizione politica delle ultime settimane.”Questo è un passo importante nell’attuazione dei desideri e delle aspettative degli elettori che hanno sostenuto con entusiasmo l’NLD”, ha detto la leader della Lega nazionale per la democrazia in un comunicato pubblicato sul suo sito web di partito.

Poiché la scelta è ben più seria e riguarda degli esseri umani, mi permetto solo di ricordare come una battuta l’importanza delle “cavalcature” e degli autisti per i grandi leader della storia come Alessandro Magno, Gengis Khan, Giulio Cesare, Napoleone, Garibaldi… Se ci permettiamo il raffronto solo simbolico con cavalli e cavalieri, è perché Aung San Suu Kyi aveva già annunciato da tempo che – qualunque fosse stata la sua scelta basata sulla larga maggioranza ottenuta in Parlamento – lei sarebbe stata “above the president”, al di sopra del presidente. Infatti la Lady non puo’ assumere cariche istituzionali personalmente, visto che la Costituzione scritta dai generali prima di cedere parte dei poteri lo vieta esplicitamente quando i candidati sono sposati con degli stranieri.

Ora, con un presidente di totale fiducia personale, al quale affidava la sua vita durante i lunghi e spesso pericolosi spostamenti nelle dissestate strade birmane, Aung San Suu Kyi si assume il ruolo che era già stato – in India – di Sonia Gandhi, che nomino’ Manmohan Singh al suo posto e poi lo ha controllato per dieci anni. Se l’uomo scelto dall’italiana oggi leader del Congresso era un economista di fama, anche il prescelto per lo stesso ruolo in Birmania ha gli stessi requisiti. Anche se non è mai stato – come Singh – consulente della Banca mondiale e altri organismi tecnici, ha lavorato negli anni ’70 e 80 come consulente dei ministri degli Esteri e dell’Industria. Inoltre è un poeta, figlio di un altro celebre poeta e scrittore, nonché genero di uno dei fondatori dell’Nld. La speranza è che insieme alla Lady abbia acquisito negli anni una conoscenza della situazione economica birmana tale da poter decidere scelte importanti che coinvolgono anche i Paesi leader del mondo, e di avere al suo fianco consiglieri esperti dediti a realizzare i sogni di tanta gente che li ha votati, e dei tanti birmani e membri delle etnie di minoranza che sono stati in carcere spesso subendo torture atroci per arrivare a questi giorni.

Per questo colgo l’occasione per ricordare una vicenda troppo dimenticata anche in questi tempi di giubilo per la democrazia birmana. Proprio oggi si tiene l’ennesima udienza del processo contro l’ex leader della rivoluzione di Zafferano ed ex monaco U Gambira, accusato di immigrazione “illegale” nel suo proprio Paese e tenuto in cella a Mandalay dal 19 gennaio nonostante le sue delicate condizioni psichiche dopo anni di torture.

gambira freeSarebbe bello se Aung San Suu Kyi potesse celebrare la sua scelta del presidente con un intervento diretto in favore di Gambira. Purtroppo sappiamo che la Lady, pur se “sopra il presidente”, è ancora sotto i generali, che controlleranno anche nel suo Gabinetto di ministri dell’Nld i dicasteri degli Interni, della Difesa e delle Frontiere. Sono tutti professionisti specializzati in eseguire gli ordini del Comandante generale dell’esercito, e nessuno ha mai guidato l’auto se non per qualche gita domenicale in famiglia. Ma una bella scrollata al loro sistema di polizia attraverso un esempio di solidarietà verso un ex compagno della sua stessa lotta, potrebbe dare alla Lady la certezza di portare il Paese sulla traiettoria giusta. Con un autista fidato, sarà di certo più facile, anche se bisognerà dirgli dover andare, Tutti sperano che Aung San Suu Kyi lo sappia.

Raimondo Bultrini,Repubblica.it,10/03/2016

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